Il potere ai lavoratori? Mmmm……
Dice che i lavoratori russi non sanno cosa significhi lavorare veramente. Visto che, durante il Comunismo, vigeva la prassi “io fingo di lavorare e tu fingi di pagarmi” (come diceva un giornalista italiano esperto di Russia), ancora oggi non sopportano la disciplina, l’orario, l’impegno costante e continuo, la gerarchia. E’ tipico vedere gli uomini (gli operai, i tecnici, ma anche gli impiegati) ubriachi, le donne che mangiano o bevono the a qualsiasi ora, feste e brindisi in ufficio per qualsiasi pretesto (tanto che lui, nella sua azienda, ha stabilito regole ferree come: non si mangia o beve niente in ufficio; durante la pausa per il pranzo e’ obbigatorio lasciare l’ufficio; la pausa caffe’ o the ha il suo orario preciso e dura 10 minuti e non di piu’). L’orario proprio non si riesce a farlo rispettare, senza considerare che c’e’ una specie di autoriduzione della settimana lavorativa (nel senso che il venerdi pomeriggio presto gli uffici si svuotano - d’estate perche’ tutti vanno in dacia, ma in inverno?), che i giorni di festa in Russia non sono pochi (con la simpatica trovata che quando una festivita’ cade in Sabato o Domenica, non si perde ma si recupera il lunedi), e che le richieste di permessi fioccano (sono abbastanza giustificate, certo, ma non si fa niente per limitarle). Ci sono anche aspetti folkloristici come, nelle grandi aziende, la persona (donna, in genere) che in pratica passa tutto il suo tempo a raccogliere fondi dai colleghi per regali e regalini di compleanno, pensionamento, etc., o le ore dedicate, nell’orario di lavoro, alla cura di se’ (trucco, manicure, etc.) o alla vendita di un po’ di tutto (cosmetici, herbalife, cuccioli e gattini, libri – per alcuni e’ un arrotondamento importante - memorabile e’ la rappresentazione di questi aspetti fatta in un film russo molto famoso).
I lavoratori degli uffici pubblici, si sentono ancora (abbastanza) protetti (ma un po’ le cose stanno cambiando) e abusano del loro stato di “pubblici ufficiali”: i cittadini che si rivolgono a loro sono in grande soggezione (e spesso – sempre per certe situazioni – allungano la bustarella) . I commessi/le commesse dei negozi mi dicono che sono molto migliorati (ma com’erano allora una volta??), se lavorano nei negozi pubblici sono indisponenti e menefreghisti, se lavorano in quelli privati si adagiano e vivacchiano (tanto che, come mi diceva una russa titolare di un negozio di scarpe – guarda caso tutte italiane… - spesso si offrono loro percentuali calcolate sulle vendite fatte, ma che, incredibile! in molti casi non producono alcun risultato e non smuovono le commesse dalla loro apatia).
Qualcosa di meglio si trova nelle attivita’ imprenditoriali avviate da giovani russi, c’e’ impegno, c’e’ abbastanza motivazione. Il problema e’ che in Russia c’e’ una carenza enorme nella cultura del lavoro e nella gestione del lavoro. Programmare, organizzare, sono parole che piacciono poco, si vive alla giornata. I datori di lavoro ne risentono e si lamentano (ma d’altra parte qual e’ quel datore di lavoro che mette in regola il dipendente?), i lavoratori dipendenti si lamentano anche loro, ma spesso hanno comportamenti quasi infantili: abbandonano il lavoro per un rimprovero, si licenziano oggi e da domani non si vedono piu’ (a volte neanche per ritirare lo stipendio residuo), rubacchiano la benzina o qualche pezzo di ricambio dalla macchina aziendale, etc.
Per un italiano e’ molto difficile adattarsi a questo modo di fare, so di italiani che non hanno resistito e sono andati via, e mi raccontavano che proprio non sopportavano (quasi fisicamente) la rilassatezza, la trasandatezza e, a volte, l’irresponsabilita’ tipiche degli ambienti di lavoro russi (“ va bene non tirarsi tutto il giorno il collo, ma lavorare sempre 3-4 ore su 8 mi faceva impazzire di noia!” ricordo che mi diceva uno; “vedevo le richieste di assistenza urgente dei clienti e friggevo vedendo tutto il tempo che si perdeva, in piccolezze, prima di partire” diceva un altro).
Elogio della babuscka
L’altra sera stavo tornando da Mosca con uno degli ultimi treni, era quasi mezzanotte. Ad un certo punto un uomo (seduto due sedili piu’ in la’ del mio) si e’ messo a litigare con un gruppo di giovani reo, secondo lui, di fare troppo rumore. I giovani, erano in sei, l’hanno mandato a quel paese; allora l’uomo (ubriaco, succede spesso in Russia) ha tolto dalla borsa che portava un bel coltellaccio e ha iniziato a minacciare i giovani avvicinandosi. Io sono rimasto impietrito. La situazione stava facendosi critica, i giovani ora erano spaventati, il vagone era abbastanza affollato ma nessuno muoveva un dito, finche’ al farsi sempre piu’ minaccioso dell’uomo, diverse donne, anziane o di mezza eta’, si sono alzate dal loro posto e si sono frapposte fra i giovani e l’uomo apostrofando pesantemente quest’ultimo (quasi come se fosse un bambino disubbidiente). L’uomo, a questo punto, ha desistito, ha bofonchiato qualcosa e poi se ne e’ andato in un altro vagone.
Le “babuscke” (letteralmente = le nonne) sono la spina dorsale e l’anima della Russia, ne difendono e tramandano i valori e le tradizioni (durante il Comunismo, ad esempio, hanno mantenuto, per quel che potevano, accesa la fiammella della religione, spesso battezzando, clandestinamente, figli e nipoti), e sono anche un importante ammortizzatore sociale (a chi potrebbero affidare altrimenti i loro figli le mamme russe, visto che quasi tutte lavorano e che spesso, date le distanze, stanno fuori casa per tutta la giornata – e considerate la fragilita’ della famiglia russa e la mancanza di servizi sociali?). Non si puo’ immaginare la capacita’ di sacrificio di queste donne, eppure la loro umanita’ e generosita’ e’ fuori del comune. Io, italiano che non parla la loro lingua, sono stato accettato subito con calore da tutte le nonne, quando vado a casa loro mi fanno da mangiare le cose che sanno piacermi di piu’ e mi obbligano a finire tutto (perche’ sono magro); con una, addirittura, facciamo sempre dei gran discorsi, lei mi porta in giro per il giardino/orto e me lo descrive e mi spiega, lei parla in russo e io in italiano, ma ci capiamo.
Risposta a Giuseppe (l'amore vincera'?)
C'e' una mail molto toccante che e' stata postata come commento a uno scritto di questo sito (si puo’ leggere andando negli archivi 1/04/2004 - 30/04/2004, "le donne russe e gli italiani").
Vorrei rispondere qui, perche' mi da' il modo di dire ancora qualcosa di importante (secondo me)
sulle unioni tra italiani e russe.
Premetto che vorrei essere il piu' possibile discreto e delicato, si tratta di un rapporto in una situazione molto delicata, non so che sviluppi stia avendo, ci potrebbe essere un grande dolore non ancora sopito... ma voglio essere sincero (solo cosi’ Giuseppe potro’ aiutarti).
Il caso e' questo: dopo due anni di matrimonio in Italia, lei (ragazza russa) ama il suo uomo ma per certi aspetti non e' felice e si lamenta, lui, esasperato e preoccupato, e un po' confuso, un giorno le dice (ridendo) "se questo non ti va perche’ non torni in Russia?", e lei, allora, prende su le sue cose e il giorno dopo parte.
E' verosimile tutto questo, non mi stupisce piu' di tanto. Le donne russe sono molto orgogliose, sono molto sensibili a come si parla loro, e, poi, sanno soffrire. Sono convinto che sia vero che lei ami ancora il suo uomo, ma sono anche certo che, se le cose continuano a stare cosi', lei non tornera' piu'.
So per esperienza che non e' facile vivere in un Paese straniero, che all'inizio ci sono sempre
momenti duri di crisi (li ho avuti anch'io). E' facile dire che con l'Amore passa tutto, questo Amore, pero', deve essere di qualita' pregiata, e deve accompagnarsi alla Pazienza, alla Tolleranza e alla Comprensione. Io ho avuto la fortuna che la mia compagna ha capito e a pazientato, ha sopportato le mie reazioni che, a volte, erano quasi offensive nei suoi confronti. Solo la grande capacita' di comunicazione (per fortuna, e' una dote che abbiamo tutti e due) ci ha salvato.
Chi vive in un Paese straniero sente la mancanza della famiglia di origine, degli amici, spesso non conosce la lingua ed e', quindi, quasi come se fosse sordomuto, non trova piu' i luoghi familiari, perde tutti i punti di riferimento. A volte, allora, si dispera e, quasi, piange. Il compagno/la compagna se capisce si sente in colpa ma non sa cosa fare, allora si arrabbia anche lui. E si entra, poi, in quel perverso meccanismo di incolpare l'altro di non sacrificarsi allo stesso modo...
Penso che l'errore che fanno molti italiani che sposano russe, non e' tanto portarle a vivere in Italia (anche se non dovrebbe essere vista come l'unica soluzione possibile...), ma avere l'atteggiamento di superiorita' di chi crede di aver tratto l'altro dall'Inferno per portarlo in Paradiso e di pretendere, cosi, eterna gratitudine.
Certo il lato "materialistico" va sempre tenuto presente (vivere comodi e benestanti a chi non piacerebbe? E' lapalissiano) ma come le abbiamo conquistate (spero) corteggiandole, rendendole al centro dei nostri interessi e delle nostre attenzioni, cosi' dovremmo continuare a fare. Alle donne russe piacciono tanto gli italiani non perche' sono ricchi, ma perche' sono (o loro credono cosi'..) romantici. E il delitto peggiore con una russa, che puo' uccidere un amore, e' fare i ragionieri dei sentimenti (io ti do i soldi, tu mi devi amare o, perlomeno, rispettare).
Ricordi di una trentenne
A volte, quando parliamo con la mia compagna, russa, affiorano dei ricordi di quando c'era il Comunismo. Io non le faccio domande dirette, non so perche', e' una specie di pudore forse... non voglio sembrare troppo curioso. Comunque lei non e' che sia in difficolta' a raccontare (in fondo lei che colpa poteva avere di quello che le succedeva intorno?), anzi, come raccontavano i nostri vecchi che erano bambini all'epoca del fascismo, per loro quelli erano in fondo anni felici (ma per quasi tutti, no, gli anni della fanciullezza erano belli e spensierati).
Avere trent'anni oggi e' l'eta' giusta per raccontare com'era la vita allora, senza troppa nostalgia, senza troppo ideologismo, con obiettivita', si potrebbe dire.
Quelle che ho raccolto qui sono piccole cose, i ricordi della vita quotidiana, quelli che spesso si tralasciano quando si racconta la Storia. Ma sono fatti che a noi Occidentali danno molto stupore:
1.
Per vedere il telefono diffuso in tutte le case bisogna aspettare i primi anni '90 (e pensare che oggi i russi hanno quasi il record della diffusione di telefoni cellulari)! Prima lo conoscevano, certo, ma era presente solo in poche case (i potenti del Partito comunista, i burocrati di alto grado, chi faceva lavori che richiedevano di essere rintracciati prontamente);
2.
Non esistevano gli stuzzicadenti, per lo meno come li intendiamo noi ora: ci si arrangiava facendo la punta ai fiammiferi;
3.
Le donne hanno accolto con viva soddisfazione la scoperta occidentale del pannolino femminile, prima si usavano stracci che non venivano buttati, ma lavati e riusati.
4.
Nei negozi non si poteva scegliere quello che si desiderava, si prendeva quello che c'era. Succedeva, cosi', che nei reparti sportivi c'era un solo tipo (spesso anche di un colore solo) di costume da bagno femmnile, cosi' le donne si ritrovavano al lago o al fiume e scoprivano di essere tutte vestite allo stesso modo! Altrimenti nei reparti di frutta e verdura quando si vedevano in vendita delle banane (succedeva qualche volta l'anno) si facevano code incredibili e poi, quando si arrivava al proprio turno, si compravano tutte le banane che si poteva (a volte si riempivano gli armadi oltre che le dispense). Si usavano come merce di scambio, si regalavano a tutti i parenti, a volte se ne compravano cosi' tante che dopo un po' non se ne poteva piu' e finiva che marcivano;
5.
Piccole curiosita'
Quando si sta in un Paese straniero e' sempre alto il rischio di comportarsi come non si deve, fare figuracce o far ridere o, anche, scandalizzare gli altri. Spesso non ce ne si accorge neppure, oltre che non riuscire a modificare i comportamenti sbagliati.
Ecco quello che ho sperimentato in prima persona:
- soffiarsi il naso in pubblico non sta bene. Il problema e' che, in un Paese come la Russia, e' piu' il tempo che si ha il raffreddore che quello in cui e' assente! Invece, per i russi, va bene "tirar su con il naso" (si sentono di quei rumori di aspirazione per strada!);
- l'uomo con le calze lunghe fa ridere (non so perche', chissa' cosa penseranno...); gli uomini russi hanno sempre i calzini corti (ma cosa insegnano allora a noi gli esperti di moda e di bon ton che raccomandano di "mai mettere calzini corti"??);
- prima di partire per un viaggio si deve stare tutti seduti per un po' nell'ingresso di casa, se non si fa porta male (non so qual e' il significato e cosa bisogna pensare in quei momenti...);
- fischiare per strada e' sconsigliato: porta male e si fa la figura degli stupidoni;
- al ristorante pesano con grande precisione la quantita' di cibo che vi servono sul piatto (non lo fanno tutti, a dire la verita'), se non lo fanno pare che possano arrivare multe molto salate (beh, si parla di ristoranti...);
- per strada si vedono dappertutto uomini e donne che bevono birra (qualche volta anche solo bibite) direttamente dalla bottiglia, sembra una cosa da ubriaconi, ma poi si prova, e si trova che, in fondo, e' comodo;





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