Qualcosina di politica
Molti mi chiedono di raccontare com’e’ la situazione politica in Russia (e qui sta una grande differenza con i russi, loro mi chiedono di tutto sull’Italia, ma mai uno che mi chiedesse com’ e’ l’Italia dal punto di vista politico o economico! – tranne qualche domanda folkloristica su Berlusconi: come sono le ville in Sardegna dove ha ospitato Putin, se riesce ancora a fare il Presidente del Milan, etc.).
Siccome non posso certo affrontare io un argomento simile, riassumo qui un piccolo saggio di un intellettuale russo (Juriy Afanasiev) non certo allineato con l’attuale potere politico in Russia, apparso sul numero di marzo/aprile 2003 di Mondoperaio.
Le parti in corsivo sono le mie aggiunte.
La Russia e’ oggi un mutante socio-economico che non conosce analoghi nella pratica mondiale, e’ una sorta di mostro economico (Afanasiev intende certo nel mondo cosiddetto democratico, perche’ se guardiamo il Terzo o Quarto mondo…ma i russi sono orgogliosi, si sa).
E’ un sistema capitalistico ma non del tutto, e in qualche misura non lo e’ affatto. Senza dubbio non e’ una democrazia di diritto, ma al tempo stesso non e’ anarchia, ne’ assoluto predominio della mafia. E’ una situazione socio-economica in cui c'e’ tutto: il diritto, la consuetudine, l'arbitrio e la criminalita’.
Il budget del Paese rimane pericolosamente dipendente dalla situazione finanziaria di un paio di decine di grosse imprese nei settori delle materie prime e delle infrastrutture e che sfruttano le risorse naturali del Paese per interessi corporativi e personali, e in pratica riescono a sfuggire a qualunque tipo di controllo sociale. Le risorse del sottosuolo (ma tra poco anche quelle della superficie – visto che e’ allo studio la privatizzazione delle foreste) risultano essere di fatto proprieta’ privata di pochi.
L’economia sembra ripartita abbastanza bene, (il PIL in costante aumento, la produttivita’ che dopo anni di calo costante, 1991-1998, sta aumentando significativamente, forte saldo in attivo della bilancia commerciale e della bilancia dei pagamenti, indicatori relativamente bassi della disoccupazione), ma, a ben guardare, non c’e’ da stare troppo allegri: la crescita c’e’ ma e’ contenuta e potrebbe essere molto superiore (basta guardare quello che sta facendo la Cina, che sta andando molto piu’ forte della Russia). L’economia russa dipende troppo dal settore delle materie prime (che assorbe l’80% degli investimenti in capitali), ma, soprattutto, la struttura sociale della societa’ russa poggia su una situazione deprimente:il 5% della popolazione, che gestisce i flussi finanziari e delle materie prime, non conosce difficolta’ materiali; un altro 15-20% e’ costituito dalla "classe media", in un modo o nell'altro legata al "mutante" socio-economico che si e’ costituito, e di cui rappresenta il principale alleato e sostegno sociale.
I rappresentanti di questa classe media non sono ingegneri, medici o insegnanti,
ne’ professori, imprenditori, operai qualificati o imprenditori agricoli; sono invece soprattutto lavoratori del settore dei servizi e del divertirnento.
Il restante 70-75% della popolazione e’ costituito dai "nuovi" e "vecchi" poveri. Di questo il 30% vive in poverta’ assoluta.
Come fa una societa’ cosi’ squilibrata (che da’ garanzie e stabilita’ solo al 25% della popolazione) a reggere? C’e’ una stabilita’ intrinseca. C’e’ un equilibrio (anche se non tranquillo) tra i vari gruppi di potere, tutta la politica del potere attuale, pur presentandosi in una forma statale del tutto legale, in sostanza si risolve per intero in una lotta tra clan e all'interno di essi.
Il tratto distintivo degli ultimissimi anni e’ la militarizzazione della classe dirigente: le "strutture di forza" (i capi militari, i vertici dei servizi segreti e degli organi di tutela della legge a diversi livelli ) hanno assunto apertamente ruoli di potere a tutti i livelli. Dirigono banche, prendono parte personalmente alla redistribuzione della proprieta’, sono a capo di organizzazioni criminali (una notizia apparsa di recente dice che e’ quasi certo che il sanguinosissimo attacco terroristico al cinema della Dubrovka, nel 2002, e’ stato finanziato da una Banca – la Prima-bank – oggi chiusa, e in particolare da Ruslan Elmurzaev suo capo del Settore Sicurezza e, si dice, proprietario occulto della banca). La classe dirigente ha rinnovato al 70% i propri vertici grazie a militari, rappresentanti dei servizi segreti e delle forze dell'ordine.
Il potere politico (Putin) e’ solo una tra le forze, anche se sta cercando di prevalere. Per farlo, tuttavia, sta adottando comportamenti del tutto contrari a una democrazia liberale: il Consiglio della federazione e’ stato di fatto liquidato, la Duma e’ stata mutata in un docile Consiglio Supremo alla sovietica, la procura e’ divenuta l'organo punitivo del potere esecutivo, e la giustizia un altro organo esecutivo.
Tutto questo e’ forse inevitabile (anche se Putin sta incontrando forse impreviste opposizioni al suo piano da parte di alte personalita’ dello Stato), in siffatte condizioni, una simile configurazione del potere e della societa’ non puo’ che condurre all'instaurarsi di un regime poliziesco, basato sulla forza e sulla disinformazione (proprio poco tempo fa e’ stato pubblicato un rapporto internazionale, a cura di Reporters senza confini, sulla liberta’ dell’informazione: la Russia risulta al 140 posto…)





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