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Ancora su San Pietroburgo

di ilrusso (29/08/2005 - 23:05)

 

 

Sta finendo l’estate, i raggi del sole hanno sempre meno forza, al mattino e di sera fa freschino, iniziano le scuole (il 1 settembre, che per il calendario russo segna l’inizio ufficiale dell’autunno), si torna dalle vacanze (un’abitudine che anche i russi stanno acquisendo in fretta, anche se non sono ancora gli spostamenti di massa come siamo abituati a vedere in Italia).

Resta ormai solo un piccolo spazio per il ricordo delle belle giornate appena trascorse da turisti.

Per la nostra famigliola la vacanza quest’anno e’ stata a San Pietroburgo (ma non dobbiamo dimenticarci dei tanti week end passati alla dacia o delle giornate al lago qua vicino o, per le bambine, le settimane dalla nonna in campagna).

Frugando bene tra i miei appunti sparsi, e tra i ricordi, ho trovato ancora spunti interessanti, almeno a me sembra cosi’, da raccontare.

-         A San Pietroburgo si puo’ andare per i piu’ svariati motivi, per vedere i musei (non c’e’ solo l’Hermitage), per respirare l’aria magica che la fa paragonare a Venezia (beh, insomma, non e’ esattamente la stessa cosa, ma ogni citta’ ha il suo fascino), per ripercorrere e rivedere, con emozione e venerazione, i percorsi e i luoghi che erano familiari ai tanti grandi artisti che li’ hanno vissuto (Dostojevskj, Puskin, etc.). Noi siamo andati con 2/3 mete in programma, una era la visita al Giardino Botanico. Quello di San Pietroburgo e’ bello, grande, interessante. L’orangerie per diversi suoi aspetti e’ stata unica al mondo. Ci diceva la guida che durante la Guerra, sotto i bombardamenti, ogni dipendente si era portato a casa qualche pianta, ma non come si potrebbe pensare, cioe’ per approfittare della situazione e appropriarsi impunemente di beni pubblici di valore, bensi’ per poter curare le povere piante, cercando di ricostruire alla meglio nella propria casa – impresa quasi eroica -  le condizioni climatiche e ambientali piu’ idonee.

Oggi il Giardino sta languendo, i fondi pubblici scarseggiano e, pare, anche l’interesse delle autorita’. Che peccato, possibile che nessuno si mobiliti e si prenda a cuore questo piccolo tesoro naturalistico?

-         Sempre restando agli anni terribili della Guerra: la citta’ e’ stata assediata dai tedeschi per 900 giorni, non si e’ mai arresa pero’, ci sono stati innumerevoli atti di eroismo, ma da eroi vanno considerati tutti i suoi abitanti, per sopravvivere si arrivava persino a staccare la carta da parati e a cuocerla, cercando cosi’ di sfruttare quel po’ di farina che si usava mettere nella colla per fare aderire la carta alle pareti di casa. Fortissima era anche la pressione sociale per non cessare la resistenza collettiva, chi non ce la faceva piu’ e fuggiva dalla citta’ era additato come vile e traditore, e infatti, finita la Guerra, molti di loro (non solo, ma addirittura di quelli che erano caduti prigionieri dei tedeschi, come se fosse stata una loro colpa, poveretti) vennero arrestati e mandati nei “campi di correzione” in Siberia per lunghi anni.

-         Pietro il Grande amava molto l’Europa, l’aveva girata in lungo e in largo, ne tornava sempre pieno di ammirazione. Una sua grande passione era il mare, la navigazione, progettava lui stesso le barche e le navi. Cosi’ si innamoro’ dell’Olanda e degli olandesi, e, sembra, nacque da qui l’idea della bandiera russa come la vediamo ora (i colori, bianco, blu, rosso sono gli stessi della bandiera olandese, solo disposti in un diverso ordine).

-         Vita da Re. Era dura la vita per i regnanti russi, non so se in altri Stati sono accadute cosi’ tante uccisioni e cospirazioni, per i Re il nemico maggiore veniva dalla stretta cerchia dei parenti e dei nobili piu’ vicini. Quasi ogni Palazzo, ogni Reggia, e’ stato per i Re sia sfarzo, divertimento, potenza che mattatoio. E cosi’ e’ stato anche a San Pietroburgo.

-         A San Pietroburgo c’e’ la moschea, la sinagoga, la chiesa per i cattolici, quella dei protestanti, quella degli armeni (sempre della famiglia dei cristiani), manca solo, mi sembra, un edificio per il culto dei buddisti perche’, penso, l’Asia da qui e’ veramente lontana (anche se in giro c’e’ un’invasione di turisti cinesi…).

-         Tornando a casa, col treno, passando dal fulgore del centro e della Prospettiva Nevski al grigiore e allo squallore della periferia, riflettevo che questa e’ anche la citta’, per dirla con Dostojevskj, degli “umiliati e degli offesi”, citta’ studiata e disegnata dalle menti di brillanti architetti, fatta apposta, si direbbe, per deliziare la vista e offrire un facile spunto a pittori di ogni tipo, ma (come direbbe Bertold Brecht) chi la costrui’? Perche’ nessuno penso’ che anche i muratori, i carpentieri, gli scaricatori avrebbero avuto diritto ad una abitazione perlomeno dignitosa? Non dimentichiamo che la Russia aboli’ la servitu’ della gleba solo alla fine del secolo XIX, ecco, non e’ allora, che, forse, alla base della rivoluzione che dette poi vita al regime comunista, c’era qualche motivo piuttosto valido?

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