Riassunto di “Centomila gavette di ghiaccio”
Non so come, non so perche’ ma vedo che molti arrivano su questo mio sito cercando proprio questo riassunto. Saranno studenti (ma allora nelle nostre scuole gli insegnanti fanno ancora leggere questo libro?), saranno semplici curiosi, non lo so, ma voglio fare qualcosa per loro, mi sento un po’ in debito per la fiducia, ahime’, fino a questo momento impropriamente riposta.
Avevo anche voglia, a dir la verita’, di rileggere questo libro, e di rinvigorire il ricordo affinche’ l’oblio, inesorabile, non abbia a stendere un velo pietoso su vicende terribili che ci hanno toccato cosi’ da vicino. Potro’ in questo modo rendere anche un piccolo omaggio a mio nonno, che non ho mai conosciuto, anche lui disperso da qualche parte (o dappertutto) in questa terra di Russia.
Questo “riassunto” e’ tutto opera mia, siete liberi di farne quello che volete. Solo un piccolo consiglio: cercate, quando avrete un po’ di tempo libero, di leggere anche solo qualche pagina del libro, ne vale la pena, e aiutate a tener viva la piccola fiammella del ricordo.
Giulio Bedeschi (1915 – 1990), “Centomila gavette di ghiaccio”, prima edizione 1963, editore Mursia.
Riassunto
A una breve prima parte dedicata alla partecipazione dei soldati italiani alla campagna di Albania durante la II Guerra Mondiale, in cui abbiamo modo di fare la conoscenza con Italo Serri, ufficiale medico dietro la cui identita’ si nasconde l’autore del libro, segue la seconda parte, piu’ consistente, nella quale la storia di un piccolo reparto alpino (la batteria Ventisei) della mitica Julia si fonde con quella dell’intero corpo di spedizione impegnato nella campagna di Russia. Gli Alpini, convinti di andare a fare la guerra sulle montagne del Caucaso, si ritrovarono invece a dover affrontare i russi sulla pianura del fiume Don (odierna Ucraina), muli contro autoblindo, piccoli cannoni di montagna contro carri armati. Pur in condizioni sfavorevoli e con un nemico nettamente superiore si coprirono di gloria (tanto che i russi stessi dichiararono in un comunicato che “Soltanto il Corpo d’Armata Alpino italiano deve considerarsi imbattuto sul suolo di Russia”). Ma la linea cedette su tutti gli altri punti e, per non finire accerchiati, gli alpini dovettero volgere le spalle al fronte e ripiegare. Ebbe cosi’ inizio una marcia tragica e terribile per la salvezza, in centomila partirono (italiani, tedeschi, romeni, ungheresi), poche decina di migliaia tornarono.
Nell’inverno 1942-1943 dopo 45 giorni di “disperata vita guadagnata ora per ora strappandola al gelo”, 15 giorni di accerchiamento, 11 combattimenti furiosi, 700 km. percorsi a piedi nella neve, i soldati poterono avere un breve riposo tranquillo, dopo altri 500 km. di marcia e altri 25 giorni gustarono la salvezza.
Il punto di vista e’ quello dei soldati (anzi, dei morti, dice Bedeschi), spostati di qua e di la’ senza capirne il senso, abbandonati, sottoposti a prove tremende, forse neppure immaginabili, ma disperatamente e forsennatamente attaccati alla vita. La ritirata in poco tempo si trasformo’ in tragedia epica, ben presto senza scarpe, con piedi e mani congelati, con temperature che sfioravano i 50 gradi sottozero, costretti a camminare tra la neve alta, senza nulla da mangiare per giorni e giorni, con pochissime munizioni residue, continuamente braccati dai russi e costretti ad aprirsi la strada combattendo, solo un disperato istinto di conservazione e una grande forza morale li tenevano in vita.
Nulla ci viene risparmiato: descrizioni minuziose di povere carni martoriate, mutilazioni, ferite orribili, gesti che non avevano piu’ nulla di umano.
Romanzo corale, ma qualche figura si staglia: il tenente Reitani, comandante della Ventisei, siciliano di ferro, Scudrera, testardo come il suo mulo, saggia testa contadina, Pilon, gigantesco conduttore di muli, animo gentile di poeta.
I soldati russi appaiono solo nello sfondo, contro di loro nessun odio (stranamente, i pochi episodi di barbarie e disumanita’ vedono protagonisti soltanto soldati tedeschi), verso la popolazione russa invece solo parole di simpatia e di riconoscenza.
Il libro e’ scritto in un bell’italiano, lo svolgimento degli accadimenti e’ trattato con maestria, la parte finale (il ripiegamento disperato per uscire dalla sacca di accerchiamento) ha il ritmo e la cadenza del miglior romanzo d’avventura (non fosse, purtroppo, che si tratta della vita vera vissuta dai nostri nonni), e ha , forse, il suo culmine narrativo nell’ultima battaglia di sfondamento delle linee nemiche (a Nikolajewka), quando il generale Reverberi, comandante della Tridentina, nel momento in cui tutto sembrava perduto, balza in piedi sull’unico carro armato rimasto e urlando guida i suoi alpini all’assalto finale.
La guerra vi appare con nulla di glorioso, e il sacrificio di tanti uomini non deve andare perduto perche’ “L’analisi degli errori compiuti nel passato e la conoscenza di ogni strazio sofferto impongono una civilta’ finalmente monda dalla barbarie della guerra”.
CITAZIONI SIGNIFICATIVE:
Il soldato italiano
“La bonomia con la quale questi si soffermava volentieri a parlare, ad acquistare, ad interessarsi di sofferenze e di piccole cose locali; il sorriso con cui offriva una sigaretta a un uomo, salutava una donna, accarezzava un bimbo; il linguaggio dolce, lo stesso incedere privo di rigidezze superbe, tutto contribuiva a sciogliere negli animi greci l’avversione che gli eventi bellici e la propaganda avevano montato”
La guerra e il popolo
“E tutto cio’ faceva pensare che la guerra e’ una terribile dispensatrice di odii e l’avversione ufficiale e’ una potente leva, ma alla lunga e’ piu’ potente ancora l’umile intesa della buona gente che, al di sopra di ogni contrasto comandato, si ritrova e lietamente si riconosce in qualunque contrada del mondo”
La Russia
“Strana terra la Russia. Per mezze giornate il treno procedeva su un terreno ondulante, fra campi di girasole che si estendevano fin dove l’occhio riusciva a distinguere qualcosa. Linee sterminate; non si vedeva una casa, un albero, un uomo. S’intravvedeva poi all’improvviso in una conca un agglomerato di casupole che scompariva tosto, seguito dalla vastita’ di altra terra rinsecchita. Per ore, per giorni”.
Il fronte russo
“- E’ stato l’inverno scorso, verso Mosca – rispose il tedesco con un velo di dolore nella voce; - soltanto in due mattine consecutive, alla sveglia abbiamo trovato sotto le tende quasi tremila nostri soldati morti assiderati. Erano di pietra.
- Reitani tacque.
- E’ il fronte russo – concluse l’altro con un sorriso. – Non fatevi illusioni”.
La popolazione russa
“La popolazione russa ben presto s’era istintivamente accostata agli alpini; la gente d’Ucraina aveva trovato via d’intesa con gli uomini dalla penna nera e si mostrava larga di simpatia e di attenzioni verso quei ragazzi gioviali; offriva spontanea ospitalita’ nelle isbe e si intratteneva volentieri a conversare fino a tardi”
Gli alpini (preghiera)
“Guardali come sono ridotti, quasi peggio diTe quando nascesti: hanno solo un po’ di fradicia paglia per sdraiarsi; Tu almeno avevi, scusa, il bue e l’asinello a riscaldarTi col fiato. Loro no. Il loro fiato esce dalla bocca e diventa brina, ricade sul bavero e sul petto del cappotto, anche quando dormono; si svegliano cosi’, poveretti, col ghiaccio sugli abiti. E sopportano, perche’ sono mansueti ed umili di cuore, come Tu vuoi. Ti chiedono soprattutto di farli tornare presto a casa, alle loro montagne; da soli non possono andarci, sono capaci di morire qui, per ubbidire.”
La ritirata
“La visibilita’ divenne nulla, come ciechi i marciatori continuarono a camminare affondando fino al ginocchio, piangendo, bestemmiando, con estrema fatica avanzando di trecento metri in mezz’ora. Come ad ogni notte ciascuno credeva di morire di sfinimento sulla neve, qualcuno veramente s’abbatteva e veniva ingoiato dalla mostruosa nemica, ma la colonna prosegui’ nel nero cuore della notte”.
La riconoscenza
“- La popolazione non vi deve vedere: e’ l’ordine.
- Non abbiamo la peste, noi! Siamo gli alpini che tornano dalla Russia!
- Che alpini o non alpini! ! Ma vi vedete? – urlo’ allora ai rinchiusi il ferroviere, - vi accorgete si’ o no, Cristo, che fate schifo?”
Ancora una volta in Italia
Tornare in Italia dopo un po’ di tempo (ad esempio sei mesi) mi fa sempre lo stesso effetto: mi rilasso, respiro bene, mi godo il panorama e le cose. Certo e’ perché rientro tra i miei simili, dove ho vissuto la maggior parte della mia vita, dove ho lasciato i parenti, cari amici, tanti ricordi. Ma non mi sembra di essere il tipico emigrato che rientra a casa, quando sono in Russia non muoio di nostalgia, la vita futura la immagino sempre con gioia la’, nel Paese lontano. E’ l’Italia che e’ cosi’, viverci, rispetto alla Russia, e’ piu’ dolce, piu’ facile. Forse si riflette la geografia, la’ immense distese piatte o montagne altissime, qua colline, monti, pianure, laghi, mare, tutto vicino, tutto alternato (sono tutte cose che ci sono in Russia, ma “una per volta”, per cambiare ambiente, infatti, in genere si usa l’aereo); la’ buio buio (d’inverno a Mosca ci sono poche, e pallide e tristi, ore di sole) o chiaro chiaro (d’estate invece a Mosca si puo’ leggere il giornale per strada anche alle undici di sera), qua piu’ varieta’ e differenze (in Russia, ad esempio autunno e primavera sono appiattiti, durano pochissimo). Insomma non scopro niente dicendo che la Russia e’ terra di contrasti, di aspre contrapposizioni, di bianco o nero; l’Italia invece e’ la terra delle sfumature, delle mediazioni, delle varieta’, dei colori.
In Russia occorre essere sempre vigili, la vita e’ sempre lotta e agonismo, nulla e’ regalato e nulla e’ scontato. La gente agisce come se vivesse in un ambiente ostile, muta, seria, tira dritto e non si scosta dalla strada, o ti sposti o ti investe, ti urta, si fa spazio coi gomiti, se cadi ti arrangi. In Italia si entra che i doganieri ti sorridono, anche la polizia e’ amica, ti spiega gentilmente, ti consiglia e scambia due battute scherzose, i vigili del fuoco invece si mobilitano in forze per salvare un cane cieco disperso nelle fogne vicino a Bergamo.
Ci ho pensato bene, forse la cosa che mi deprime di piu’ in Russia e’ la monotonia, la scontatezza di una vita con poche alternative alla sequenza casa-lavoro. In Italia c’e’ il bar dove trovarsi con gli amici, il calcetto la sera, infiniti luoghi da visitare senza viaggiare troppo la domenica, e poi le attivita’ sociali, assistenziali, chi partecipa alla banda del paese, chi va per mercatini in cerca di antiquariato, si potrebbe riempire ancora una pagina intera. In Russia di tutto questo c’e’ ben poco, non c’e’ il tempo, non ci sono le strutture, non c’e’ la mentalita’ e la tradizione, cosi’ la vita e’ piu’ piatta.
Anche Natascia se ne accorge, mi ha spiegato che quando viene in Italia si sente subito in vacanza (anche quando viene per lavoro); e’ una specie di incanto che non vuole sciupare, dice, vivendoci stabilmente, perche’ poi si abituerebbe (mmmm, cosa dite, e’ bella questa, vero? Non sara’ che mi sta menando in giro?).
Ormai ogni volta e’ piu’ o meno lo stesso programma: in aereo ascolto le lamentele dei vari piccoli imprenditori, agenti di commercio, ingegneri, che tornano dalla Russia incerti e sconfortati (i russi, chiamano, sembrano molto interessati, ascoltano con attenzione, poi fanno richieste strane e propongono accordi impossibili, noi tentenniamo, cerchiamo di discutere e negoziare tra uomini d’affari come si fa in Italia, e quelli stanno gia’ pensando ad altro, ci congedano gentilmente e ci assicurano che “si faranno sentire”), arrivato alla mia cittadina sento i lamenti ed il pessimismo degli amici e conoscenti (certo che, non ricordavo quasi piu’, ma quanto costa mantenere una casa, un’automobile, un conto corrente in banca! In Russia non e’ cosi’!), in Tv e sui giornali sento e leggo di strani funambolismi politici (da tutti gli schieramenti, sia chiaro) che, mi sembra, trovano il tempo che trovano e dimostrano sempre di piu’ il distacco, e il disinteresse, dai problemi del Paese (ma anche gli imprenditori italiani, pero’, devono imparare e muoversi meno da soli e vincere la diffidenza per tutto cio’ che e’ pubblico, finanziamenti a basso costo o a fondo perduto a parte). Poi, per quanto riguarda la Russia, mi raccontano della badante che hanno in casa (ma ce l’hanno tutti ormai!), che e’ brava, e’ fidata (ma non e’ russa, perche’ in realta’ sono tutte ucraine). Continuo, infine, a sentire di italiani che sposano russe, ma, stavolta, non mancano i racconti di amori finiti, di liti insanabili, di complicati divorzi e separazioni.
Questa volta per due giorni abbiamo accompagnato due giovani donne russe, conoscenti, a fare un po’ di turismo. Ho avuto anche diverse sorprese: appena a Milano hanno detto “Ma come si respira bene qui, altroche’ Mosca!” (?!); non hanno gradito il risotto con la salamella e neppure le lasagne alla bolognese (che scandalo!); si sono lamentate della scarsa puntualita’ dei treni italiani (si’, … e’ vero, ma … in Russia ho visto treni annullati all’ultimo momento con una marea di gente che aspettava sulla piattaforma, o soste improvvise per un’ora e passa in mezzo alla campagna, al freddo, senza alcuna informazione…). Non c’e’ niente da fare, i russi, le russe, sono troppo orgogliosi e nazionalisti, in casa, tra di loro, non risparmiano le critiche a quello che non funziona (che non e’ poco), ma all’estero o con estranei, l’atteggiamento cambia completamente (e lo fanno, mi sembra, senza neppure accorgersene). Sono volute andare a Venezia, non so se gli e’ piaciuta (non si sono espresse), a San Marco sono piaciuti i piccioni in piazza, le ha interessate il Ponte dei Sospiri, sono state molto incuriosite dalle gondole, non hanno voluto entrare da nessuna parte pero’, tranne i negozi per i souvenir o per l’abbigliamento. Al momento del ritorno, in partenza per l’aeroporto, si sono presentate con borse piene di vini, liquori e formaggi e dolci, beh, ma questo era scontato.Mosca
In Italia pensavo che Mosca fosse una citta’ grigia e non bella, ora che l’ho vista posso dire che invece non e’ (o non e’ piu’) cosi’. A me Mosca piace. La Piazza Rossa e’ magnifica, ogni volta che ci vado e’ sempre una grande emozione e ne resto incantato, il centro della citta’ alterna scorci eleganti e raffinati a panorami solenni e monumentali (oltre a qualcosa di piu’ ordinario e popolare). E’ una citta’ molto estesa, dai grandi spazi, piena di verde, con qualche collinetta, mi diverto a spostarmi con la metropolitana (e’ comodissima e porta dappertutto): ogni volta che rispunto in superficie c’e’ la sorpresa di un nuovo panorama, una nuova atmosfera. Certo la periferia e’ brutta e povera (come molte altre famose citta’, del resto), e le tracce di un passato poco glorioso e di un presente difficile sono abbastanza evidenti, ma e’ una citta’ che ha personalita’ e storia. Peccato che l’incendio provocato per fermare Napoleone abbia cancellato tante testimonianze antiche, peccato che il regime comunista abbia abbattuto senza pieta’ quartieri storici e innumerevoli chiese, ma evidentemente di cose belle ce n’erano tante che distruggerle tutte era impossibile. Qualcosa e’ stato ricostruito (come la Cattedrale di Cristo Redentore – era stata demolita in epoca comunista per far posto a una piscina e poi riedificata in pochissimo tempo, dal 1994 al 1997; e’ famosa la sua cupola tutta placcata d’oro), altro e’ stato ristrutturato e ripulito. I monasteri stanno riprendendo il loro splendore (molto del denaro occorrente giunge dai russi emigrati all’estero, Stati Uniti e Canada soprattutto), anche se mantengono la contaminazione laica e secolare acquisita ai tempi sovietici (in uno, quello dove ha la sede Alessio II, l’equivalente del Papa per la Chiesa Ortodossa, ci stanno dentro un albergo e degli uffici privati, e infatti una volta, uscendo dall’Ascensore, me lo sono trovato proprio davanti, il Patriarca ortodosso dico). In poco piu’ di dieci anni, comunque, la citta’ ha visto una trasformazione radicale, i soldi non mancano (Mosca e’ una citta’ ricca, circa il 25% del prodotto interno lordo russo viene generato qui, a Mosca ci sono oltre la meta’ delle banche presenti in Russia, e qui arriva circa il 60% di tutti gli investimenti di capitale estero), il suo Sindaco, Luzhkov, e’ ambizioso e potente, la ricorrenza del 1997 (Mosca festeggiava gli 850 anni d’eta’) e’ stata un’occasione per un ulteriore lifting (ora c’e’ la presentazione della candidatura per le Olimpiadi del 2012, sarebbe un’ulteriore opportunita’ di sviluppo).
Astronauti e astronautica
Da qualche parte qui vicino (ma probabilmente a quest’ora sara’ gia’ a Baikonur, nel Kazakhstan) c’e’ un italiano in quarantena. Ma non ha la polmonite dei polli o qualche altra brutta malattia, sta solo rispettando la prassi prevista per gli astronauti nell’imminenza di essere sparati in cielo. Il 15 aprile prossimo, infatti, partira’ una nuova missione (denominata ”Eneide”) dell’astronave Soyuz, e un italiano (Roberto Vittori) la capitanera’ (suoi compagni di viaggio saranno un russo e un americano).
Come sempre, rispettando la tradizione, l’ultimo atto pubblico e’ stato quello di depositare un mazzo di fiori sulla tomba di Yuri Gagarin (il primo uomo nello spazio), sepolto tra i grandi della Russia sotto le mura che circondano il Cremlino di Mosca. Poi la notte prima di partire guarderanno lo stesso film che guardo’ Gagarin; dovranno saltare invece i festeggiamenti che ci saranno in Russia per il 12 aprile (giornata degli Astronauti).
Per la Russia l’astronautica e’ sempre stato un motivo di grande orgoglio, il regime Comunista la usava per mostrare al popolo tutta la capacita’ e il livello di progresso tecnico che non avevano niente da invidiare a quelli americani (la gente non era cosi’ scema, capiva che le cose non stavano esattamente cosi’, ma nello stesso tempo aveva la prova che i russi, quando si impegnano e si organizzano, sono capaci di grandi cose, e cosi’ insomma, seguiva con grande partecipazione le imprese spaziali e considerava gli astronauti come propri beniamini).
Gli sforzi profusi furono veramente immensi e non sostenibili a lungo (ma fu la stessa cosa per gli Stati Uniti). Per questo (l’alto costo) e, forse, per un’errata valutazione delle forze e delle intenzioni dell’avversario, non fu un russo a mettere il piede per primo sulla Luna. Il progetto esisteva, i calcoli erano tutti fatti, sarebbe stato fattibile arrivare prima degli americani. Anche perche’ lo scienziato piu’ geniale (assieme a Konstantin Tsiolkovsky), Serghei Korolev, stava proprio in Russia. E’ stato lui il padre dell’astronautica russa. Si dice che mori’ portando nella tomba gran parte della sua scienza (si potrebbe intuire, quindi, che ci fosse qualche problema con l’Autorita’). Porta il suo nome oggi (da non molti anni) la citta’ dell’industria astronautica russa, a circa 30 km. da Mosca (da non confondersi con la Citta’ delle Stelle, dove vengono addestrati gli astronauti, sempre vicino a Mosca ma da un’altra parte). 
E’ molto interessante visitare il Museo dell’astronautica a Mosca, si scopre che la navetta che ospito’ Gagarin (nel 1961) era veramente minuscola (ci si poteva stare solo seduti, quasi rannicchiati, senza spazio per muoversi), che il primo satellite (lo Sputnik) era una sfera con tanti aculei, piccola piccola, sembrava quasi un giocattolo, che gli “attrezzi degli astronauti” erano un normale cacciavite e una pinza. Mi aspettavo tecnologia sofisticata e materiali specialissimi, niente di tutto questo, mi stupivo di come tutto questo avesse potuto funzionare. Diceva in un’intervista l’astronauta italiano che lui era stato anche negli USA per l’addestramento, ma che l’insegnamento ricevuto in Russia era stato il migliore, gli americani automatizzano tutto, cercano quasi di rendere il pilota superfluo, i russi ti danno un cacciavite in mano e ti fanno smontare l’astronave come esercizio.
Non sempre tutto e’ andato bene. Si sa oggi dei vari problemi avuti dalle varie navette (a volte risolti dalla capacita’, e dalla manualita’ appunto, dei piloti), ma per il passato chi lo sa. Tutto era coperto dal segreto di Stato, addirittura la citta’ di Korolev di cui dicevo poco sopra non veniva fatta figurare nelle carte geografiche. Abbiamo conosciuto una moglie di astronauta che raccontava che il marito le veniva “sequestrato” per mesi senza che le venisse data alcuna informazione.
Anche in Russia, come negli Stati Uniti, l’industria astronautica se la sta passando male, a Korolev e’ rimasto solo il centro di controllo (l’equivalente di Houston), qualcuno sta pensando a soluzioni fantasiose come il turismo spaziale o l’affitto delle navicelle per usi commerciali, molti ingegneri hanno dovuto riconvertirsi in altri settori o hanno cambiato attivita’.
Qualcosina sul Comunismo
Vivere in Russia e dimenticare il Comunismo non e’ possibile (almeno per il fatto che tutte le volte che vado al lavoro e’ la statua di Lenin a indicarmi la direzione da prendere – che, en passant, e’ quella giusta).
Ho le mie convinzioni e mi sono fatto nuove idee e, probabilmente, le avrei tenute per me (non sono cosi’ ambizioso, o pazzo, da scrivere di questi temi), ma il verificarsi di alcune coincidenze mi ha fatto cambiare intenzione. Ci sono certe cose che mi danno fastidio, e io non riesco a restare zitto, sono fatto cosi’.
Premessa: il Comunismo (cosi’ come e’ stato realizzato nell’esperienza sovietica) e’ indifendibile, nessuno che ragioni un po’ ne ha nostalgia, quindi io qui non voglio parlarne male, e’ troppo facile, e’ troppo scontato, e’ gia’ stato detto tutto. Altra premessa: non voglio certo fare qui elaborazioni teoriche, disquisizioni, saggi di politica, ma solo esprimere le mie impressioni e riflessioni e riferire di alcune cose che ho visto o letto.
E’ morto il Papa, l’emozione e l’attenzione e’ stata enorme e pressoche’ universale, in Italia non si e’ parlato di altro per giorni (ho appena smaltito a fatica la sbornia mediatica che abbiamo subito – ma anche accettato). E, come sempre, ognuno ne ha approfittato pro domo sua, ognuno ha voluto vedere nel Papa quello che gli faceva comodo e ha bellamente ignorato tutto il resto. Non dobbiamo stupirci di questo, non siamo piu’ bambini, qualcosa abbiamo studiato (come, ad esempio, regoline tipo “La storia la scrivono i vincitori” o “In politica, come in amore e in guerra, si usano tutte le armi e tutto e’ lecito per giungere allo Scopo”), e sappiamo che la lotta politica (non importa se fatta da Destra o da Sinistra) e’ fatta molto di ideologie (cioe’ di pensiero che piega i fatti alle strategie). Non ci scandalizziamo per questo. Pero’ nessuno ama essere fatto passare per fesso, cosi’ usiamo pure lo slogan “I comunisti mangiano i bambini”, purche’ si sappia che e’ una favolina e un’espediente pubblicitario (come “Ava lava piu’ bianco”, piu’ o meno) fatto per indurre emozionalmente la gente a comportarsi come fa comodo.
Allora (tralasciando tutto il resto, come il fatto che la predicazione e gli scritti di Giovanni Paolo II siano stati in gran parte dedicati alla Morale, alla famiglia, alla difesa della vita, etc. ma di questo se n’e’ parlato ben poco - del resto i politici attuali che si dicono campioni e difensori del cristianesimo in Italia sono quasi tutti divorziati e risposati o accompagnati con donne piu’ giovani e belle) il Papa e’ stato uno degli artefici, indiretti, della fine del Comunismo, va bene, pero’ e’ stato anche chi ha detto che “il Comunismo si puo’ spiegare come risposta agli eccessi del Capitalismo” (a ragione veduta, visto che e’ stato operaio in un’industria chimica in Polonia) e chi ha lasciato scritti e testimonianze di forte critica del modello di sviluppo oggi dominante nel mondo (imposto dagli Stati Uniti e, piu’ o meno, dagli altri Paesi dell’Occidente).
Vivo in Russia, ho visto e sentito tante cose, qualcosa ho imparato.In questi giorni sto anche leggendo un libro (“Memoria e avvenire della Russia”, scritto da Aleksandr Jakovlev, uno dei principali collaboratori di Gorbaciov quando era al potere). Le domande che mi faccio sono queste:
- abbiamo riflettuto abbastanza che il Comunismo e’ stato abbattuto dall’interno e senza violenza? Quante volte una cosa simile e’ accaduta? Se era un Potere cosi’ oppressivo, violento, poliziesco, come e’ stato possibile tutto cio’ (soprattutto considerando che sono stati proprio i suoi capi a dichiararne il fallimento e a impedirne il futuro)?. Leggendo Jakovlev si e’ molto stupiti: a loro era ben chiaro che il sistema messo in piedi da Lenin e gli altri non funzionava per niente, non manteneva gli impegni presi con la popolazione; riflettevano a lungo, si interrogavano del perche’, giungendo alla conclusione che occorreva cambiarlo radicalmente.
- Ho constatato che la societa’ russa degli anni ’70 e ’80 non era poi molto diversa dalla nostra, quello che la gente diceva, pensava, sognava, il modo di comportarsi, di vestire, la musica che ascoltavano, etc. erano piu’ o meno come i nostri occidentali. C’era una grande barriera e rottura tra la societa’ reale (o civile) e la struttura politica. Il Comunismo, quello brutto e cattivo, che ci viene ricordato spesso in Italia, era quello degli anni di Stalin, ma venne sconfessato e criticato dai russi stessi, anche ufficialmente, nei primi anni ’60.
Ricordo che nel 1981 (solo pochi anni prima dell’avvento al potere di Gorbaciov, quindi) ero in treno, di ritorno dall’Universita’ di Trento, in compagnia del Professore che mi seguiva nella realizzazione della tesi di laurea, e riflettevamo che, in realta’, il modello politico e sociale di Russia e Stati Uniti non era poi cosi’ distante e, soprattutto, stavano andando sempre di piu’ verso importanti convergenze: lo Stato non era negli Stati Uniti cosi’ assente dall’intervenire in economia come si voleva far credere e in Russia non era cosi’ onnipresente. Inoltre il vero Potere (di imporre scelte strategiche, di difendere gli interessi) ne’ in un Paese ne’ nell’altro era monolitico e risiedeva nelle sedi istituzionali (il Governo, il Parlamento, etc.), ma era distribuito in svariati centri di potere (potentati economici, piu’ o meno legali; i servizi segreti – la CIA e il KGB; gruppi razziali – ad esempio le minoranze ebraiche erano, sono, potentissime in entrambi i Paesi; i localismi – c’erano leader di regioni o province che si facevano nominare capi del partito comunista locale ma che poi se ne servivano solo per fare in liberta’ i loro affari o i loro traffici spesso illeciti). Concludemmo che questo avvicinarsi era inarrestabile e che, col tempo, anche la “sovrastruttura istituzionale” di Russia e Stati Uniti sarebbe diventata molto simile (hai visto, Bruno, avevamo ragione, i fatti pochi anni dopo ci hanno dato pienamente ragione).
- Uno dei concetti/valori alla base di tutte le critiche al Comunismo e’ quello di liberta’. Ma siamo sicuri di non enfatizzare troppo la liberta’ che c’e’ (o dovrebbe esserci) nel nostro Occidente? Gli Stati Uniti sono stati capaci di far uccidere un loro Presidente (e poco dopo il Ministro della Giustizia, suo fratello) che probabilmente dava disturbo agli interessi di qualcuno piu’ forte di lui; in Italia sappiamo tutti bene cosa e’ successo (delle stragi con bombe, di Gladio, della P2, etc.). Negli Stati Uniti la mobilita’ sociale (la possibilita’ per i figli dei non ricchi di diventarlo un giorno) e’ bloccata, i leader russi erano tutti gente del popolo; ci scandalizziamo dei Mass media russi, diciamo che non sono liberi e sono asserviti al potere, in realta’, venite e leggete e ascoltate, vedrete che sono come in Italia: la TV da’ grande spazio a Putin e qualcosina agli altri, filtra le notizie, le porge nel modo dovuto (e tutto questo e’ annegato nel grande mare degli spot pubblicitari, dei reality show, dei programmi di intrattenimento, etc.); i giornali hanno un po’ piu’ spazio per criticare e far sentire voci alternative.
- Non e’ per caso che all’Occidente vige il patto: lavorate (o non lavorate, fa lo stesso), vendete, comprate (meglio: consumate), fate sesso come volete, MA: NON disturbate il manovratore (se lo farete, peggio per voi)? Ma, in fondo, non e’ questo che la gente vuole? In Cina oggi sono tutti contenti (un recente sondaggio diceva che la’ hanno il record mondiale di ottimismo – oltre a quello di aumento del PIL), quei vecchi saggi, e furbacchioni (ma in fondo onesti), dei cinesi hanno trovato la formula giusta: il potere politico e’ bloccato, quasi totalitario, l’economia e’ libera. Perche’, in fondo, poi cosa ne facciamo della liberta’ che abbiamo? Gli studi, i servizi giornalistici, le osservazioni dirette ci dicono che i giovani nei Paesi piu’ ricchi sono insoddisfatti, infelici, si dedicano al consumismo piu’ sfrenato, alle attivita’ per lo piu’ ludiche, fanno molto uso di droghe e di alcol. Quando studiavo un po’ sociologia all’Universita’ leggevo che la felicita’ sociale non e’ legata a quello che si possiede, ma ha a che fare con il sogno, la possibilita’ di realizzare gli obiettivi, il senso della vita. (quindi hanno ragione i nostri padri quando dicono che “Eravamo piu’ felici quando eravamo poveri ma cominciavamo a capire che stavamo per diventare ricchi”).
- Ricordiamo, allora, per finire, qualcosa di buono che ha fatto il Comunismo: alcune Opere Pubbliche (che strano, stessa cosa si potrebbe dire per il Fascismo in Italia…): l’immensa metropolitana di Mosca, il magnifico sistema di riscaldamento centralizzato, etc.; aver instillato nella gente il concetto di dignita’ della persona (esempio banale: ieri a scuola hanno proposto di destinare gli scarsissimi fondi che da’ lo Stato per i pasti degli scolari alle sole famiglie bisognose, ebbene nella classe della mia bambina le tre famiglie indicate hanno rifiutato, dicendo che ce la potevano fare da sole; vi immaginate una situazione cosi’ in Italia?); aver dato importanza fondamentale all’educazione, all’istruzione del popolo (con risultati molto buoni), e potrebbe esserci altro ancora.
Scusate, mi sono lasciato prendere la mano, e’ ora di finire. Quello che vorrei concludere, in fondo, e’ solo che ho nostalgia della Politica, quella con la “P” maiuscola, dove si discute di qual e’ il vero bene del popolo, di quale sia la natura dell’uomo, di come cercare di imbrigliare le forze che altrimenti distruggerebbero il mondo (perche’, non facciamo gli ingenui, la liberta’ assoluta vorrebbe solo dire il Dominio totale dei prepotenti sui deboli, dei ricchi sui poveri, o pensiamo davvero che a tutti sono date le stesse possibilita’ di riuscita?). Questa l’ho trovata leggendo quelli che possiamo chiamare gli esecutori fallimentari del Comunismo (Jakovlev, appunto, Gorbaciov, e altri), In Occidente invece ormai si parla solo di PIL, l’Economia e’ tutto (ma che buffo, e’ proprio quello che diceva Carlo Marx, ma guarda le ironie della Storia), si da’ per scontato (o vogliono far crederci) che viviamo nel migliore dei mondi possibili.
Cerchiamo, quindi, di avere un po’ di rispetto per il nemico vinto, se siamo dei fieri e indomiti combattenti della liberta’ come pensiamo, non neghiamo questo diritto a un avversario che e’ stato coraggioso. Tanto ormai di queste cose parleranno soltanto i libri di storia.
P.S. Riporto qui quello che ha scritto, in un diverso blog benty, dalla Grecia (racconta di un ceco, Pavlos – uno della Repubblica Ceca cioe’, che oggi vive in Grecia e che ricorda i tempi del Comunismo), lo sottoscrivo in pieno:
“Ci ha raccontato che la gente aveva difficoltà, ma c'era grande solidarietà, che le città erano splendide e non piene di Mac Donald e pornoshop in centro. Che c'erano meno soldi e meno ricchezza ma a tutti era garantito un livello di vita assolutamente decente, una buona istruzione (ho perso il conto delle lingue che parla Pavlos, suo padre era insegnante) e un lavoro. Adesso invece le differenze di reddito nella Repubblica Ceca sono enormi e ci sono un sacco di disperati che finiscono in strada, alimentando spaccio, criminalità, prostituzione, fenomeni prima inesistenti.”
Il resto potete leggerlo al sito: http://www.benty.splinder.com/ (post del 13 febbraio)
Ti aspettiamo, caro Vecchio
Il Regno dello Spirito e' fremente, fervono i preparativi per accogliere il nuovo Ospite,
non uno dei soliti questa volta, ma niente di meno che il Figlio Prediletto.
I Cieli e la Terra attendono, in rispettoso silenzio, il passaggio dell’illustre pellegrino,
E’ solo ormai in quest’ultimo viaggio, anche l’ultima mano amica ha dovuto abbandonarlo.
Arrivederci, caro Papa Giovanni Paolo...
... Finalmente potrai visitare con comodo l’amata Russia, ti aspettava,
ma un altro grande vecchio temeva di non riuscire ad uguagliare la tua altezza.
Anche qui in Russia c’e’ rispetto per questo grande personaggio, le notizie sul Papa sono ai primi posti nei notiziari, la gente sembra indifferente, ma so che non e’ cosi’, ci sono tante testimonianze, ad esempio una cara famiglia che frequento tiene esposta nella sala piu’ bella la foto del loro figliolo che a Roma e’ riuscito a incontrare il Papa, diversi anni fa ormai, mi hanno telefonato oggi per chiedermi come stavo, volevano essermi vicini.
La mente mi va ora al ricordo del bel film sulla vita di Papa Giovanni XXIII, il “Papa buono”, quando in una udienza ricevette la visita, che doveva restare segreta, della figlia, accompagnata dal marito, dell’allora Segretario del Partito Comunista Sovietico Nikita Kruscev, “Volevamo tanto incontrarla, Santita’” disse la donna inchinandosi davanti al Papa.





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