Suzdal
Che emozione la visita a Suzdal! Sapevo che e’ una delle citta’ piu’ antiche della Russia, e’ un importante centro religioso, e’ dove si svolge un famoso concerto di campane, e’ anche dove il Presidente Putin si reca in occasione delle festivita’ (Capodanno, Pasqua) per riposare e stare un po’ in pace. Nelle sue vicinanze c’e’ un interessante Museo all’aperto dell’arte e dell’artigianato del legno (con riproduzioni di mulini a vento a grandezza normale e di un palazzotto nobiliare) e una Chiesa che, si dice, e’ servita da modello per il Cremlino di Mosca.
Alla vista si dimostra proprio come una vecchia citta’ russa: case basse, in legno, vie regolari e un po’ tetre, l’impressione di abbandono e trasandatezza. Ma la citta’ e’ dominata dal complesso monastico, ben conservato, diventato ormai centro di attrazione turistica (era un sabato qualsiasi durante l’anno, ma abbiamo incontrato dei turisti italiani, dalla Toscana!). La visita e’ molto interessante, ma la vera sorpresa e’ stato scoprire che, durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale e, quindi, in epoca Comunista, alcune ali del monastero erano state adibite a prigione e che proprio qui erano stati deportati dei prigionieri italiani. Oggi di tutto questo e’ stato fatto un Museo. E’ stato con viva emozione, quindi, che abbiamo guardato le foto, letto le note e i diari scritti di loro pugno dai nostri prigionieri, scoprendo che c’era molta gratitudine verso i carcerieri russi, per la loro umanita’ e caritatevolezza. C’e’ anche la foto recentissima di un gruppo di reduci che sono voluti tornare lassu’ per rivedere i luoghi e le persone e testimoniare la loro riconoscenza. Mario Rigoni Stern aveva proprio ragione, quindi.





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