Gli “Oligarchi” (miliardari)
Qualche giorno fa sul Corriere della Sera online c’era un articolo dove si raccontava delle follie di Roman Abramovich (famoso per essere diventato da non molto il proprietario del Chelsea, squadra di calcio londinese), che sta ristrutturando i suoi yachts spendendo sembra 135 milioni di dollari (calcola un giornale russo che con quei soldi avrebbe potuto dare da mangiare per sei mesi a tutti i 60 mila abitanti della regione - della Siberia - di cui e’ Governatore, oppure regalare loro quattro renne a testa). Secondo il giornalista, in Russia Abramovich e’ fortemente criticato per queste cose. Mah… Mi piacerebbe allora sapere perche’ mai le televisioni russe non perdono occasione per farci vedere il Chelsea, sembra quasi piu’ importante di una squadra russa (ed e’ evidente il trasporto e la gioia dei telecronisti per le sue vittorie).
Succede, penso, come quasi dappertutto: le persone ricche e famose sono da un lato bersaglio delle critiche degli invidiosi o di chi si scandalizza per i modi (beh, diciamo, con un eufemismo, “non proprio limpidi”) con cui le ricchezze sono state ottenute, dall’altro sono oggetto di ammirazione e di riconoscenza (perche’ immedesimandosi con loro e’ un po’ come se le loro conquiste fossero le nostre). Anche l’Italia non e’ immune da questi atteggiamenti (Gianni Agnelli era un idolo quasi per tutti, Berlusconi certamente no, pero’ ho letto che, secondo una recente ricerca, i figli italiani criticano i loro padri di essere modesti e non abbastanza ricchi e desiderebbero come padre proprio Berlusconi!).
I russi (non tutti, ma sempre di piu’) stanno scoprendo ora cosa vuol dire la liberta’ economica e hanno tanta voglia di arricchirsi e in fretta; amano molto, cosi’, le ostentazioni della ricchezza e hanno quegli atteggiamenti un po’ pacchiani e un po’ provincialotti che li fanno subito riconoscere, ad esempio, quando vanno a fare i turisti all’estero.
Abramovich, comunque, non e’ insensibile alle difficolta’ dei suoi ex concittadini (ora vive praticamente sempre in Inghilterra) e non si puo’ dire che non abbia fatto anche generose concessioni ed elargizioni ai cittadini della Chukotka (la regione che governa).
Abramovich e’ uno dei cosiddetti Oligarchi, ovvero uno di quei personaggi che trassero beneficio dal disfacimento dell’Unione Sovietica per dividersi tutti i piu’ importanti beni economici dello Stato. Ora in una ventina che sono controllano circa la meta’ del PIL russo (e i 4/5 del settore privato) e influenzano pesantamente l’economia, e la politica, russa. Erano tecnocrati o Alti burocrati del regime comunista (del Partito Comunista, del KGB, della potente Lega della Gioventu’) che approfittarono della loro posizione favoriti dalla protezione di Yeltsin (e dalle sue misure politiche – la “shock therapy” - volte a trasformare l’economia di Stato in Economia di mercato o – come dicono i maligni – a spartirsi il bottino e a garantirsi la successione politica). In pratica o liquidarono a proprio favore i beni delle Organizzazioni che presiedevano, nascondendo i guadagni in rifugi sicuri all’estero, o fondarono banche con i soldi dello Stato, e attraverso queste acquisirono poi la proprieta’ dei colossi economici frutto delle privatizzazioni.
Sono tutti molto giovani (Deripaska, il piu’ giovane ha 36 anni, il piu’ anziano, Berezovsky, 59) e, in buona parte, ebrei (facendo cosi’ aumentare a dismisura il pregiudizio, ma si puo’ chiamare cosi’ a questo punto?, dei russi verso di loro).
Alcuni sono oggi in disgrazia, Boris Berezovsky, laureato in matematica, (interessi nella fabbrica di automobili AutoVaz, nella compagnia aerea Aeroflot, in Sibneft con Abramovich), oggi in esilio a Londra, Vladimir Gusinsky (interesse nel campo dei Massmedia, con MediaMost), anch’egli in esilio, Mikhail Khodorkovsky, ex leader della Gioventu’ Comunista, (Gruppo Menatep – banche, e soprattutto la Yukos - petrolio) in prigione con l’accusa di frodi fiscali e con la sua societa’ petrolifera in via di liquidazione e vendita. Era l’uomo piu’ ricco di Russia. Il suo caso ha fatto scalpore perche’ sembra contrassegnare un cambiamento di atteggiamento del potere politico (Putin) verso gli oligarchi. Questi, cresciuti all’ombra di Yeltsin (venivano detti “La Famiglia”) e sostenitori di Putin avevano fatto il patto di non entrare in politica, ma alcuni di loro non seppero resistere alle sirene del potere politico suscitando le ire di Putin stesso. Un’altra spiegazione e’ che Putin ha bisogno di rendere l’economia russa meno monopolistica e piu’ concorrenziale (mentre l’interpretazione che piace di piu’ al popolo e’ che, finalmente, qualcuno comincia a presentare il conto a quei malefici personaggi per le loro ruberie del bene pubblico).
Gli altri se la passano piu’ o meno, si fa per dire, bene. Roman Abramovich (gruppo Millhouse, interessi nel campo petrolifero, con la Sibneft, dell’alluminio, con la RusAl, tra le prime tre compagnie al mondo nel settore, e altro) che sembra oggi il piu’ ricco (patrimonio di 11,5 miliardi di dollari), Vladimir Potanin, figlio di un alto funzionario sovietico del commercio estero, (Interros - banche, telecomunicazioni, metalli pregiati, cellulosa, media), Mikhail Fridman (Alfa Group – banche, societa’ petrolifere, telecomunicazioni), Oleg Deripaska, amico di Abramovich, sposato con la figlia di uno dei consiglieri di Yeltsin (gruppo Bas-El, interessi nell’alluminio, nelle automobili, nei Media), ritenuto vicino a Putin.
Altri oligarchi, e miliardari: Vinogradov (InkomBank), Smolensky (SBS-Agro), Vladimir Bogdanov (Controlla la società “Surgutneftegaz”, tra i primi cinque gruppi petroliferi russi), anche lui amico di Putin, Vagit Alekperov (presidente della compagnia petrolifera LukOil), Aleksej Mordashov, e’ un emergente, fedelissimo di Putin, noto in Italia per l’acquisizione della societa’ metallurgica di Lucchini (interesse nell’acciaio con la Severstal e nel settore minerario), Viktor Vekselberg (con Fridman, controlla il gruppo “Renova” e metà della holding “Sual” -alluminio), Vladimir Evtushenkov, lunghi anni di lavoro nella ricerca tecnoscientifica a Mosca e nella municipalità della capitale, dove è stato il maggior collaboratore del sindaco Luzhkov. (Con il gruppo System” controlla la principale società di telefonia mobile russa, MTS e il gigante delle telecomunicazioni “AFK Sistema”).
A questi si puo’ aggiungere Rem Viakhirev (a capo della societa’ statale Gazprom) e Anatolij Chubais (a capo della EES, societa’ che ha il monopolio dell’energia elettrica), che fu uno degli ideatori del piano economico di Yeltsin e, quindi, per molti uno dei principali colpevoli della situazione attuale. Nonostante tutto e’ riuscito a restare a galla, anche se politicamente e’ fuori dai giochi.
La presenza italiana in Russia (pubblicato su "sacripante!")
P.S. Oggi, per la prima volta penso nel 2005, ci siamo affacciati, a fatica, sopra lo zero. Uffa, quest'anno l'inverno - anche se ufficialmente dal 1 marzo siamo in primavera - e' proprio lungo. - Pace e serenita' a tutti!)
(Tanti auguri a tutti di Buona Pasqua, voi che potete - da noi e' ancora presto.
Dice nonna Zhenia che le cittadine di Friasino, Friasevo, Frianovo (a pochi Km. da Mosca, niente di speciale, aspetto tipico da socialismo reale: grigio, depresso, abbandonato) derivano il loro nome da come venivano chiamati gli italiani che partecipavano alla costruzione del Cremlino di Mosca (nel secolo XVI), Friasi appunto. Se fosse vero potrebbe essere considerato un vero e propro scoop. In effetti si legge sui libri che buona parte del Cremlino (ovvero la cittadella fortificata) venne progettata da architetti italiani, e tra questi cera anche Marco Bon detto Friazin (che, quindi, avrebbe potuto, per estensione, veder indicate le maestranze fatte venire dallItalia con il proprio nome, o forse viceversa derivo anche lui il soprannome da come venivano chiamati gli italiani, ma allora perche Friasi? Il mistero resta).
Sarebbe molto interessante seguire le tracce della presenza italiana in Russia che, in realta, almeno per la qualita se non per la quantita, non e stata di poco conto (anche San Pietroburgo, ad esempio, iniziato ad essere costruito nel 700, deve molto ad architetti ed artisti/artigiani italiani).
Conosciamo le testimonianze di reduci di Guerra (non solo la Grande Guerra Mondiale, ma anche la campagna di Russia di Napoleone, in cui gli italiani si fecero onore), ma, con un po di fortuna e di pazienza, si possono fare piacevoli sorprese, come ad esempio quella del cantante e letterato mantovano Ambrogio Dagnini che visse ed ebbe una certa notorieta' nella Mosca del XIX secolo.
Dobbiamo questa citazione a un ex sindaco della citta' in cui abitavo in Italia, nato in Russia, figlio di un socialista esule ai tempi del fascismo. E, per quanto lo riguarda, anche lui, o meglio suo padre, poteva finire sui libri di storia e magari ricevere un'Alta Onorificenza al Valor Civile, se il diavolo non ci avesse messo la coda.
Infatti, un po' per sdebitarsi dell'ospitalita', un po' per dare il suo contributo all'edificazione del Socialismo, Andrea Bertazzoni, questo era il nome del padre, volle rivelare il segreto che custodiva gelosamente, e cioe' come realizzare il Gorgonzola, o "formaggio verde" come lo chiamava lui. Solo che la prima formaggella prodotta non capito' nelle mani del capo cuoco del ristorante della Casa dei Poeti e degli Scrittori, ma in quelle di un solerte funzionario del Ministero russo della sanita' che si scandalizzo' e, all'insistenza dell'italiano che ripeteva trattavasi di una specialita' di alta gastronomia, che anche i francesi si sognavano, rispose minacciandolo di farlo imprigionare come "avvelenatore del popolo". E a quei tempi su queste cose c'era veramente poco da scherzare.
Lavorare stanca (o forse si e’ stanchi di lavorare…)
Oggi, in un posto dove lavoro, il Capo (un’italiano) ha licenziato, in momenti diversi, prima la sua interprete personale e poi la segretaria generale (quindi da domani non le vedremo piu’). Certo oggi era abbastanza nervoso (ma non piu’ di altri giorni), ma del resto da lui le interpreti non durano piu’ di due mesi (in genere le licenzia lui, in qualche caso lo hanno anticipato e si sono dimesse prima loro, esasperate). La colpa, o meglio la goccia che ha fatto traboccare il vaso, per l’interprete: ha riso in modo inopportuno intanto che traduceva in una telefonata, per la segretaria: hanno scoperto che faceva troppo spesso telefonate private e che chattava al computer. In realta’ le interpreti non gli vanno mai bene perche’, dice lui, si limitano sempre e solo a tradurre in modo passivo le sue parole, senza interpretarle al meglio e aggiungere del loro per convincere l’interlocutore russo, in definitiva: non si riescono a calare nei panni dell’azienda ma mantengono un atteggiamento “oggettivo” e “imparziale” (quando non parteggiano addirittura per il cliente). Per le segretarie succede invece che le sceglie giovani e carine (e non e’ difficile in Russia, c’e’ solo l’imbarazzo della scelta), poi non tollera che civettino un po’ con i maschi dell’ufficio (ci sono alcuni bei giovanotti) o che, essendo venute a contatto con il mitico mondo del Maschio Italiano, poi continuino a coltivare le conoscenze, magari anche usando internet.
Pollice verso, quindi, inappellabilmente, al Capo di questa azienda.
Per certi aspetti, pero’, non ha tutti i torti, lo capisco (magari la sua colpa e’ che dopo tanti anni in Russia dovrebbe rassegnarsi e soprassedere). Insomma, secondo me (e di uffici e posti di lavoro ne ho frequentati diversi) i russi hanno tutta un’altra concezione (etica) del lavoro rispetto a come siamo abituati noi (e non solo, penso anche ai loro vicini asiatici, coreani, cinesi, etc.). Evidentemente i 70 anni di regime comunista hanno lasciato il segno. E lavorar assieme a loro lascia una sensazione molto strana. I concetti di diritti, non sfruttamento, eguaglianza anche in un certo senso, sono stati fin troppo bene assimilati. Mentre sono a loro estranei i concetti di produttivita’ (sgobbare), economizzazione del tempo, logica aziendale, difesa degli interessi aziendali. Inoltre il lavoro in se’ e per se’ lo prendono con molta filosofia, e quindi non c’e’ competizione per dimostrare di essere piu’ bravi degli altri, nessuno pecca di eccessivo zelo o servilismo per farsi bello davanti al capo, non c’e’ nessun amore per gli straordinari (meglio guadagnare di meno e uscire prima possibile – tanto in molti hanno anche il secondo, terzo, quarto etc. lavoro). Pero’ difendono strenuamente il loro mansionario, e per niente al mondo fanno compiti non previsti.
Questa mancanza di aggressivita’, di competitivita’, di dinamismo fa si che i luoghi di lavoro abbiano un’atmosfera molto famigliare (tanto che non e’ difficile entrando sentire profumo di zuppa, di sardine, di caffe’ e assistere al pranzo dell’impiegato).
D’altro lato accettano abbastanza supinamente umiliazioni e sfoghi violenti (come duri rimproveri, urlacci, soprannomi offensivi, etc.), confermando che i russi sono stati piegati a questo dalla Storia.
Anche il concetto di Tempo si scontra con il nostro: non aspettatevi la puntualita’ dei dipendenti (e pensare che negli uffici, in genere, l’inizio e’ alle 10.00 – raramente alle 9.00). Anche chi ha la possibilita’ di orari elastici o di lavorare a casa e ha, facciamo un esempio, due settimane per completare un lavoro, si ridurra’ all’ultimo giorno lavorando, magari, per 24 ore filate.
Del resto in Russia i Sindacati praticamente non esistono.
Anche i piu’ giovani (ventenni o poco piu’), che dovrebbero essere abbastanza immuni da queste contaminazioni, a volte hanno comportamenti sorprendenti (un giovane, assunto come venditore, a una Fiera internazionale svoltasi a Mosca, esordi’ il primo giorno facendo venire presto al mattino tutti i suoi amiconi, per mostrare orgoglioso il suo nuovo lavoro, col risultato che questi divorarono in breve tempo tutto il prodotto – gelati –che doveva essere distribuito come campione agli eventuali acquirenti).
Il rovescio della medaglia e’ che spesso non ci sono regole, nei cantieri si lavora notte e giorno, inverno (quello russo…) incluso, le misure di sicurezza sono ridicole (nel centro a Mosca, in una via trafficatissima, nella costruzione di un grande Albergo, si potevano vedere i muratori senza casco, o muoversi sulle impalcature ai piani piu’ alti senza nessuna protezione). I negozi sono spesso aperti ininterrottamente (e’ rara la chiusura pomeridiana, deve esserci rimasta solo l’Ambasciata italiana a rispettare la pausa pranzo di due ore!) e non di rado fino alle 22.00, quando non 24 ore su 24.
Altra cosa che stupisce i non russi e’ che qui le donne (e non so se sia una bella cosa o no) fanno veramente di tutto: i muratori, i pittori, i tecnici che riparano gli ascensori, i giudici al tribunale, ma anche gli imprenditori (questa mi sembra senz’altro una bella novita’, le donne si sono dimostrate molto piu’ imprenditoriali degli uomini nel postcomunismo).
Beh, nonostante tutto questo (a cui si potrebbe aggiungere ancora molto altro, come ad esempio il fatto che e’ tipico della Russia dove basterebbe un lavoratore metterne quattro o cinque – in certi negozi, i clienti non raggiungono mai il numero degli inservienti!) le statistiche dicono che l’anno passato la produttivita’ del lavoro e’ finalmente aumentata (da alcuni anni era ferma), cosa che conferma essere la Russia davvero uno strano e magico Paese dove tutto puo’ succedere.
La Metropolitana di Mosca
Anche in Italia si e’parlato in questi giorni (la RAI Tv si vede bene anche in Russia!) dei provvedimenti che intenderebbero prendere a New York per obbligare al rispetto di semplici norme di comportamento e di cortesia (quali non schiamazzare, cedere il posto alle vecchiette o alle donne incinte, etc.) i viaggiatori della metropolitana. Evidentemente negli States non ne possono proprio piu’ e sono quasi disperati. Noi invece, qui a Mosca ridiamo di quegli zoticoni degli americani e continuiamo, appena possiamo, a gettarci nelle viscere della citta’ e a scorrazzarci in lungo e in largo, in tranquillita’ (nonostante ci scoccino un po’ quei continui richiami che provengono dagli altoparanti e che ci ricordano i comportamenti anti-terrorismo, ma tanto ci siamo abituati e non li sentiamo quasi piu’). La metropolitana di Mosca e’ un essere immenso e vitalissimo, e’ aperta dalle 5.30 del mattino all’una di notte, ha piu’ di 150 stazioni, 250 km. di binari, treni che arrivano alla velocita’ di 90 km. orari, piu’ di 8 milioni di passeggeri al giorno (piu’ delle metropolitane di New York e Londra messe assieme!), e’ continuamente in fase di espansione. E’ un mezzo di spostamento (veramente ottimo, si puo’ raggiungere praticamente tutta la citta’), un luogo di ricevimento (ci sono persone che si danno appuntamento li’ sotto e poi si incontrano e parlano dei fatti loro sedute comodamente sulle panchine di legno o di marmo presenti quasi in tutte le stazioni), un posto dove cercare un po’ di calore (e ce n’e’ veramente tanto), una attrattiva turistica (certe stazioni sono vere e proprie opere d’arte, c’e’ quella con le vetrate colorate, quella con tutti gli stucchi, quella con i mosaici, quella con le statue di legno, etc.). Sui biglietti da visita le aziende mettono in rilievo piu’ che l’indirizzo la fermata del Metro piu’ vicina, le agenzie immobiliari la considerano un parametro fondamentale per la quotazione del prezzo di una casa. In certi casi e’ possibile raggiungere dalla metropolitana, senza uscire in superficie, importanti grandi magazzini (come il MUM e il Dietschi Mir – il Mondo dei bambini) e d’inverno questa e’ una grande comodita’. Nelle principali fermate o nei raccordi sotterranei, comunque, si trova tutta una serie di chioschi o anche di negozietti veri e propri che vi permettono una vita autosufficiente tutta completamente sotterranea. I russi sulla metropolitana sono educati e disciplinati, alle vecchiette viene subito ceduto il posto. La seccatura, purtroppo, come sempre in Russia, sono gli ubriachi, non e’ che ci siano da temere troppo le loro molestie, ma averli al fianco (o addosso) non e’ che sia troppo piacevole. A dir la verita’ anche qui, sembra, c’e’ chi voleva intervenire con provvedimenti repressivi, addirittura per vietare di baciarsi sui vagoni, ma non se n’e’ fatto niente (o forse era solo una bufala a cui aveva creduto il Corriere della Sera). Certo, comunque, che i russi sono molto moralisti (nel senso del comportamento da tenere in pubblico) e, specie dalle persone anziane, possono arrivarvi occhiatacce di disgusto e di rimprovero se eccedete troppo in atteggiamenti che dimostrano intimita’. Per chi volesse usarla: le scritte sulla guida al percorso delle varie linee sono anche nel nostro alfabeto, quindi sono comprensibili. Orientarsi e’ facile, ogni linea e’ caratterizzata da un colore diverso, il problema puo’ essere uscire, i cartelli di indicazione sono solo in cirillico (ma poco male, li’ sotto non si sta poi male e, prima o poi, l’uscita la troverete). Secondo la Guida Mondadori le fermate che val la pena inserire nel proprio giro turistico sono: Arbatskaja, Bielorusskaja, Cechovskaja, Chistye Prudy, Kievskaja, Komsomolskaja, Kropotkinskaja, Majakovskaja, Novokuznetskaja, Park Kultury, Ploshid Revoljiutsii, Teatralnaja. Oggi una corsa costa 13 rubli (poco piu’ di un terzo di euro), un abbonamento da 10 corse invece 105 rubli (3 euro circa). C’e’ anche un bel sito web (www.metro.ru) con un sacco di informazioni e fotografie, purtroppo e’ solo in cirillico…
E’ una delle realizzazioni piu’ importanti del Regime Comunista, fu iniziata nel 1931. Durante la Grande Guerra venne anche utilizzata come rifugio per la popolazione. 
In treno
Un altro salto nel passato: prendere il treno in Russia. Treni vecchi, sedili di legno, tanti passeggeri. I treni per i pendolari nelle ore di punta sono superaffollati, si potrebbe svenire comodamente rimanendo perfettamente in piedi. Per una persona schizzinosa ci potrebbe essere qualche problema: i treni li usano tutti, quindi anche gli ubriaconi e i mendicanti (che statisticamente sono una fetta non trascurabile del popolo russo), spesso li avete li’ vicino e non vi dico la puzza (ma puo’ anche capitare di peggio, questi quando si sentono male non e’ che hanno tanti riguardi...), a volte li trovate abbandonati sul pavimento, spesso tra le pozzanghere, che sembrano morti (ma non c’e’ problema, si scavalcano- come fanno tutti – e via). Ma non e’ solo questo: quando c’e’ da entrare o da uscire non si va tanto per il sottile, si danno di quegli spintoni!, per non dimenticare poi che molti mangiano e bevono sul treno (come dargli torto, del resto, con tutto il tempo che passano sui trasporti) e, guarda caso, i cibi preferiti dal vostro vicino sono sempre birra e quelle belle focacce fritte che cucinano nelle stazioni!
I russi sono sempre molto composti, con quell’affollamento ci potrebbe essere piu’ di un’occasione per gridare o litigare, ma non capita quasi mai, e allo stesso modo se ne stanno seduti senza parlarsi tra di loro, e allora anche noi italiani, a malincuore, ci adeguiamo, gia’ dobbiamo sopportare gli sguardi interrogativi che dimostrano che, non c’e’ niente da fare, ci riconoscono prima ancora che apriamo bocca (ma non sara’ forse per la giacca a vento rossa o il berretto multicolore che indosso? – i maschi russi, si sa, vanno tutti vestiti di nero).
Lo sapevate che i binari russi sono piu’ larghi di quelli europei? E’ stato con il regime comunista, avevano paura di qualche altro tentativo di invasione, in questo modo i treni dei nemici avrebbero dovuto per forza fermarsi. Ma oggi? Chissa’, forse non sono ancora tranquilli, o non hanno i soldi per adeguarsi.
E che le porte dei treni si chiudono alla velocita’ della luce, e se non siete attenti rischiate di restare fuori (o dentro, dipende dalla situazione iniziale)? A me e’ successo la prima volta che sono venuto in Russia (ora non piu’, sono diventato spietato, anche la piu’ derelitta vecchietta che dovesse frapporsi viene inesorabilmente spinta via – ma tanto loro lo sanno e non si lamentano!), come in Italia me la prendevo comoda, pensavo “Ma non saranno cosi’ scemi da non vedere che sto solo aspettando, prima di salire, un ritardatario che sta per scendere” e invece si’ lo sono, ma anzi sono sicuro che hanno visto e non sono rimasti per niente dispiaciuti. Mi hanno spiegato dopo amici russi che devono fare cosi’, altrimenti non partirebbero mai (tanta e’ la gente che cerca sempre di salire su quei treni lunghissimi).
Altre curiosita’:
- non ci sono i bigliettai, ma bisogna attraversare la fila di macchinette che vi riconosce il biglietto e vi spalanca lo sportello per farvi andare ai treni (col risultato che chi e’ in ritardo le salta, nel vero senso della parola – in certi momenti sembra che tutti facciano la pubblicita’ dell’Olio Cuore!).
- Sui treni, anche quelli di pendolari, c’e’ una vocina preregistrata che vi annuncia la successiva stazione e altre amenita’, tipo “Attenzione la porta si sta chiudendo” o ”Attenti ai borseggiatori”. A volte, non so perche’, viene sostituita dalla vera voce del conduttore, quando la sentivo di sera mi prendeva il panico tanto era assonnata e annoiata, ora non piu’, hocapito, e’ in queste condizioni che i russi rendono di piu’.
- I venditori ambulanti. Il treno parte, voi vi sedete (se siete fortunati) e iniziate ad assistere allo spettacolino, un vero cabaret, dei personaggi che entrano nel vagone, cominciano a gridare qualcosa (tanto li sentono solo le prime quattro/cinque file di passeggeri) intanto che tolgono dal borsone che portano con se’ e vi mostrano gli articoli che vorrebbero voi compraste (giornali popolari, penne, noccioline, accessori per la casa o per l’abbigliamento, etc.). Finita la presentazione, percorrono quasi di corsa la distanza che li separa dal vagone successivo, lo sguardo fisso in avanti, come avessero fretta e fossero infastiditi. Sono cosi’ improponibili come venditori che paradossalmente qualcuno compra (i passeggeri stanchi e annoiati sono inclini alla compassione). Tranne il mio mito, un ragazzino che avra’ si e no 12 anni e che vende palloncini: arriva, fa il suo discorsino con una voce chiara e squillante che molti adulti si sognano, e’ anche ironico e spiritoso e poi, colpo di teatro, gonfia perbene un palloncino dopo averlo sagomato un po’e lo lancia a sgonfiarsi lungo tutto il vagone, io quasi quasi gli faccio un applauso (e intanto ho gia’ la casa piena di palloncini sagomati).
Le adozioni
E ancora una volta dovro’ stare da solo per quattro giorni e cavarmela con le nostre due bambine (ma i nonni, lo so, avranno pieta’ di noi). Natascia e’ partite per una citta’ lontanissima, vicino al lago Bajkal, ai confini con la Mongolia, per accompagnare una coppia di italiani che stanno cercando di adottare un bambino russo.
Questo delle adozioni e’ un fenomeno non da poco, solo ieri sono arrivate qui a Mosca sei coppie italiane; non e’ sempre cosi’, ma ogni settimana c’e’ almeno un arrivo. La cosa e’ tutta organizzata bene, c’e’ una Associazione italiana che raccoglie le richieste, fa i colloqui con le coppie, le prepara con dei corsi tenuti da educatori e psicologi, poi le manda qui in Russia dove un ufficio di rappresentanza gestisce il soggiorno e tutto il resto (aspetti burocratici, logistici, rapporti col tribunale, etc.). Gli italiani non vengono mai lasciati soli e, mi sembra, vengono assistiti bene. Certe volte mi capita di passare un po’ di tempo con qualcuna di queste coppie, e’ sempre molto emozionante fare questi incontri, ma fa piacere conoscere questi nostri connazionali che si stanno apprestando a compiere un’azione veramente buona. Sono coppie normali in apparenza, alcune mostrano le loro fragilita’ e incertezze, ma devono essere molto forti dentro, soprattutto dimostrano una grande unione e saldezza di coppia. Qualcuna ha gia’ adottato altri figli (diversi originano dalla Bulgaria, ma sembra che la’ ora sia tutto molto piu’ difficile). Non sempre il processo ha un esito positivo, puo’ capitare in qualsiasi momento che qualcosa lo inceppi: il bambino assegnato che viene rifiutato dalla coppia perche’ sono risultati gravi menomazioni fisiche in un primo momento non segnalate, il tribunale che non da’ il nulla osta per la mancanza di qualche documento; una volta un bambino, anzi erano due fratelli, erano gia’ stati affidati ma nel periodo a Mosca in attesa della partenza (puo’ durare anche qualche settimana) il maggiore aveva creato cosi’ tanti problemi ai nuovi genitori, dimostrando di non aver dimenticato la nostalgia per la madre naturale, da indurli a rifiutare l’affidamento e quindi a restituirli all’istituto di provenienza. In questi casi si aprono nei genitori ferite (rimorsi e sensi di colpa) dolorose e sanguinanti a lungo.
Per quello che vedo i bambini sono trattati bene nei collegi dove vivono in Russia, nessuno sembra un lager anche se si vede che le condizioni materiali sono dure (soprattutto per la mancanza di fondi economici), il personale e’ umano e li segue, per quanto puo’, con dedizione.
Molti italiani fanno delle piccole donazioni, medicinali, giocattoli, capi d’abbigliamento, sono sempre ben graditi. Non tutti sono orfani, anzi, spesso i genitori naturali sono stati privati della patria potesta’ per alcolismo o malattie mentali, in qualche caso hanno addirittura preferito non rinoscere il figlio appena nato. Quelli piu’ sfortunati sono i figli di detenuti perche’ non sono adottabili e il loro destino e’ l’istituto fino ai diciottanni.

Non e’ che in Russia manchino le famiglie disposte ad adottare bambini, il fatto e’ che ce ne sono molti di abbandonati e non infrequentemente il tribunale non da’ il suo assenso per la mancanza di un reddito adeguato.
Ma anche in Russia ci sono dei segnali che tutto questo potrebbe presto cambiare, cioe’ potrebbe diventare molto piu’ difficile per gli stranieri adottare. Gia’ in Bielorussia qualche mese fa, dopo aspre polemiche, il Governo ha deciso di bloccarle fino a non si sa quando.
Qualcuno parla di business, mah, non so, certo tutta l’operazione ha un costo non indifferente per la coppia adottante, e in Russia molti (chi lavora negli uffici di rappresentanza delle Associazioni, italiane, ma anche tedesche, americane, etc., gli interpreti, gli autisti, gli alberghi…) vivono attorno a queste cose, comunque non mi sembra che ci siano “forzature”. Solo qualche volta si e’ visto qualche piccolo inganno (come mettere due bambini davanti a una scacchiera per dimostrare quanto fossero tranquilli e intelligenti, confidando nel fatto che gli italiani, si sa, non conoscono quel gioco, tranne pero’ la coppia che avevano davanti in quel momento…) tutto sommato innocente.
I risultati sono che quasi tutte le coppie raggiungono prima o poi il loro scopo. In Italia, poi, I bambini russi si adattano subito bene, dopo qualche mese capiscono abbastanza bene la nostra lingua e dopo un anno dimenticano il russo e non vogliono piu’ sentirlo parlare.
Al Bano, Celentano, Toto Cotugno e gli altri
Pochi giorni fa in Italia c’era il festival di Sanremo, un po’ l’ho visto anch’io da qua (nel mio palazzone abbiamo un’antenna speciale, ma non satellitare, una cosa molto meno costosa, cosi’ vedo bene Rai1, oltre che la televisione tedesca, francese, ungherese, polacca, un canale della BBC e altri ancora), anche se visto da qui e’ un’altra cosa.
Non so quanti russi (di quelli che come me ne hanno la possibilita’) l’hanno guardato, comunque la canzone italiana e’ molto amata in Russia. Il 7 marzo (giorno importante perche’ festivo), in una fascia oraria di punta, un canale Tv russo ha trasmesso uno spettacolo di Al Bano (registrato qui a Mosca), pochi giorni prima Pupo aveva tenuto un concerto nell’auditorium che c’e’ dentro il Cremlino.
Ricordo quando venni qui a Mosca la prima volta, nel 2000, ero un po’ intimidito e preoccupato, all’inizio ero teso, non capivo quelli che parlavano, non leggevo quello che c’era scritto, era sera, ero nella Piazza Rossa, tutto attorno guardie e militari che presidiavano il territorio, vicino a me facce per niente rassicuranti, mongoli, tartari, uno sembrava Gengis Khan. L’Italia mi sembrava lontanissima, e io legato a lei da un filo esilissimo; poi mi guardai meglio attorno, di fronte al Cremlino c’erano (ci sono) i grandi magazzini GUM: tutte le vetrine che guardano la Piazza parlano italiano: Armani, Valentino, Benetton, etc, nel bar tra le vetrine c’era il Caffe’ Espresso (scritto proprio cosi’, in italiano) e lo bevevo intanto che la radio trasmetteva “Felicita’” di Al Bano e Romina. Cosi’ il gelo si era sciolto, e mi sentivo quasi a casa.
Qui Al Bano, Celentano, Toto Cotugno, i Ricchi e Poveri e, tra i nuovi, Ramazzotti e la Pausini sono delle autentiche star, conosciutissime e invitatissime. Nelle normali radio si ascoltano di frequente anche canzoni di Fogli, Gianni Nazzaro, El Pasador, Matia Bazar (Vacanze Romane), e diversi altri ancora, non so perche’ ma certe canzoni sono diventate famose forse piu’ che in Italia (sono legate a qualche film russo o a qualche intrattenimento televiso dei piu’ visti, penso). In genere sono canzoni ormai stagionate, che in Italia troverebbero poco spazio nella programmazione normale. Di coincidente con gli attuali gusti italiani probabilmente ci sono i soli, grandi, Pavarotti e Bocelli, molto amati anche qui (come in tutto il mondo del resto). C’e’ un canale radio “Radio Classic” che trasmette solo le canzoni che hanno fatto la storia della musica, di quella leggera, oltre che sinfonica e lirica, e la musica italiana la fa quasi da padrona (e’ molto bello questo canale, poca pubblicita’ e niente altre parole).
Addirittura certi giovani universitari, quelli che domani diventeranno probabilmente parte dei ceti piu’ benestanti e influenti della societa’ russa, conoscono e amano i cantautori italiani (De Andre’, Branduardi, Guccini, De Gregori, …) come, se non di piu’ che in Italia oggi (sanno comunque cantare quasi tutte le canzoni a memoria), ne conosco alcuni che in un recente viaggio in Italia sono andati anche a visitare la tomba di De Andre’.
Ma anche la musica leggera russa e’ molto migliorata di qualita’, le canzoni nella hit parade russa lo potrebbero benissimo essere anche in quella italiana, c’e’ solo l’ostacolo della lingua, ma chissa’ perche’ per le canzoni in inglese (che molti non capiscono) questo problema non esiste. Inoltre, aspetto molto interessante, sembra che oggi le cantanti russe, per essere programmate in TV, debbano superare due provini: uno di canto e uno di bellezza e sex appeal (quest’ultimo superato con ampio margine). Tanto solo per dirne una, c’e’ un gruppo, composto da tre ragazze, che si chiama “Via-gra”, provatelo e l’effetto e’ assicurato!
Mi hanno intervistato a RADIODUE! (8 marzo in Russia)
Ora, se vorrete, potrete anche ascoltare la mia voce! (non e’ un granche’ – capirete perche’ alla Radio russa mi hanno scartato come speaker – ma quella e’ e altre non ne ho). Della serie “i blog fanno diventare famosi”.
Beh, insomma, non e’ il caso di esagerare, ma i fatti sono questi: mi e’ arrivata una email da Radio2 in persona, dicevano che mi avevano conosciuto tramite questo blog (su segnalazione di un amico blogger da Salonicco, che non conosco e qui ringrazio), ho risposto, mi hanno telefonato, e abbiamo combinato per questa intervista telefonica per il programma Atlantis. Cercano degli italiani che vivono all’estero e che hanno voglia di raccontare un po’ la realta’ del loro nuovo Paese, niente di speciale, qualche domandina, pochi minuti, ma mi e’ sembrata una cosa abbastanza simpatica. Il programma e’ andato in onda nel pomeriggio dell’8 marzo, e’ stato tutto cosi’ rapido che non ho neppure fatto in tempo ad avvertire gli amici e i parenti in Italia (l’ho detto solo a mio fratello e alla mamma, ma gli ho comunicato l’orario sbagliato!), una mia amica per caso si e’ sintonizzata su quella frequenza ma solo per sentire nei titoli di coda che mi ringraziavano.
Gli interessava sapere di Mosca, di come si festeggia l’8 marzo. Sapevano che qui e’ una festa molto sentita, quest’anno cadeva in martedi e cosi’ i russi hanno spostato il giorno lavorativo dal lunedi al sabato per potere fare un ponte di 3 giorni (visto che l’8 marzo e’ sempre sacramente festivo). Ci sono un sacco di fiori in giro, gli uomini che li regalano e le donne che li ricevono, gli uomini sono buffi, grandi e grossi, vestiti come sempre di nero, e con in mano i loro fiorellini. Si vede che sono felici di regalarli, ma siccome sono timidi, come sempre, sono goffi.
Poi si festeggia mangiando e bevendo, e ci si scambia altri doni (anche perche’ e’ la festa sia della Donna che della Mamma).
Ai russi piace tanto festeggiare, dare e ricevere doni, lo fanno per qualsiasi pretesto, una ricorrenza, un anniversario, il primo giorno di lavoro, il primo stipendio, etc. C’e’ anche la festa del Maschio, comunque, il 23 febbraio (per par condicio, penso, ai tempi del Comunismo era la festa dei militari, dopo il Comunismo si e’ pensato di eliminarla, “Ma perche’ mai rinunciare a una festa?” avranno pensato e cosi’ e’ stata solo riconvertita. Si comincia a festeggiare il giorno prima in ufficio, si finisce il giorno lavorativo successivo (nel senso che i maschi sono ubriachi e o non vanno al lavoro o se ci vanno sono come degli zombie). I datori di lavoro italiani prima si disperavano, ora sollevano le spalle, lasciano fare, questa e’ la Russia.
L’intervista e’ stata registrata ed e’ disponibile sul sito internet della RAI http://www.radio.rai.it/radio2/atlantis/
non so neanche come e’ venuta, qui il collegamento internet che ho e’ troppo lento, ma un giorno forse riusciro’ ad ascoltarla.
VIVA LA RAI!
Povera Italia?
Sono rimasto molto impressionato, negativamente, dal sentire, a poche settimane di distanza una dall’altra, le affermazioni sull’Italia di due connazionali da anni residenti in Russia, ambedue uomini d’affari (e di successo).Uno telefonava a un amico in Italia, l’altro parlava con un italiano in Russia per una Fiera, ma dicevano piu’ o meno le stesse cose: “Tra 10 anni sara’ ancora peggio, il declino economico e’ evidente e, probabilmente, inarrestabile, in 20 anni la Russia vi raggiungera’”.
C’e’ veramente da preoccuparsi, specie se si aggiungono altre constatazioni e osservazioni. Poco tempo fa nel suo negozio a Mosca la titolare russa indicava al proprietario di una fabbrica italiana, in visita commerciale, un paio di scarpe: “Le riconosce?” “Si, certo, le produciamo noi!”,”No, sono made in Cina, una copia perfetta, solo che costano poco piu’ della meta’”.
Nel supermarket dove faccio la spesa, vicino a casa, reparto alimentari, vedo un sacco di prodotti italiani, o meglio dal nome italiano, perche’, guardando meglio, si scopre che la “mozzarella” (scritta proprio cosi’, in italiano) la fanno in Germania, cosi’ come le pizze surgelate – Capricciosa e Bella Napoli, che il sugo per condire la pasta lo fanno in Russia (e si chiama “Ragu’ all’italiana”) o in Ucraina, oppure si scopre che l’olio d’oliva viene quasi tutto dalla Spagna (ma le poche volte che arriva il Monini dall’Italia viene bruciato via in poco tempo), cosi’ come le olive conservate o il tonno in scatola (qui c’e’ piu’ varieta’, ma vi assicuro che buono come il nostro italiano non c’e’, eppure i prezzi non sono bassi). Si potrebbe continuare, ma possibile che i nostri prodotti sono i piu’ buoni, e la gente – anche in Russia –lo sa, ma non siamo capaci di venderli?
Per non parlare poi dell’abbigliamento, praticamente quasi tutte le donne qui hanno almeno un capo di marca italiana, anche se probabilmente di originale c’e’ ben poco (la Russia e’ uno dei regni mondiali della contraffazione, di moda, di musica, di software, di dvd o videocassette) tra imitazioni illegali e “autorizzate” (certi dicono che e’un modo che usano le grandi marche per non lasciare spazio alla concorrenza e conquistare comunque il mercato).
Altra cosa che mi appare inspiegabile (beh, fino ad un certo punto, vedendo la fine che sta facendo) e’ come la FIAT, che da decenni, dai tempi del comunismo, aveva stabilimenti per coprodurre automobili qui, grande vantaggio competitivo, si sia ridotta a una quota irrisoria del mercato russo (in pratica si vede in giro qualche Alfa Romeo e poco altro), ma come e’ possibile? (Qui qualcuno dice che i russi vedono nella FIAT il passato che non amano e vogliono cancellare al piu’ presto, mah!).
Mi sembra che gli italiani si stiano rendendo conto di questo brutto momento (speriamo sia solo questo), quando telefono in Italia ad amici e si parla della situazione generale domina il pessimismo e la preoccupazione.
Certo che se guardiamo certi cosiddetti “uomini d’affari” che vengono qua possiamo capire tante cose. Ho gia’scritto un po’ di tempo fa di uno che e’venuto dall’Italia con valigie piene di capi di abbigliamento, convinto che bastasse andare da un venditore locale, aprirle, mostrare i prodotti e, zac, affare fatto e pacchi di dollari in arrivo, bene ora ha appena venduto il telefono cellulare (a una mia amica) per comprare il biglietto di ritorno in Italia.Un altro, un giovane della Puglia, e’ venuto in Russia, ha chiesto un incontro, mi ha fatto vedere il campionario di vini locali dicendo “Sono molto ottimista, anche perche’ abbiamo una grande idea proprio adatta al mercato russo, una confezione in tetrapak”. L’ho portato al mio solito supermercato e gli ho fatto vedere: ce ne sono gia’ cinque di vini in scatola, uno addidittura e’ cileno e un altro greco, e tutti sono meno buoni, forse, del suo, ma sono piu’ adatti al gusto russo (non dimentichiamo che i russi sono capaci di bere il vermuth Martini, quello bianco, dolce, a pasto, con le insalate e la carne).
Insomma c’e’ poco da stare allegri. Certo, direte voi, il mio e’ un punto di vista particolare, gli imprenditori italiani residenti qui potrebbero provare rancore per l’ingrata patria d’origine (oppure, peggio, essere fuggiti dai giudici o dai creditori), e la gente che sento io, proprio perche’ in cerca di aiuti e appoggi non istituzionali, potrebbe essere sprovveduta o ingenua. Puo’ essere, ma, come diceva un famoso giallista “Tanti indizi fanno una prova” e poi non e’ forse vero, come abbiamo appena appreso dai giornali, che dopo anni di segno positivo la nostra bilancia commerciale e’ andata nel 2004 in passivo?
Io non ho posizioni preconcette verso l’attuale Governo italiano (anche perche’ da lontano le cose si guardano con piu’ serenita’ e, forse, obbiettivita’, ma soprattutto si coglie quello che e’ l’andamento, il bene del Paese, spogliato da tutte le diatribe politiche quotidiane), ma penso che la priorita’ piu’ che calar le tasse dovrebbe essere il piano per il rilancio produttivo ed economico dell’Italia. Ma leggo che viene annunciato come imminente; bene speriamo che “last but not least” sia stato lasciato per ultimo proprio perche’ era il piu’ importante... Forza, allora, cari politici, al lavoro, che non c’e’ piu’ tempo da perdere!





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