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Terra di poveri (nel senso di non ricchi) musicisti

di ilrusso (31/05/2005 - 20:31)

 

 

Fa una certa impressione andare a Teatro (quello del Conservatorio di Mosca, non uno qualsiasi), assistere ad una bella opera lirica (non degli allievi o dei neodiplomati, ma con cantanti ed orchestra di primo livello – il Direttore, mi hanno detto, e’ uno dei migliori di tutta la Russia) e poi ritrovarsi, sulla via di casa, il tenore seduto di fianco nel vagone della metropolitana, con in braccio il figlioletto e le poche cose personali nell’immancabile borsina di plastica (tipo quelle che danno quando si acquista nei negozi), come tutti i russi, del resto. In Russia non e’ strano; non e’ per snobismo o understatement, e’ proprio che chi campa di musica qui riesce a sfamarsi e poco piu’ (direte che anche in Italia non e’ che faccia la vita da nababbo, ma volete mettere? A Mosca molti professori d’orchestra si accorgono che campano meglio suonando i loro flauti o violini nella metropolitana che del loro stipendio – e infatti diversi di loro lo fanno) e poi in Italia uno puo’ sempre sperare di diventare un altro Pavarotti o Bocelli, ma qui…

Del resto, pur considerando che era un concerto in un normale giorno infrasettimanale, faceva tenerezza guardarsi in giro e vedere che il parterre (ma anche diversi palchi, se e’ per questo) era popolato da un pubblico competente ed appassionato, ma di straccioni (mi perdonino il termine, e’ un po’ forzato, ma e’ per rendere l’idea). Sarebbe stato molto diverso, invece, se fossi andato ad assistere agli spettacoli dove vanno i nuovi ricchi russi, i musical ad esempio (ora sta andando forte qui a Mosca Cats, ma ce ne sono di molto buoni anche di fattura locale), eleganza, profumi, voglia di mostrarsi (ma anche odore di fritto e di vodka).

Si potrebbe pensare che questo faccia stare i giovani alla larga, e invece non e’ cosi’. Quanti sono gli amici e i conoscenti che abbiamo che suonano, cantano, ballano (diversi di loro anche come prefessione)? E lo sanno bene, non si illudono, che in questo modo resteranno sempre poveri. Ma hanno l’orgoglio di poter dire (a loro stessi prima che a tutti gli altri) che vivono per l’arte, e il distacco sdegnoso, e anche un po’ arrogante, da tutti quelli che ragionano solo in termini materialistici. E’ un atteggiamento di cui molti sono inconsapevoli, per il motivo che i loro pensieri sono unicamente rivolti alla loro arte o, al massimo, a come insegnarla, tutto il resto e’ penosa perdita di tempo. Boris ne e’ il tipico esempio, la prima volta che l’ho visto e’ quando ci ha “ricevuto” nella mensa della scuola di musica dove insegna, un luogo tristissimo, misero; ci ha offerto una delle cose migliori che c’erano, un the, servito in un bicchiere tutto smangiato e crepato (erano tutti cosi’ del resto). Ma lui non faceva caso a queste cose, ci raccontava con entusiasmo l’ultima scoperta che aveva fatto, studiando la biografia di un musicista di cui non ricordo il nome, ed era soddisfatto del nuovo espediente didattico che aveva inventato (anche questo non lo ricordo, ma non l’avevo neppure capito allora, comunque). E’ giovane, non ha trentanni, in genere vestito con noncuranza (sapra’ al mattino quello che si sta mettendo addosso?), comunista figlio di veri comunisti con moglie pure comunista. Quando lo incontriamo da amici ha un atteggiamento sempre formale, e’ vestito decentemente (ma con abiti che noi diremmo demodee), e’ sempre il primo ad andarsene, non ama quando i convivi cominciano a sbracare e i convitati a  cantare sguaiatamente, la musica e’ una cosa seria (ora ha appena avuto un figlio, il primo, chissa’ perche’ ma mi domando se quando l’hanno concepito si sono almeno spogliati un po’ e se si sono guardati, la morale comunista era come quella puritana, il sesso era una cosa di cui non si poteva parlare, era necessario per la conservazione della specie, e quindi non si poteva vietare).

Ma ci sono anche la zia di Natascia (che era insegnante di musica), o il suo ex marito (a 25 anni era quasi direttore d’orchestra, poi ha avuto la famosa crisi mistica e ora vive in un gruppo religioso) e poi Dascia, Larisa, Irina (e altri), tutte giovani, carine anche (meno Irina).  Dascia e’ decisamente bella ma non ha il fidanzato, aspetta sempre il Principe Azzurro, fa una vita raminga, non ha una casa sua, finche’ ci sono i soldi sta a Mosca, condivide una stanza con altre ragazze, quando i soldi mancano torna dai genitori, a 1.000 chilometri da Mosca; ultimamente sembra che abbia concluso che deve andare in Germania, la’ i cantanti lirici sono molto considerati e ben pagati. Larisa suona il pianoforte, per andare in Italia, per perfezionarsi, ha racimolato soldi da tutti i parenti, e’ stato un sacrificio ma tutti ne erano contenti. Sia lei che Irina hanno voluto studiare l’italiano, e’ molto utile nel loro ambiente dicono e ora lo parlano abbastanza bene.

Abbiamo conosciuto anche un giapponese, venuto a Mosca per diventare Direttore d’orchestra, non e’ mai riuscito ad adattarsi a vivere in Russia (si stupiva sempre della burocrazia necessaria per fare ogni cosa – legalmente, si intende – e immancabilmente si metteva a interrogare i pubblici funzionari “Ma perche’ ci vuole una settimana per questo certificato? In Giappone lo danno subito”. Poveretto), ma ha resistito per diversi anni, finche’ ha scoperto che in Russia si diventa bravi Direttori ma si resta poveri e a lui questo non sembrava giusto (del resto il suo idolo e’ Muti) e cosi’ se ne e’ tornato a casa.

 

Insomma, in Russia c’e’ tutta una civilta’ della musica, i bambini la apprendono gia’ a scuola o addirittura all’asilo, molti possiedono strumenti musicali (pianoforte incluso, anche se cosi’ facendo rinunciano a preziosissimo spazio negli angusti appartamenti russi). E cosi’ anche noi ci siamo adeguati: Natascia possiede gia’, e sa suonare, una chitarra e una fisarmonica, una delle due bambine frequenta la scuola di danza, l’altra un coro, e l’anno prossimo vuole andare a lezione di violino; resto solo io, ma noi italiani ci dobbiamo proprio sempre far riconoscere?

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Dura la vita dei consulenti

di ilrusso (27/05/2005 - 23:09)

 

 

La consulenza aziendale sembra un settore in sicura crescita in Russia (anche se ultimamente la crescita c’e’ ma minore rispetto agli ultimi anni). I dati parlano chiaro, questi sono i guadagni delle 100 maggiori societa’ russe di consulting (miliardi di rubli):

-          I sem. 2001 = 1,8

-          I sem. 2002 = 3,1

-          I sem. 2003 = 5,1

-          I sem. 2004 = 7,2

La cosa interessante e’ che sta aumentando molto la richiesta di consulenza da parte delle medie imprese e che il tipo di consulenza richiesta di piu’ e’ quella strategica.

E’ un mercato che fa gola a tanti, e infatti da tutte le parti si sbarca qui (soprattutto a Mosca e dintorni) pronti a buttarsi sul ricco bottino (ma sembra che non e’ raro che qualche azienda si “dimentichi” di pagare questi servizi).

Il bisogno delle aziende russe di ogni tipo di consulenza e’ indiscutibile (mancando a loro quasi completamente il background di una economia di libero mercato), che poi la sappiano (o vogliano) utilizzare bene e’ un altro discorso.

Due italiani ci hanno raccontato la loro storia (per un certo periodo Natascia li aveva aiutati come interprete).

Sono stati chiamati da una societa’ di consulenza Americana, con sede anche a Mosca, in qualita’ di esperti (ognuno per una procedura industriale specifica). L’incarico era di studiare il caso di una azienda russa, produttrice di componenti di automobili, che, da quando e’ finita l’epoca dell’industria statale e dell’economia pianificata, si e’ vista ridurre inesorabilmente il volume della propria produzione di ben 10 volte. La richiesta, in particolare, era di proporre soluzioni per ridurre i costi.

I due italiani raccontano con un certo divertimento la loro storia, era la prima volta che venivano in Russia, ed erano curiosi. Le cose, abbiamo appena appreso, non sono andate bene, nel senso che se il loro (cioe’ del loro gruppo di lavoro)  progetto fosse passato avrebbero avuto il reincarico per gestire la fase di ristrutturazione. Ma il progetto non e’ passato.

Il gruppo di lavoro era composto, oltre che da loro due, da un danese (esperto di un settore, come gli italiani) e da tre russi (i tre consulenti principali – tutti giovanissimi, sui trentanni, con un bel Master ottenuto negli Stati Uniti, uno di loro e’ donna, e sembra che intrattenesse una storia d’amore con uno degli altri due russi); un americano, molto giovane pure lui, completava l’organico (era il coordinatore del gruppo di lavoro, nessuno capiva cosa facesse veramente).

Date queste premesse non era difficile prevedere il finale (l’unico motivo di speranza era che, in fondo, anche tutte le altre societa’ di consulenza interpellate prima di loro  - pare quattro – non dovevano poi discostarsi di molto da un siffatto spiegamento di forze).

Comunque e’ andata cosi’: non sono mai riusciti a parlare con il “Padrone” della azienda, ma soltanto con il Direttore (parte in causa, quindi) che si defilava spesso non senza prima aver raccomandato a tutto il personale di “prestare la massima collaborazione”. I vari capi reparto e capi ufficio accoglievano i consulenti con quella espressione della faccia, collaudata da decenni di regime sovietico, (un misto di noia/indifferenza/insofferenza/presa per il culo) che non lasciava scampo: perche’ lasciare a casa il povero Dimitri? E’ vero il lavoro che faceva era quasi inutile e poteva benissimo essere accorpato in quello di un altro operaio, ma era l’unico maschio della catena e poi tagliando il suo stipendio (150 dollari al mese) cosa si risolveva? O altrimenti: si’ il percorso che faceva l’autista del montacarichi era tortuoso e arzigogolato, lo sapevano anche loro, ma tanto e’ pagato a giornata e ridurgli il percorso da fare ogni giorno voleva dire farlo annoiare ancora di piu’. Per quanto riguarda la nuova macchina che avrebbe permesso di tagliare con molti meno scarti la materia lavorata, il punto non e’ quello, ma e’ che e’ prassi abituale in tutte le aziende russe che gli operai si portino a casa un po’ di materiale per poterlo poi rivendere loro e arrotondare il misero stipendio, non starebbero pensando, per caso, di rivoluzionare quella prassi?!

Almeno i due italiani, essendo anziani, venivano trattati con un certo rispetto, il problema pero’ e’ che sono stranieri e ai russi non piace tanto dimostrarsi stupidi o ignoranti davanti ai forestieri. Per non parlare dei consulenti giovani o, peggio ancora, della donna, quelli venivano appena sopportati.

Alla fine comunque e’ stato prodotto il solito bel fascicolone con tutti i grafici, le tabelle, le simulazioni, le comparazioni etc., insomma quelle cose che i consulenti sanno far meglio (e che tutti deridono, ma, sotto sotto, ammirano molto). Il problema e’ che, alla discussione finale, si e’ presentato uno, dicendo che rappresentava la Proprieta’, che aveva una gran fretta e che ascoltava la relazione con lo stesso interesse che avrebbe potuto dimostrare per una conferenza sui differenti tipi di annullo postale per i francobolli della Sierra Leone.

Avrebbe dato una risposta a breve, disse alla fine. Dopo un mesetto circa dissero che non se ne faceva niente (pare che avessero finalmente realizzato che l’unica cosa razionale era chiudere l’azienda o cambiare completamente tipo di produzione – in fondo l’unica richezza che avevano era il terreno, il capannone e la licenza).

 

 

Ma i due italiani intanto hanno visitato Mosca, comprato due bei colbacchi ad un prezzo piu’ che accettabile, trovato dove fare il viaggio delle prossime vacanze estive. Sono stati anche pagati per la loro prestazione. E anche i ricordi di quello che avevano passato in quello stabilimento (un giorno intero senza acqua corrente e con i bagni chiusi, i pasti alla mensa aziendale – uno dei due ha resistito solo due giorni e successivamente e’ sopravvissuto solo per i formaggini e i cioccolatini) ora sono raccontati con simpatia e nostalgia. Dicono che, se qualcuno li chiama, loro in Russia ci vengono ancora.

Le due foto sono state scattate presso lo stabilimento dove i due italiani hanno lavorato, e poi dicono che e' bella la vita dei consulenti aziendali!

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10 (+1) buoni motivi per imparare il russo

di ilrusso (18/05/2005 - 15:08)

 

 

In Italia e’ sempre divertente capitare.

Nella citta’ dove vivevo si sono inventati la “Scuola popolare di piazza” (chiamata “Non e’ mai troppo tardi” in onore della famosa e importante trasmissione della TV in bianco e nero, condotta dal maestro Alberto Manzi).

In una delle piazze piu’ belle e piu’ centrali della citta’, ogni giorno, per tutto il mese di maggio, viene allestita una vera e propria classe scolastica (con i banchini di legno e la lavagna ben disposti sul selciato). Si tratta, dice la presentazione, della “Ennesima lodevole iniziativa umanitaria per il riaccredito formativo delle fasce a rischio di rianalfabetizzazione, con lo scopo di rinvigorire il bagaglio di conoscenze basiche, fondato solo su nozioni oggettivamente pratiche, utilizzabili ovvero nella vita di tutti i giorni e che non intasano inutilmente il buffer di un cervello sempre meno capiente”.

(per saperne di piu’): http://www.aliasnet.it/servizi_esterni/il_notturno/eventi/non%20troppo%20tardi/non%20e'%20mai%20troppo%20tardi.htm

In fondo e’ una cosa seria: anche se in modo scanzonato e leggero,  le cose che si dicono sono vere e la gente (gli alunni) sembrano gradire molto.

Per caso, penso (o forse perche’, tanto, il giorno dopo noi saremmo ripartiti per la Russia), la prima lezione in piazza l’abbiamo tenuta proprio io e Natascia, e il tema era, nientepopodimeno, che una “lezione di russo”.

La lezione l’ha fatta a dir la verita’ Natascia (ha insegnato e cantato anche una bella canzoncina, nel finale), che in 30 minuti (!!) ha delineato le caratteristiche principali della lingua russa.

Io ho fatto l’introduzione, tanto per rompere il ghiaccio, e ho spiegato perche’ oggi non si puo’ non conoscere il  russo.

Questo testo, fondamentale, viene per la prima volta qui pubblicato..

 

 

 

10 (+1) buoni motivi per imparare il russo

 

 

1) Fare affari

 

L’Italia e’ il secondo Paese (dopo la Germania) come esportazioni in Russia (se siete interessati fate presto, perche’ non si sa quanto dura)

 

2) Turismo

 

Nei due sensi: per andare in Russia (a San Pietroburgo e, un po’, anche a Mosca, c’e’ pieno di italiani ormai, e’ ora di andare a scoprire che in Russia ci sono anche tante altre belle zone da vedere), per ricevere in Italia i turisti russi (ma a Venezia se ne sono gia’ accorti: riescono gia’ a intrattenervi in russo mica male: “kak dela?” “karascio’” “ocin priatna” “da svidania” etc.)

 

3) Leggere i classici in originale

 

L’emozione di entrare in contatto con Tolstoj, Dostojevskj (ma anche con Victor Pelevin che non molti anni fa, proprio su una delle piazze piu’ importanti della citta’, in occasione di Festivaletteratura, fece un applauditissimo intervento) senza intermediari

 

4) Per partecipare al prossimo gemellaggio con S. Pietroburgo

 

(Il museo civico della mia citta’, anzi ex citta’, ha recentemente stretto un importante accordo di rappresentanza e scambio con il mitico Hermitage)

 

5) Gli italiani, da secoli, sono bene accetti la’

 

(e potrebbe essere che a qualcuno questo torni molto utile…).

Mezzo (beh, insomma) Cremlino di Mosca (sec. XV-XVI), molta S.Pietroburgo (sec. XVIII) sono state progettate o costruite da italiani.

La mia ex citta’ ha anche avuto uno dei suoi Sindaci piu’ recenti (Wladimiro Bertazzoni) nato proprio a Mosca

 

6) I russi stanno comprando tutto

 

Le acciaierie di Lucchini, la Costa Smeralda, una bella fetta di Lago di Garda… a momenti compravano la Roma (intesa come squadra di calcio – mentre pare certo che l’attuale Presidente della squadra del Mantova, tal Lori, abbia avuto l’idea giocando a golf a Londra con Roman Abramovich)

 

7) Rilancio professionale

 

Siete cantanti, registi, uomini di spettacolo bolliti? La’ vi accoglieranno a braccia aperte (tutti i giorni le radio danno ampio spazio ai Ricchi e Poveri, a Riccardo Fogli, persino a Gianni Nazzaro!)

 

8) Trovare moglie

 

questo e’ banale ormai, non ci fa piu’ caso nessuno … o la badante (ma, fate attenzione!, quelle che ci sono in Italia in genere sono ucraine, e, dicono le russe, c’e’ una bella differenza!)

 

9) La Profezia di Fatima

(dati i tempi come negare al popolo qualcosa di religioso?)

 

Dice, sembra, la profezia che dall’Est sarebbero arrivati un bel po’ di problemi alla Chiesa cattolica, ma, conferma qualcuno ben informato qua in Russia, nella profezia veniva anche detto che la “Russia salvera’ il mondo” (da chi?)

 

10) Lungimiranza

 

Afferma una teoria scientifica, che ha a che fare con la climatologia, che tra 50 anni l’Italia sara’ come l’Africa e la Russia come la Pianura Padana

Ma c’e’ anche un’altra teoria, che ha a che fare con l’economia stavolta, che afferma … appunto che tra 50 anni l’Italia sara’ come l’Africa e la Russia come la Pianura Padana! (ma questo, mi dicono, oggi in Italia non e’ bene dirlo, troppo pessimistico)

 

Ultimo:

la Russia e’ il piu’ grande Paese al mondo, se siete un po’ viaggiatori, prima o poi vi ci imbatterete

 

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Gita fuori porta (pubblicato su "sacripante!" n.3)

di ilrusso (16/05/2005 - 14:45)

 

  

Mosca è completamente circondata da fitti boschi (pini, betulle), corsi d’acqua, qualche distesa erbosa. D’estate i russi ci raccolgono funghi e mirtilli, ci fanno scampagnate e picnic, d’inverno ci vanno per lo sci da fondo o semplicemente per camminare e ossigenarsi. Insomma sembra  Madonna di Campiglio, solo che è tutto piatto.

Tra pochi giorni sarà Pasqua (in Italia), così io e Natascia abbiamo accettato l’invito di Vitalj, un parente alla lontana, a trascorrere il sabato e la domenica nella sua dacia.

Partiamo, “Dov’è la dacia?”, chiedo curioso, “Vicino a Smolensk”, non conosco questa località, guardo Natascia “È una città a circa 300 km da Mosca”, le lancio un’occhiata interrogativa.

È allegro Vitalj, ride quando circa a metà strada ci ritroviamo immersi in un paesaggio lunare, solo immense pianure bianche di neve, leggermente ondulate, nessuna traccia umana. Poi diventa tutt’a un tratto serio, “Sembra di essere nello spazio, fuori dalla realtà e dal tempo, qui voglio venire a vivere appena smetto di lavorare”. Vede lungo la strada due vecchietti su un carro trainato da un cavallo “Qui hanno una terra fertile e rigogliosa ma la lasciano inselvatichire e preferiscono vivere come cent’anni fa”.

Ad un certo punto dico ridendo “Ma non sarà là che dobbiamo andare” (alludo a un gruppetto di case vicino a quello che, penso, dovrebbe essere un fiume, alla fine di un sentiero ancora tutto innevato), “Sì, vedi che bello?” risponde lui, e riesce a portarci la sua automobile con noi dentro

La dacia è una piacevole costruzione in legno, a due piani, stile chalet tirolese. Non faccio in tempo a scaricare tutti i bagagli che mi trovo Vitalj davanti, tutto nudo (è alto e grasso, sembra un tricheco, senza baffoni però, anche le zanne non sono niente male), sta correndo (beh, insomma…) verso il fiume per metà ancora ghiacciato “Vieni anche tu, vedrai come ti farà bene!” “No, grazie sono italiano”, faccio io (lo so, c’erano risposte migliori ma lì per lì dalla mia bocca non è uscito altro – mi scuso, e mi pento, comunque per lo scarso patriottismo dimostrato). Non è finita, ora tocca alla sauna (attenzione è la casettina a destra, appena fuori dalla dacia, da non confondere con l’altra, quello è il pollaio). Natascia riesce a trovare una fascina di ramoscelli di betulla e incomincia, con inusitati ardore ed energia, a battermi la schiena, lascio fare, devo sembrare proprio un povero Cristo, nudo, magro e boccheggiante, e tra poco mi aspetterà la secchiata d’acqua gelata…

 

Torniamo che è tutto buio, si sentono in lontananza come degli ululati, “ sono lupi”, dice Vitalj, “Certo” - dico io, che l’idea di star rientrando a casa mi fa tornare baldanzoso – “E magari tra un po’ ci vediamo la strada sbarrata da un bell’orso!”. Nello specchietto sul lunotto anteriore vedo gli occhi di Vitalj che si alzano e mi fissano, poi per un po’ il silenzio, finche’ lui non comincia a cantare sottovoce vecchie canzoni popolari russe, Natascia mi guarda, “Nostalgia delle belle gite fuoriporta, dei rientri intelligenti, dei chilometri di coda?”, poi appoggia la testa sulla mia spalla e si addormenta. Le sorrido, o almeno ci provo.

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Questa e’, anche, la Russia…

di ilrusso (14/05/2005 - 17:41)

 

 

Ieri sono accaduti contemporaneamente, a persone che mi sono vicine, vari fatti che presi singolarmente forse non sono un granche’, sono cose che succedono in tutto il mondo, ma la singolarita’ di vedermeli passare in rassegna tutti assieme in poco tempo mi ha fatto pensare che questa sia la fotografia, anzi una delle fotografie, per rappresentare oggi la Russia.

  1. Due napoletani (!!) si sono fatti rubare da sotto il naso la borsa in un sottopassaggio vicino a una fermata della metropolitana di Mosca. Nella borsa c’erano tutti i soldi, le carte di credito, i documenti (si sono salvati solo i biglietti per l’aereo, li tenevano in un’altra borsa). Dicono che si sono distratti solo per una decina di secondi. Ma dove pensavano di essere?? Roba da matti. Questa vita non smette di stupirci sempre di piu’!
  2. In uno dei posti dove lavoro e’ andata la Finanza (o quello che c’e’ di equivalente in Russia) per una visitina (ultimamente, pare, si sta muovendo proprio tanto). In Russia non c’e’ nessuno che fatturi tutto (dicono, anzi, che l’economia sommersa sia quasi pare a quella “ufficiale”). Comunque, gran polverone, batticuore, poi tutto si e’ aggiustato con l’accordo di un buon gruzzoletto di dollari da passare loro ogni mese.
  3. Un mio collega italiano e’ stato fermato per strada (all’Arbat, una delle vie principali di Mosca) dalla milizia (= la polizia), un normale controllo, non e’ difficile imbattercisi, specie nelle stazioni (treni e metro) o nelle piazze o vie principali. Non aveva la carta di immigrazione (quel foglietto che vi danno sull’aereo poco prima di atterrare, va compilato, fatto timbrare al controllo dei passaporti e poi conservato e portato sempre con se’). Minacce di portarlo alla sede della polizia (dicono che non sia molto piacevole), poi, a poco a poco, ha preso piede la trattativa, prima la richiesta di una somma dieci volte piu’ grande, poi l’accordo per 250 rubli (circa 7 euro) che, penso, si intascheranno i due poliziotti.
  4. Una nostra parente ha preso la patente, cioe’ ha ritirato ieri il documento vero e proprio. Era ben preparata, ha seguito tutte le lezioni della scuola guida e fatto tutte le ore di pratica come prescritto, dice anche il suo istruttore che era bravina. Ma l’esame pratico proprio non riusciva a passarlo; allora si e’ informata e ha scoperto che e’ sempre cosi’, se sei bravo ti fanno guidare finche’ non sbagli, se ci impieghi troppo allora cominciano a farti delle domande per distogliere la tua attenzione, alla fine l’hanno vinta sempre loro. Ma basta pagare 2500 rubli (circa 70 euro) e tutto e’ risolto, se si paga un po’ di piu’ si evita anche di fare l’esame.
  5. Un italiano, uomo di affari, voleva portarsi a letto l’interprete, cioe’ Natascia, la mia compagna. Finita la riunione di lavoro le ha fatto la proposta, gentilmente ma senza tanti giri di parole. Tra l’altro lui sa bene che lei ha un quasi-marito italiano e ha saputo, nel corso della conversazione seguente, che lei e’ incinta. Ma niente pareva costituire per lui un problema, si trattava in fondo solo di “divertirsi un po’ dopo il lavoro”. E il rifiuto deciso di Natascia non l’ha convinto: ma come una russa che resiste al fascino dell’italiano? Una russa che rinuncia a dei bei dollari guadagnati per giunta piacevolmente? Mah!, Chissa’ certi italiani che idea si sono fatti ormai di se’ e degli altri…

 

Ecco, ora penserete - non e’ vero? - che in Russia pagando si ottiene tutto e che la corruzione e’ dilagante. Fate bene, perche’ e’ proprio cosi’.

Penserete anche che la vita in Russia e’ un po’ una giungla dove la legge c’e’ (complicata, contorta se volete) ma nessuno la rispetta (del resto con i Tribunali non e’ che le cose vadano molto meglio), dove negoziando e contrattando si puo’ ottenere tutto, dove ognuno deve saper fare da solo e arrangiarsi. E anche questo e’ tutto vero.

Direte: ma in Italia non e’ che sia molto diverso, credetemi qui e’ molto ma molto di piu’.

 

Pero’…

… pero’ io, poco tempo fa, ho perso il passaporto; qualcuno l’ha trovato, l’ha consegnato alla polizia, questa mi ha trattato cordialmente e con sollecitudine abbiamo risolto tutto, e nessuno mi ha chiesto una lira (anzi un euro). Qualche giorno fa, un mio amico svizzero ha commesso un’infrazione stradale abbastanza grave, la polizia l’ha visto e l’ha fermato, lui si e’ subito scusato e difeso dicendo che era la prima volta che era a Mosca (in realta’ ci vive da anni), loro l’hanno lasciato andare senza neppure fargli la multa.

Conclusioni? Non ci sono conclusioni. La Russia e’ un Paese che vuole cambiare (e lo sta facendo in fretta), ma e’ anche un Paese che ha una grande zavorra che lo grava, ma che non puo’ abbandonare in poco tempo, e’ la sua storia recente, e con quella occorre fare i conti, le scorciatoie possono essere molto pericolose.

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9 maggio Giorno della Vittoria

di ilrusso (11/05/2005 - 17:49)

Come ogni anno il 9 maggio la Russia celebra la festa della Vittoria sulle forze nazi-fasciste nella II Guerra Mondiale. Quest’anno, pero’, si e’ festeggiato molto piu’ in grande, era infatti il sessantesimo anniversario (1945/2005). E’ stata una cosa persino esagerata, parate, concerti, la televisione che trasmetteva per ore vecchi film sulla Guerra, interviste, documentari; era insomma impossibile per un normale cittadino restarne fuori o far finta di niente. Il tentativo del Governo e’ evidente: trovare qualcosa per rifar inorgoglire i russi; cercare di cementare lo spirito nazionale attorno a valori patriottici: andare incontro a quelle fasce di popolazione (gli anziani, i pensionati, coloro che votano comunista) che sono contrarie alle forze politiche attualmente al potere.

Risultato raggiunto? Chissa’, ci vorra’ un po’ di tempo per saperlo, ma si puo’ prevedere che non sara’ facile. La societa’ russa e’ diventata una societa’ normale, e anche ormai definitivamente vaccinata dagli eccessi manipolatori del potere politico: per l’uomo russo la cosa piu’ importante oggi, e forse l’unica irrinunciabile (in modo non dissimile, del resto, dall’uomo italiano o americano o cinese, e, probabilmente, di tutto il mondo se solo le forze religiose mussulmane allentassero di poco la presa sulle loro genti), e’ essere lasciato in pace nel tentativo di arricchirsi o, almeno, di migliorare la propria posizione economica. Ma i pensionati sanno che domani torneranno a dover fare i salti mortali per campare con quattro soldi, mentre i dipendenti statali (con stipendi tipo: 70-100 dollari al mese) sono rassegnati, per vedere tempi migliori dovranno aspettare probabilmente decenni.

Per molti russi il 9 maggio e’ stato solo un giorno di festa utile per andare alle loro dacie e iniziare i lavori nell’orto. Altri (un bel po’, la piazza era stracolma) hanno preferito, come noi (cioe’ io, Natascia e le bambine) andare di sera in periferia, e assistere ad un grande concerto rock (musica russa e americana) con spettacolo finale di fuochi artificiali, tra il fumo acre della carne alla griglia e l’odore di pop corn e zucchero filato.

Ho guardato poi (una bella scorpacciata) per ore la TV, mi resta il ricordo della grande manifestazione nella Piazza Rossa (e il divertimento di vedere Bush e Berlusconi applaudire, felici e sorridenti, la sfilata dei reduci sotto una marea di bandiere rosse – ma, diceva saggiamente il nostro capo del governo, si trattava di rendere omaggio a bravi patrioti, non a comunisti), delle parole di Putin (“Non dobbiamo dimenticare che grazie alla Russia – lui dice soprattutto alla Russia, 11 Paesi europei sono stati liberati dal nazi-fascismo”; “La Russia e’ ormai sinceramente un Paese democratico, ma vuole rivendicare il diritto a una propria via allo sviluppo, senza omologarsi al modello americano, europeo, cinese o che altro”; “Una delle maggiori evenienze del secolo passato e’ stata la raggiunta amicizia tra la Russia e la Germania seguente alla Guerra Mondiale”) che mi sembrano molto chiare e franche (e condivisibili). Ma soprattutto mi hanno molto colpito i vari film russi (molto belli, come sempre) che ho visto (di varie epoche): la Guerra non aveva quasi alcunche’ di glorioso (i russi, in fondo, l’hanno vinta, anche se, e’ vero, a un prezzo carissimo: si parla di 26/30 milioni di morti!), era anzi la cornice e lo sfondo, il pretesto per raccontare storie come piacciono ai russi, un po’ intimistiche, malinconiche, in cui non manca mai la tragedia. A differenza di tanti film italiani o americani di un tempo, i tedeschi non vi fanno la solita figura di soldati spietati e disumani, i russi sanno bene che sono soltanto un elemento dello sfondo, uno dei tanti espedienti di cui la Storia (o la Vita) si serve per provarne la tempra e metterne a dura prova la saldezza morale. Tanto per dire, uno dei film a puntate piu’ amati e visti dai russi in epoca sovietica (tanto che scene, battute, canzoni del film sono diventate popolari come proverbi) riguarda un ufficiale russo (Schtierlitz) che fa la spia presso un reparto delle SS in Germania, una storia sottile, enigmatica, dal ritmo lento, dai dialoghi fitti ed elaborati, in cui l’attenzione e’ piu’ sullo scavare gli animi dei personaggi che nel mostrare scene mozzafiato di battaglie o inseguimenti.

E infatti per mostrare un po’ di film truculenti e sanguinolenti (anche qui cominciano a piacere), tra uno spot pubblicitario della CocaCola e un altro della BMW, hanno dovuto fare ricorso a John Wo, regista americano (solito a spargere con dovizia fuoco e sangue in tutti i suoi film), ma a questo spunto ho spento il televisore…

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Riassunto di “Il sergente nella neve”

di ilrusso (04/05/2005 - 18:39)

 

 

Questo e’ l’altro libro che molti vengono a cercare, riassunto, su questo sito.

Avete visto, e’ comodo, voi mi dite cosa vorreste leggere ma non potete (non sarete pigri, per caso?), io lo leggo e poi ve  lo riassumo.

Intanto io ho cosi’ ultimato il mio percorso nella memoria, il fatto di vivere in Russia mi ha reso piu’  curioso e sensibile. Rileggendo questi libri (la prima volta fu un bel po’ di anni fa, da giovane), ho avuto l’emozione delle riconferme dei miei ricordi (e di quello che ci scriveva il povero nonno, poi disperso laggiu’): l’umanita’ della gente russa, le dimensioni e le configurazioni della natura, cosi’ diverse dalle nostre, l’assurdita’ di una guerra subita, gli stenti e le condizioni disumane.

 

Il riassunto e’ tutto opera mia, siete liberi di farne quello che volete (ma il libro non e’ poi cosi’ grande, si legge con facilita’, perche’, allora, non darci uno sguardo?)

 

 

“Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern, prima edizione 1953, editore Einaudi.

Riassunto.

 

 

Rigoni Stern, sergente degli alpini (divisione “Tridentina”), scrive in prima persona i ricordi della sua partecipazione alla spedizione di Russia nella Seconda Guerra Mondiale, prima nelle trincee sul fiume Don (I parte, “Il caposaldo”), poi nella ritirata verso la salvezza e l’Italia (II parte, “La sacca”).

La vita in trincea scorre relativamente tranquilla, la divisione cui appartiene Rigoni viene poco impegnata in combattimenti. Gli alpini si organizzano, lavorano sodo, riescono a crearsi un ambiente quasi confortevole, hanno stufette per scaldarsi, pentole per bollire la polenta.

Rigoni e’ un soldato, fa il suo dovere ma non ama la guerra. E’ un uomo di montagna, fa trascorrere il tempo osservando i cambiamenti nella natura, spiando le impronte degli animali sulla neve, se puo’ non spara, non gli piace uccidere inutilmente.

Questo finche’ non giunge, improvviso, inaspettato, l’ordine di ritirarsi. Inizia un lungo, faticoso e sempre piu’ drammatico cammino per ricongiungersi con quello che resta dell’esercito italiano e tedesco. Le condizioni sono terribili, pieno inverno, a piedi con le scarpe che ben presto si sfasciano, la strada e’ continuamente sbarrata dai nemici e occorre combattere in continuazione. A poco a poco l’immagine di un esercito in ripiegamento ordinato si trasforma in quella di una lunga colonna dolente di sbandati e disperati, i viveri mancano completamente e le munizioni scarseggiano. Rigoni Stern cerca di non perdere il contatto con i soldati del suo gruppo, l’amicizia, la solidarieta’ gli danno la forza per andare avanti. Dopo l’ultimo, sanguinosissimo, combattimento si ritrova solo, la divisione Tridentina e’ stata decimata. Non ne puo’ piu’, (“Piu’ niente mi faceva impressione; piu’ niente mi commoveva. Ero arido come un sasso”), vaga guidato da un istinto primordiale, non perde mai pero’ la sua dignita’ e umanita’; trova finalmente conforto in un’isba (abitazione dei contadini russi) abitata da gente giovane e semplice. Qui, ascoltando una ragazza cantare accanto a un bambino nella culla, ritrova la fiducia nella vita.

 

 

Due citazioni:

 

“Mi accorsi di due russi che stavano nascosti poco lontano da noi… Dopo un po’ che li osservavo si mossero, uno sorse in piedi e di corsa tento’ di passare di la’. Mirai e tirai… lo vidi cadere di schianto sulla neve… Osservavo con un binocolo il russo caduto sul fiume. Lo vedevo immobile. Anche la vedetta osservava. D’un tratto esclamo’ “Si muove!”. E lo vidi scattare come un babau e correre verso l’altra riva. “Me l’ha fatta” dissi forte, e risi. Ma la vedetta prese il mitragliatore della postazione e mezzo ritto sulla trincea sparo’. Vidi il russo cadere nuovamente, ma non come prima. Si contorceva e si trascino’ per qualche metro, infine si fermo’con un braccio teso verso la sponda ormai vicina”.

 

 

“Sento che ho fame. Corro e busso alla porta di un’isba. Entro.

Vi sono dei soldati russi, la’. Dei prigionieri? No, sono armati. … Li guardo impietrito. Essi stanno mangiando attorno alla tavola. … “Datemi da mangiare – dico”. Vi sono anche delle donne. Una prende un piatto, lo riempie di latte e miglio, con un mestolo, dalla zuppiera di tutti, e me lo porge. Io faccio un passo avanti, mi metto il fucile in spalla e mangio. Il tempo non esiste piu’. I soldati russi mi guardano. Le donne mi guardano. I bambini mi guardano. Nessuno fiata…. “Grazie” – dico quando ho finito. E la donna prende dalle mie mani il piatto vuoto. “Prego” mi risponde con semplicita’…. I soldati russi mi guardano uscire senza che si siano mossi”.

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