Ma allora, poi non lamentiamoci!
“Chi e’ causa del suo mal, pianga se stesso”
(Dante Alighieri)
L’economia italiana va male, le aziende si lamentano. Sarebbe il momento, quindi, di dare il massimo e sfruttare tutte le opportunita’.
Invece qui in Russia sono quotidiani gli episodi di autentico autolesionismo da parte delle aziende italiane, in preda a un vero e proprio compiacimento masochistico. Tirano e ritirano la corda finche’ anche i pazientissimi russi si stancheranno.
Ecco solo alcuni esempi (ce ne sarebbero ancora diversi altri) raccolti negli ultimi tempi:
- (successo ieri) Uno studio russo di design e vendita di mobili ordina a una ditta italiana un buon quantitativo di sedie (per un ristorante di Mosca che sta aprendo) da ricoprire con tessuto. Il tessuto viene spedito dalla Russia, “Quanto ne occorre?” - “xx mq.” “Bastera’?” – “ Si, certamente”. Risultato: dopo una settimana dalla data in cui tutte le sedie finite dovevano essere consegnate la ditta italiana comunica che il tessuto fattole pervenire non basta e che ne deve essere spedito altro, a spese dello studio russo. Cosa dire? Non vi vergognereste un po’ voi a fare una proposta simile?
- (successo ieri) Una nota (un tempo, ora non so, non ricordo) fabbrica italiana di scarpe, da tempo fornitrice di un negozio qui a Mosca, pretende che la titolare russa paghi l’ordine prima di effettuare la spedizione. Il problema e’ che vuole che venga pagato “l’esatto importo” dell’ordine non tenendo conto che il negozio russo e’ creditore di una discreta sommetta (concordata con la ditta italiana perche’ dovuta ad articoli dell’ordine precedente pagati in anticipo dal cliente ma mai spediti dall’Italia, oltre che a numerosi articoli rivelatisi difettati – come sempre accade, purtroppo) che vorrebbe venisse scalata dal pagamento. Inoltre c’e’ in ballo un piccolo quantitativo di scarpe (ogni paio vale 300 euro) che il negozio russo ha ricevuto senza mai averlo chiesto (“tenetelo, e’ una nostra promozione”) e che ora, invenduto, gli italiani non vogliono ritirare pretendendone, invece, il pagamento.
- Un italiano che distribuisce prodotti nei bar russi e’ regolarmente in ritardo nelle consegne, a volte fa aspettare questi clienti anche due settimane. Ultimamente s’e’ messo addirittura ad acquistare al supermercato i prodotti dei concorrenti e a distribuirli ai bar piu’ incattiviti per tacitarli un po’ (ma e’ strano, dice di voler puntare sulla qualita’ per convincere i russi della convenienza ad acquistare i suoi prodotti, e poi li confonde facendogli avere prodotti decisamente diversi e, per giunta, di qualita’ inferiore, mah….).
- Una societa’ italiana di trasporti internazionali arriva con il camion, scarica, e ci accorgiamo che diversa merce trasportata (macchine da piazzare nei ristoranti) e’ ammaccata, “Ma e’ solo una piccola ammaccatura che hanno!” “Che ne sai tu, e poi possibile che non sai ancora come si trasporta la merce, scemo!?”. Lui taglia corto, ha fretta, deve andare a restituire il camion, l’ha noleggiato, il suo, dice, si e’ rotto strada facendo poco prima di quella consegna. Boh?
- Un imprenditore del settore tessile ha gia’ diversi clienti in Russia, ma ne potrebbe avere molti di piu’ se solo mantenesse fede agli impegni presi (fissa appuntamenti che poi regolarmente disdice rimanendosene in Italia) e se avesse piu’ attenzione a seguire i clienti (ha spedito effettivamente il campionario a un grosso cliente incontrato a una Fiera, solo che era diverso da quello la’ mostrato). Un cliente, e non da poco, cosi’ l’ha gia’ perso.
- Eccetera eccetera…
Credevo che le cose fossero cambiate negli ultimi tempi, parole come “Customer Satisfaction” “Qualita’ Totale” “Centralita’ del Cliente” erano in bocca di tutti, ma erano, evidentemente, solo bolle di sapone, promesse da mercante (specialita’ di cui noi italiani siamo bravissimi). Ma dovevo immaginarlo: in una SpA dove ho lavorato in Italia hanno fatto veramente di tutto per ottenere la Certificazione di Qualita’, ed, una volta riuscitici, hanno continuato a lavorare con le loro vecchie procedure approssimative, con, per giunta, ora piu’ burocrazia).
Ma perche’ siamo sempre gli stessi e non cambiamo mai?
Perche’ ci stupiamo se anche per i russi l’italiano e’, ancora e sempre, quello tutto sole, mare, pizza e mandolino?
Non c’e’ bisogno di sofisticate indagini di marketing, chiedete e ogni russo in affari vi dira’ che le aziende italiane sono inaffidabili (imprecise, ritardatarie, disordinate, sbadate…) e anche un po’ imbroglioncelle.
Sara’ perche’ gli italiani non si fidano ancora dei russi, e rovesciano addosso a loro proprio le stesse accuse, sara’ perche’ gli italiani ancora non capiscono la Russia, ma il problema e’ serio, ed e’ soprattutto nostro, perche’ noi abbiamo bisogno di loro, e non viceversa (ci sono le file di imprenditori e commercianti che sognano di poter lavorare con la Russia).
Ci salva ancora (ma fino a quando?) la nostra creativita’, il gusto e (non sempre) la nostra qualita’, e anche il fatto che i russi sanno di essere come noi e che noi riusciamo a sopportarli (a volte sono davvero terribili: ogni volta c’e’ da personalizzare la merce “Il cliente apprezza la cucina vista in catalogo, e vorrebbe fare l’ordine, ma non si potrebbe diminuire di qualche centimetro l’inclinazione dell’angolare?”, oppure cambiano 3-4 volte le caratteristiche di un ordine in corso “Sapete – dicono serafici - il Cliente ha cambiato idea”, e poi hanno sistemi e procedure di lavoro improvvisati e dilettantistici). Il fatto e’ che loro sono ancora nella fase dell’infanzia dell’economia, e possono solo crescere, noi, temo, siamo gia’ nella avanzata maturita’.





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