Ancora su San Pietroburgo
Sta finendo l’estate, i raggi del sole hanno sempre meno forza, al mattino e di sera fa freschino, iniziano le scuole (il 1 settembre, che per il calendario russo segna l’inizio ufficiale dell’autunno), si torna dalle vacanze (un’abitudine che anche i russi stanno acquisendo in fretta, anche se non sono ancora gli spostamenti di massa come siamo abituati a vedere in Italia).
Resta ormai solo un piccolo spazio per il ricordo delle belle giornate appena trascorse da turisti.
Per la nostra famigliola la vacanza quest’anno e’ stata a San Pietroburgo (ma non dobbiamo dimenticarci dei tanti week end passati alla dacia o delle giornate al lago qua vicino o, per le bambine, le settimane dalla nonna in campagna).

Frugando bene tra i miei appunti sparsi, e tra i ricordi, ho trovato ancora spunti interessanti, almeno a me sembra cosi’, da raccontare.
- A San Pietroburgo si puo’ andare per i piu’ svariati motivi, per vedere i musei (non c’e’ solo l’Hermitage), per respirare l’aria magica che la fa paragonare a Venezia (beh, insomma, non e’ esattamente la stessa cosa, ma ogni citta’ ha il suo fascino), per ripercorrere e rivedere, con emozione e venerazione, i percorsi e i luoghi che erano familiari ai tanti grandi artisti che li’ hanno vissuto (Dostojevskj, Puskin, etc.). Noi siamo andati con 2/3 mete in programma, una era la visita al Giardino Botanico. Quello di San Pietroburgo e’ bello, grande, interessante. L’orangerie per diversi suoi aspetti e’ stata unica al mondo. Ci diceva la guida che durante la Guerra, sotto i bombardamenti, ogni dipendente si era portato a casa qualche pianta, ma non come si potrebbe pensare, cioe’ per approfittare della situazione e appropriarsi impunemente di beni pubblici di valore, bensi’ per poter curare le povere piante, cercando di ricostruire alla meglio nella propria casa – impresa quasi eroica - le condizioni climatiche e ambientali piu’ idonee.
Oggi il Giardino sta languendo, i fondi pubblici scarseggiano e, pare, anche l’interesse delle autorita’. Che peccato, possibile che nessuno si mobiliti e si prenda a cuore questo piccolo tesoro naturalistico?
- Sempre restando agli anni terribili della Guerra: la citta’ e’ stata assediata dai tedeschi per 900 giorni, non si e’ mai arresa pero’, ci sono stati innumerevoli atti di eroismo, ma da eroi vanno considerati tutti i suoi abitanti, per sopravvivere si arrivava persino a staccare la carta da parati e a cuocerla, cercando cosi’ di sfruttare quel po’ di farina che si usava mettere nella colla per fare aderire la carta alle pareti di casa. Fortissima era anche la pressione sociale per non cessare la resistenza collettiva, chi non ce la faceva piu’ e fuggiva dalla citta’ era additato come vile e traditore, e infatti, finita la Guerra, molti di loro (non solo, ma addirittura di quelli che erano caduti prigionieri dei tedeschi, come se fosse stata una loro colpa, poveretti) vennero arrestati e mandati nei “campi di correzione” in Siberia per lunghi anni.
- Pietro il Grande amava molto l’Europa, l’aveva girata in lungo e in largo, ne tornava sempre pieno di ammirazione. Una sua grande passione era il mare, la navigazione, progettava lui stesso le barche e le navi. Cosi’ si innamoro’ dell’Olanda e degli olandesi, e, sembra, nacque da qui l’idea della bandiera russa come la vediamo ora (i colori, bianco, blu, rosso sono gli stessi della bandiera olandese, solo disposti in un diverso ordine).
- Vita da Re. Era dura la vita per i regnanti russi, non so se in altri Stati sono accadute cosi’ tante uccisioni e cospirazioni, per i Re il nemico maggiore veniva dalla stretta cerchia dei parenti e dei nobili piu’ vicini. Quasi ogni Palazzo, ogni Reggia, e’ stato per i Re sia sfarzo, divertimento, potenza che mattatoio. E cosi’ e’ stato anche a San Pietroburgo.
- A San Pietroburgo c’e’ la moschea, la sinagoga, la chiesa per i cattolici, quella dei protestanti, quella degli armeni (sempre della famiglia dei cristiani), manca solo, mi sembra, un edificio per il culto dei buddisti perche’, penso, l’Asia da qui e’ veramente lontana (anche se in giro c’e’ un’invasione di turisti cinesi…).
- Tornando a casa, col treno, passando dal fulgore del centro e della Prospettiva Nevski al grigiore e allo squallore della periferia, riflettevo che questa e’ anche la citta’, per dirla con Dostojevskj, degli “umiliati e degli offesi”, citta’ studiata e disegnata dalle menti di brillanti architetti, fatta apposta, si direbbe, per deliziare la vista e offrire un facile spunto a pittori di ogni tipo, ma (come direbbe Bertold Brecht) chi la costrui’? Perche’ nessuno penso’ che anche i muratori, i carpentieri, gli scaricatori avrebbero avuto diritto ad una abitazione perlomeno dignitosa? Non dimentichiamo che la Russia aboli’ la servitu’ della gleba solo alla fine del secolo XIX, ecco, non e’ allora, che, forse, alla base della rivoluzione che dette poi vita al regime comunista, c’era qualche motivo piuttosto valido?
Benvenuto in Russia, Pozzecco!
Un importante giocatore di basket italiano, Gianmarco Pozzecco, un vicecampione olimpico, ha appena firmato il contratto per giocare in una squadra russa, il Khimky. Cosa ne dite, stupiti?
Ma anch’io, ad esempio, pensavo che nelle squadre russe giocassero solo russi (o, al massimo, lituani o croati o serbi) e quando ho visto in televisione che nel CSKA Mosca di russi in campo non ce n’era neanche uno (ma c’erano addirittura dei neri) ho capito che ormai la Russia e’ un Paese normale, o quasi.
Pozzecco dice che viene per i soldi (pare gli diano 700.000 euro per un anno), per cambiare un po’ vita (in Italia ultimamente l’avevano stancato) e che non lo spaventa il freddo.
Ma uno subito si fa un’altra idea – non e’ forse vero che si dice che Pozzecco “gioca col cuore e per il cuore” – anche se in effetti si legge che “l’atleta dichiara che ultimamente la sua vita e’ cambiata e che ha trovato l’amore, una biologa di Firenze”. Mmmmmm …. non vorrei essere nei panni della biologa di Firenze, se esiste davvero. Ma, dai, perche’ mai un giocatore di basket della serie A italiana dovrebbe venire a giocare, e a vivere, in Russia? Ma per le donne, e’ evidente!
Poi si scopre che anche il famoso allenatore Ettore Messina dal prossimo anno siedera’ sulla panchina di una squadra russa (il CSKA), e che diversi altri italiani hanno questa tentazione.
Direte, va bene, ma i calciatori mai!
E invece, leggete bene, nel 2003 due giocatori italiani, Passoni e Dal Canto, gente da serie A, non calciatori qualsiasi, sono stati tesserati da una squadra russa, l’Uralan (allenato dalla vecchia conoscenza di Foggia e Inter Igor Shalimov).
Ma non c’e piu’ religione! (Ehi, ma che ci fa Fabio Fazio in giro per le strade di Mosca in questi giorni, non sara’ che anche lui sta cercando un ingaggio in qualche TV russa??).
I metodi della politica russa
Qualche giorno fa e’ morto il Governatore della Regione dell’Altai (nella Siberia del sud), Mikhail Yevdokimov. Era un personaggio molto famoso e popolare, ex attore (ma guarda, non sono solo gli americani, allora, bravi in queste cose…) del genere brillante/comico – spesso appariva in Tv, i vari programmi di intrattenimento facevano a gara ad invitarlo perche’ era sempre simpatico e spiritoso. Alto e grosso, testa quadrata, capelli rossicci e corti, per ucciderlo (perche’ pare proprio che sia stato cosi’) hanno dovuto inventarsi un bell’incidente stradale: l’hanno aspettato su un lungo rettilineo, hanno rallentato, si sono fatti sorpassare, e nel momento in cui le due automobili erano allineate, zac, una sterzatina, e il Governatore si e’ schiantato contro un albero. Prendiamo atto, cosi’, di una nuova, abbastanza originale, variante, gli altri Governatori (tre, a partire dal 2002) erano invece stati uccisi due sul loro elicottero (ma perche’ accanirsi cosi’ sui poveri elicotteri russi, che hanno di per se’ gia’ cosi’ tanti problemi? – solo nelle ultime settimane, ad esempio, ne sono caduti due), uno nelle strade di Mosca.
Mi ha lasciato piuttosto sconcertato leggere l’articolo relativo sull’edizione online della mitica Pravda, solo nel titolo si legge che, pare, si tratti di un delitto (dovuto, forse, a un “intrigo politico”), poi nel testo vero e proprio segue un’astratta ricostruzione in cui si spiega che il Governatore non era riuscito a trovare la giusta mediazione (anzi a “parlare lo stesso linguaggio”) con le elites politico/economiche che contano nella regione dell’Altai. Inoltre si apprende che non aveva metodo politico, che improvvisava e che piu’ volte gli era giunto l’invito a dimettersi (e la richiesta a Mosca di destituirlo). Insomma, in poche parole, se l’era proprio voluta e cercata quella morte.
La dacia
(ultimamente sto scrivendo poco, lo so, ma chi l’avrebbe mai detto che avrei sofferto il caldo in Russia? Appena si puo’ si va al lago – dista solo 10 minuti di treno, o in campagna, che qui vuol dire al bosco. In casa si sta bene solo col ventilatore, e pensare che commentavo con ironia vedendo quanti russi avevano messo il condizionatore in casa!)
Cosa sarebbe un russo senza una dacia?
Molti russi sono stati costretti a vivere in citta’, in brutti palazzoni di quartieri dormitorio. Visto che, come si dice nel film “Il Dottor Zivago” (tratto dall’omonimo libro di Pasternak), “In ogni russo si nasconde un contadino”, la dacia e’ l’unico luogo dove questo tipico spirito russo puo’ prendere corpo ed avere spazio.
Ma e’anche la possibilita’ di coltivare fiori e ortaggi in proprio (un tempo, data la scarsita’ delle merci nei mercati e nei negozi russi del periodo sovietico, questa era una risorsa preziosissima) e dare sfogo alla propria abilita’ (conosco una donna che riesce a coltivare l’anguria, uno o due frutti l’anno, una poca cosa, ma appena fuori Mosca!); o di stare finalmente in liberta’, in calzoncini corti, scalzi e a torso nudo e a mangiare spiedini di carne e bere in santa pace (tranne il guidatore se poi c’e’ da tornare a casa in automobile – i russi sanno che la polizia non scherza con chi e’ in stato di ebbrezza).
Alcune dacie sono catapecchie o semplici depositi di attrezzi, altre sono quasi come un castello (spesso tutto di legno) con ogni comfort (incluso piscina e casetta per la sauna).
Mentre si trovava alla dacia in Crimea venne “sequestrato” e messo agli arresti domiciliari Gorbaciov, la dacia di Stalin e’ ancora oggi conservata ed e’ diventata quasi un museo, nella sua invece Eltsin pare ricevesse anche due/tre giovani e prosperose donne per volta, per farci il bagno insieme nella vasca.
La dacia e’ un’istituzione, nel periodo giusto (a cominciare da maggio – non per niente fino al 10 circa scuole e uffici sono chiusi), vige la regola che il venerdi si lavora fino alle 15.00/16.00 e poi si parte tutti per la dacia – infatti a Mosca le vie d’uscita dalla citta’ in quell’orario sono intasatissime.
Sono dei veri e propri status symbol, per loro si e’ disposti a fare follie (ci sono persone che ce l’hanno a 300/400 km. di distanza, perche’ – dicono – sono in posizioni ineguagliabili, fuori dal mondo, e costano pochissimo, e, senza fare una piega, riescono a passarci tutti i week-end estivi.
Sorgono in aree prescelte dall’autorita’ pubblica, spesso in mezzo ai boschi, o in zone che si sono rese disponibili (come ad esempio sotto le linee dell’elettricita’), in genere l’unica urbanizzazione e’ l’energia elettrica (ma non sempre), le strade sono abbandonate a se stesse.
Noi italiani dobbiamo ancora farci bene l’abitudine, accettiamo di corsa i vari inviti che ci giungono salvo, poi, fare la fine di Fantozzi (ci raccontavamo, con l’amico Vincenzo, l’ultima nostra impresa il week-end scorso: lui appena e’ sceso il buio e’ stato divorato in pochi secondi dalle zanzare e lunedi non e’ andato al lavoro perche’ aveva la febbre, io, che appena arrivato la’ ho cominciato a starnutire e a lacrimare per l’allergia e sono stato disteso tra le quattro mura finche’ un’anima buona e’ andata in citta’ e mi ha preso delle pillole).

Ah, una cosa che mi ha stupito e’ la vegetazione: la prima volta che sono venuto in Russia mi chiedevo che vegetazione mai ci dovesse essere qui, cosi’ lontano dall’Italia (2.500 – 3.000 km.), pensavo ci fossero molte diversita’, invece no, almeno al di qua degli Urali, dall’altra parte non lo so, non sono mai andato. Mi sembra proprio la stessa dei posti di villeggiatura in montagna (sulle Alpi, a quasi 1.000 m. di altitudine) dove andavo da giovane, e infatti nei boschi non e’ difficile trovare funghi (porcini, finferli), mirtilli, lamponi..
La nostra dacia e’ ancora in costruzione (come potete vedere nella foto), per ora abbiamo il terreno e qualche rudere, ma ci stiamo lavorando, in fondo il bello e’ anche questo, passare tutti i sabati e le domeniche a sudare e a faticare…





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