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Svadba (nozze)

di ilrusso (29/09/2005 - 12:45)

 

Se passate per la Piazza Rossa di sabato resterete stupiti per l’incredibile numero di limousine bianche o altre automobili di gran lusso (Mercedes, BMW, etc.) parcheggiate ai bordi della Piazza. Penserete, scommetto, alla visita ufficiale di qualche Sultano arabo o, magari, dell’uomo piu’ ricco del mondo, il Sovrano del Brunei (che, effettivamente a Mosca c’e’ venuto poco tempo fa). Invece, no, sono le automobili che si noleggiano per il gran giorno delle nozze, e, infatti, se guardate bene, vedrete la Piazza affollatissima di piccoli cortei ognuno al seguito di  una coppia tutta vestita da festa, in genere lui tutto nero e lei tutta bianca (ma ci sono anche le varianti: tutti e due bianchi, o lui grigio e lei crema, etc.), e in cui gli invitati passano il tempo fotografando o facendo i paragoni e i commenti sulle altre coppie di sposi.

Le nozze hanno il loro rito che, sembra, ancora i russi sembrano voler rispettare. Molte cose sono come da noi (le strombazzate con i clacson, le fotografie tra i fiori, il grido “bacio bacio”, etc.), ma ci sono alcune interessanti particolarita’ tipiche russe.

Prima di andare in Municipio per l’atto ufficiale i due futuri sposi si devono sottoporre al lungo rito della presentazione dello sposo alla sposa che avviene tramite un lungo (scusate la ripetizione, ma e’ per ribadire che e’ una cosa che fa venire una barba lunga cosi’) itinerario (nel senso che e’ un vero percorso a tappe, di strada non se ne fa tanta, visto che si fa nel luogo dove abita la donna, al limite c’e’ da salire a piedi un bel po’ di piani) di indovinelli, giochetti, prove di abilita’ (tipo individuare tra diverse qual e’ l’impronta delle labbra della futura moglie, o indovinare o ricordare i suoi gusti alimentari) che hanno termine davanti alla porta di lei, dove lui, ormai prostrato, grida il suo amore (e di aprirle la porta). Lei, in genere, fa un po’ la difficile, non si concede subito, ma alla fine apre. Tutto questo e’ guidato da colei (piu’ raramente colui) che e’ stato nominato Capo del Cerimoniale. E’, questa, una figura della cui inutilita’ sembra che nessuno ormai dubiti, che spesso risulta antipatica (e lo diventa sempre di piu’ man mano che il tempo passa), ma che nessuno osa abolire. E’ lei (o lui) che organizza tutti i festeggiamenti, che gira con in mano sempre una cartella aperta quasi fosse Mike Bongiorno, e che, nel bel mezzo del pranzo (o cena) nuziale, quando tutti o quasi faticano a reggersi in piedi, ordina ai due sposi -  e loro, a testa bassa, obbediscono - di recarsi nel centro della sala a rispondere all’ennesime domande interessantissime “Chi portera’ fuori il cane?” “Chi lavera’ i piatti?” eccetera eccetera. Nessuno li caga, ovviamente, ognuno e’ perso ormai a brindare col vicino o a cantare canzoni popolari tra una portata, una bevuta e l’altra oppure sta solo e malinconico, la testa pesante e l’alito ancora peggio.

Invece la cerimonia all’ufficio specializzato municipale (sono pochissimi quelli che si sposano in chiesa, anche se aumentano) e’ simpatica. Le sale sono ben attrezzate e arredate, e il traffico (c’e’ da fare la coda anche qui,  ci sono talmente tante coppie in attesa che se non state attenti vi ritrovate a seguire la celebrazione di qualcun’altro) e’ ben diretto. Esiste sempre una vera e propria orchestrina (un quartetto anzi in genere: violino, contrabbasso, arpa e flauto) che suona dal vivo le musiche tipiche nuziali (o quant’altro vi venga in mente di farvi suonare, i Beatles magari).

Alla fine, ovviamente, si mangia. Non sono certo i cenoni che conosciamo noi in Italia (finora ho assistito solo a nozze di gente normale, non di ricconi), ma, insomma, si fanno rispettare. Mancano, ebbene si’, le bomboniere (e nessuno ne sente la mancanza). Non ci sono neanche le liste di nozze (ognuno fa il regalino che vuole) e neppure i viaggi di nozze (in teoria si, ma chi ha i soldi e il tempo per farlo?).

Insomma si fatica, e si spende, certamente meno che in Italia. Anche perche’, forse, si sa che di cerimonie cosi’ nella vita se ne faranno probabilmente altre… (qui una coppia che arriva ancora unita alla vecchiaia e’ veramente una mosca bianca).

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Battesimo ortodosso

di ilrusso (24/09/2005 - 16:12)

 

 

Abbiamo fatto battezzare le nostre due bambine. E’ stata una cosa un po’ strana, Natascia non ci pensava neanche lontanamente (pur essendo stata – a differenza della maggiorparte dei russi – battezzata anche lei, e in altri tempi, quando bisognava farlo clandestinamente e rischiando anche un po’), lei dice di credere in Dio ma non nella Chiesa. Ad un certo punto, pero’ si e’ presentata una nostra nonna e ha detto che le bambine andavano battezzate perche’ altrimenti, in caso di morte improvvisa, sarebbero andate direttamente all’inferno. Questa nonna, sembra, e’ diventata religiosa solo di recente, e, insomma, la sua religiosita’ sembra soprattutto superstizione, e’ specialista di riti e ha una preghiera giusta per qualsiasi cosa (per l’automobilista, per chi prende l’aereo, etc. ormai ormai non si puo’ piu’ viaggiare se prima non si e’ data la comunicazione alla nonna di orario e itinerario, in modo da far partire in tempo la preghiera protettiva). Ma intanto e’ riuscita a convincerci (io non c’entro a dir la verita’, non sono neanche stato consultato) che la cosa va fatta (il ragionamento di Natascia e’ stato quello comune a molti “Perche’ no, tanto male non ne fa, e per il futuro, chissa’”).

Ci siamo presentati alla chiesetta, un po’ abbiamo atteso fuori (il battesimo era previsto al termine della funzione – l’equivalente della nostra Messa), ma poi siamo entrati anche noi. Le Chiese ortodosse sono diverse dalle nostre, intanto non ci sono sedie o panche, si sta sempre in piedi (e le cerimonie a volte durano ore!); poi sono piene d’oro  - statue, accessori, lampadari, cornici, tutto e’ ricoperto o decorato d’oro – e di icone. Poi c’e’ una parte, quella piu’ sacra, che e’ chiusa ai fedeli e il sacerdote svolge meta’ della funzione la’ dentro, separato dai fedeli, e meta’ rivolto a loro. Di fedeli non si puo’ dire che ce ne fossero pochi, ma neanche tanti (considerato che la chiesa era piccola), ed erano soprattutto femmine e anziane o vecchie. I sacerdoti hanno tutti i capelli lunghi e le barbone e un’aria severa. Quando ha tenuto il sermone (che c’e’ anche qui, naturalmente) mi sono fatto tradurre da Natascia tutto quello che si poteva perche’ pensavo che dicesse delle cose molto interessanti e spirituali, invece ha detto banalita’ e ha continuato a lamentarsi che lo Stato dovrebbe aiutare la Chiesa, e che le loro condizioni economiche non sono buone. La funzione e’ piena di riti, ci si fa il segno della croce non so quante volte, alla fine tutti si presentano al cospetto del sacerdote e baciano il libro sacro che questi tiene in mano. Il canto e’ molto importante, non c’era un coro vero e proprio ma un gruppetto di fedeli, tutti giovani questi, che, evidentemente, erano preparati e accompagnavano con il loro canto le parti principali della funzione.

Il battesimo si svolge piu’ o meno come nella religione cattolica, si viene prima unti con l’olio sacro e poi bagnati con l’acqua santa, c’e’ il padrino e alla fine danno un certificato scritto in bella calligrafia e una candelina.

Oltre alle nostre bambine (5 e 7 anni) c’erano due neonati, un adulto e due giovani.

Intanto che celebrava il battesimo il sacerdote ha espulso dalla chiesa una donna, non ho capito bene il perche’, ma penso perche’ non era vestita adeguatamente, e ha apostrofato con male parole il papa’ di uno dei neonati perche’ stava filmando con una cinepresa “Questa e’ una chiesa, ci vuole rispetto!”.

Insomma per me e’ stato un po’ come un viaggio indietro nel tempo, e i nostri cari fratelli ortodossi ancora non mi convincono, la loro religione da’ un’impressione di essere antiquata, chiusa e anche un po’ cupa, e i religiosi non sono neanche cosi’ santi e spirituali come, almeno, dovrebbero essere e come vogliono far credere. E i poveri fedeli paiono proprio, eterno destino russo, essere considerati massa ubbidiente e sottomessa (e loro, pare, controbattono assumendo della fede principalmente gli aspetti esteriori e rituali).

Con questo devo dire che, in fondo, mi sono simpatici, sono usciti dalle loro catacombe appena da pochi anni dopo settant’anni di repressione e di ateismo di Stato, stanno cercando faticosamente di entrare in contatto con il nostro mondo che, certamente, non si ferma ad aspettarli.

Mi scuso se ho un po’ banalizzato, la religione Ortodossa e’ una cosa seria e non un aspetto del folklore russo. Prometto (a voi, ma soprattutto a me stesso) che approfondiro’ la conoscenza e riferiro’ onestamente.

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Le nuove malattie dei russi

di ilrusso (13/09/2005 - 13:07)

 

 

Su un giornale che parla di salute (ci sono anche in Russia, hanno successo, visto anche che i russi amano da sempre curarsi da soli e seguendo spesso medicine non tradizionali) si affronta, con serieta’ e impegno, il problema delle nuove malattie che stanno colpendo i russi in seguito alla rivoluzione in campo economico. Prima, con il comunismo, la vita era in fondo molto tranquilla (troppo, direbbero molti), tutto era garantito anche se con qualita’ bassa e grandi tempi di attesa. La malattia tipica (ma non tutti la chiamavano cosi’…) era l’alcolismo (come biasimarli, chissa’ che noia!). Oggi invece tutto va guadagnato. La vita e’ diventata lotta e, anche, giungla, ma i problemi non sono solo per chi deve arrovellarsi per non dover rischiare di finire alle fermate della metropolitana a chiedere l’elemosina, emergono anche le difficolta’ per chi e’ ricco e troppo agiato.

Ma ecco, in particolare, cosa si dice (anzi scrive) sulla rivista.

Sono tre le malattie che si stanno diffondendo e devono destare preoccupazione:

  1. La sindrome della ricchezza inaspettata.

Finalmente i soldi arrivano, e copiosamente, sui conti correnti (si fa per dire, perche’ qui si viaggia ancora in contanti, la gente sembra fidarsi solo di quelli), gli affari vanno bene. Ma con gli affari arrivano anche gli affanni: il gruzzoletto messo da parte fa gola a tanti, c’e’ da difendersi con i denti da mafiosi vari che chiedono il pizzo, burocrati corrotti sempre piu’ esosi, ladri (anche qui si comincia a sentire di porte forzate e appartamenti svaligiati). Senza parlare degli sforzi per mantenere quello che si e’ conquistato dalle manovre della concorrenza, sempre piu’ agguerrita, dello Stato, che, a fatica ma si sta organizzando, e altri. Risultato: paure (perdere tutto, essere ucciso, essere rapito o picchiato), ansie, stress, pressione alta.

  1. La vita rimandata.

Un successo tira l’altro, si dice. Si dichiarava: “Voglio arrivare la’, raggiungere quell’obiettivo e poi godermelo”. Ma poi, raggiunto l’obiettivo (la casa, l’automobile nuova, l’apertura di nuove filiali, l’introduzione in un nuovo mercato, etc.) non ci si accontenta, si pensa “Perche’ fermarmi qui? Visto che sono sulla strada buona perche’ non aggiungere un piccolo sforzo e conquistare una meta ancor piu’ grande?” E cosi’ si lavora e si lavora in continuazione, ma non si gode niente: la ferie vengono rimandate in continuazione, i week end si passano in ufficio o, altrimenti, alla dacia ma con i pensieri fissi al lavoro, non si fanno figli, non si seguono gli attuali che stanno crescendo (e che, ci eravamo detti, sara’ bellissimo seguire e aiutare nella loro crescita).

  1. La perdita della sensibilita’

Si ha tutto, quello che una volta si acquistava con sforzo e tanta attesa ora si ha subito e senza faticare. Si sono soddisfatti i sensi, con vere e proprie scorpacciate, che di piu’ non si puo’. Non c’e’ piu’ quasi nulla che non possa essere agevolmente acquistato (e infatti lo si fa), si nuota nell’abbondanza. Ma non si e’ per niente piu’ felici di prima, anzi. Si e’ invece perennemente annoiati, la soglia della sensibilita’ si alza paurosamente, si e’ tentati di spingersi sempre piu’ verso il limite. E intanto non si riescono piu’ a godere le cose belle e semplici della vita: la natura, gli amici, camminare, guardarsi attorno, gustarsi pane e salame.

 

Di rimedi a queste malattie, a quanto pare, non ce ne sono tanti, a giudicare, almeno, da quelli proposti dalla rivista: fare come insegna un certo tal miliardario americano, e cioe’ cercare di fare una vita normale: lavare i piatti, portar fuori il cane per la passeggiata, etc. e aiutare, ogni tanto, chi e’ piu’ povero. Va bene, bello, ma perche’ mai allora uno dovrebbe diventare miliardario?

 

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Un americano al Cremlino

di ilrusso (12/09/2005 - 10:05)

 

 

Oggi per entrare al Cremlino di Mosca occorre praticamente avere la guida, costa 50 euro per un gruppo (non importa quanto questo sia numeroso, tre o venti persone, il prezzo e’ sempre 50 euro). A molti questo non piace, ma insomma avere una guida fa sempre comodo – e poi gli italiani ne trovano sempre una che parla la loro lingua.

Natascia ce n’ha trovata una speciale, abbiamo pagato di meno, ci ha fatto fare un giro diverso dagli altri. A vederla non sembra tanto una “vera” guida (e’ un donnone tutto arruffato e vestito male), sara’ una raccomandata, chissa’, ma a noi va bene lo stesso. Accompagnamo degli italiani che, si capisce subito, sono dei comunisti (non sono pochi quelli che vengono qui con molta nostalgia – loro se lo possono permettere, tanto il comunismo vero non l’hanno mica vissuto). Hanno voluto vedere anche le tombe dei grandi personaggi del regime sovietico, tutti sepolti ai piedi delle mura del Cremlino, semplici lapidi riportano i loro dati essenziali. Ammetto che e’ stato abbastanza emozionante leggere i nomi di personaggi come Breznev, Andropov, Cernenko… ma anche Gagarin (il primo uomo nello spazio, in Russia veramente grande eroe popolare), stranamente non c’e’ Kruscev, ho chiesto in giro, nessuno ha saputo dirmi perche’, ho scoperto poi che e’ sepolto in un altro posto molto importante, nel monastero di Novodevicj - assieme a Cechov, a Gogol e ad altri, ma comunque resta il fatto che non e’ stato inserito insieme ai Grandi del Comunismo. Kruscev e’ stato il successore di Stalin a capo dell’Impero sovietico, ed ha avuto il coraggio di criticare e denunciare i misfatti dell’epoca staliniana, contribuendo a buttar giu’ dal piedestallo quello che, certamente grazie anche alla propaganda del regime, era stato un mito popolare e oggetto di un vero e proprio culto – avra’ pagato forse per questo?.

A sorpresa, leggendo i nomi sulle lapidi, ci siamo accorti che tra tanti grandi russi ce n’era uno americano, John Reed, e nessuno al momento ne sapeva spiegare il motivo. Ma ben presto mi sovvenne che da giovane vidi un film “Reds” (peraltro molto famoso, e di successo, diretto da Warren Beatty e con la fotografia di Vittorio Storaro che per questo film vinse l’Oscar) che raccontava proprio la storia di questo americano.

John Reed era un giornalista/scrittore di buona famiglia e affermato (era uno dei piu’ pagati giornalisti americani) che aveva un animo ribelle e avventuroso. Il suo cuore batteva ardentemente a sinistra e cosi’ dove soffiava anche il minimo vento rivoluzionario lui correva e si lasciava trascinare. Fu con Pancho Villa in Messico, nel 1910, e poi in Russia per la Rivoluzione comunista, divenne amico di Lenin e, addirittura, entro’ a far parte del Comitato Esecutivo del Comintern. Si dira’ che era un rivoluzionario romantico, come tanti figli di papa’ (di lui Henry Miller – che interpreta se stesso nel film dice “Io penso che uno che e’ perennemente interessato ai problemi del mondo e a come cambiarlo, o non ha nessun problema personale o si rifiuta di ammetterli e di fronteggiarli); forse e’ cosi’, ma pago’ a caro prezzo queste sue idee: piu’ volte imprigionato (la prima negli Stati Uniti, perche’ stava organizzando uno sciopero), si prese il tifo dopo un viaggio a Baku’ e mori’ a soli 33 anni a Mosca).

Ovviamente non era un giornalista imparziale, ma “militante” come si direbbe oggi, ammirava moltissimo Lenin e ne diede delle interessanti descrizioni nel suo libro “I dieci giorni che sconvolsero il mondo” (“Indossava abiti miseri e frusti, i pantaloni che gli arrivavano in fondo ai piedi. Inespressivo, era un idolo per le masse, amato e riverito come forse pochi leader erano stati al mondo. Uno strano leader popolare, un leader solo per le sue virtu’ intellettuali, senza enfasi, senza humour, senza compromessi…ma con la grande capacita’ di spiegare profonde idee con termini semplici e di analizzare le situazioni concrete”).

E cosi’ non abbiamo potuto, una volta usciti, non andare a visitare il Mausoleo di Lenin, peraltro appena fuori, addossato alle mura esterne del Cremlino, in mezzo alla Piazza Rossa. La costruzione e’ imponente, tutta di marmo rosso e nero, ed e’ tutta per lui: si scende qualche gradino, si cammina lentamente per il percorso prestabilito e lo si osserva, la sua teca troneggia in mezzo alla sala, nell’oscurita’ i faretti illuminano un corpo ancora perfettamente conservato, “E’ proprio lui!” esclamano emozionati i nostri italiani.

In effetti e’ come andare a vedere in una Chiesa le spoglie di qualche nostro Santo cattolico. L’affetto popolare, a giudicare dalle code di gente in attesa nella Piazza Rossa, e’ ancora grande. Piu’ volte gli attuali governanti russi si erano riproposti di interrompere quel culto e dare finalmente sepoltura (o cremazione) a quel corpo (anche perche’ sembra che il mantenimento nelle condizioni attuali costi una bella cifretta ogni anno allo Stato, sentivo parlare di un milione di euro), ma l’opposizione popolare era stata netta e nessuno ha osato sfidarla. Cosippure sono sopravvissute le sue innumerevoli statue nelle piazze o nei punti strategici di quasi tutte le citta’ russe. A dir la verita’ a me fanno un po’ pena, quest’uomo vestito miseramente e all’antica, dall’aria cosi’ seria e che ci indica sempre di guardare avanti mi sembra tanto solo, ormai, e fuori dal tempo…

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Segnalazione

di ilrusso (06/09/2005 - 14:49)

“Romanzo russo” di Alessandro Barbero, Mondadori, 1998

 

 

A me questo libro ha fatto l’effetto di un pugno nello stomaco. I fatti narrati nel libro si svolgono tra il 1987 e il 1990, ovvero in uno dei periodi piu’critici, quello del passaggio dall’Unione Sovietica all’autonomia dei singoli Stati che la componevano. La trama ruota principalmente attorno a due personaggi, una ragazza che caparbiamente porta avanti la sua tesi di laurea su un argomento tabu’ fino a qualche anno prima, un giudice che indaga, tra mille pericoli e tranelli, su un caso che nessuno vorrebbe affrontare. Le storie dei due si intrecciano tra Baku (capitale dell’Azerbaigian) e Mosca in un groviglio di interessi e macchinazioni di forze che li sovrastano,  e i due rischiano piu’ volte di restarne inesorabilmente stritolati.

La sagacia e la fortuna permette loro di scoperchiare un immondo pentolone in cui sguazza di tutto: le repressioni e gli stermini staliniani, l’oppressione del regime sovietico, l’incapacita’ dello stesso di combattere e impedire l’insorgere di mafie ai vari livelli, locale e nazionale,  il covare, come il fuoco sotto la cenere,  dei nazionalismi e delle istanze indipendentiste, spesso con base religiosa, la piattezza e il grigiore, e l’invadenza, della burocrazia comunista, la miseria e la difficolta’ della vita quotidiana dei poveri cittadini sovietici, l’antisemitismo sempre sul punto di pericolosi riaffioramenti.

I protagonisti negativi del romanzo, uomini dell’apparato, membri del partito, poliziotti, funzionari del KGB, criminali assurti a personaggi della nuova economia russa, conducono cinicamente e spietamente le loro vite guidati unicamente dal disegno della difesa del proprio egoistico interesse, piegando ad esso anche le ideologie e le tardive conversioni a nuovi dei.

 

La Russia, volenti e nolenti, fino all’altro ieri era questa, e Dio sa queste contaminazioni, piu’ perniciose della peggior nube radioattiva, fino a quando continueranno a esercitare la loro nefasta influenza.

Per il resto il romanzo vale la pena di essere letto, l’autore non e’ uno qualsiasi, ma uno che ha vinto il Premio Strega (nel 1996), e’ un conoscitore della letteratura russa, e’ uno storico, e quello che scrive lo basa su attenti studi e sulla lettura meticolosa e scrupolosa di tutto il possibile materiale d’epoca; non c’e’ verso, nulla purtroppo sembra inventato, e seppur qualcosa lo fosse, la totale verosimiglianza sarebbe evidente.

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Elezioni locali

di ilrusso (05/09/2005 - 10:15)

 

 

Ieri Domenica 4 settembre si sono svolte nella citta’ dove abito (500.000 abitanti, a 20 km.da Mosca) le elezioni per scegliere il Consiglio dei Deputati della citta’; in Italia una cosa che puo’ assomigliare un po’ e’ il Consiglio Comunale, le funzioni sono piu’ o meno le stesse, ma la differenza e’ che in Russia e’ svincolato dall’elezione del Sindaco (che, infatti, e’ avvenuta l’anno scorso – anche in Russia e’scelto direttamente dagli elettori), ed ha un po’ piu’ di potere.

Il voto e’ segreto (tanto a noi cosa importa se ha vinto Gorisc, Masoiedov o qualcun’altro?), pero’ posso dirvi come hanno votato un gruppetto di giovani donne: si sono trovate prima nell’atrio all’interno dell’edificio della scuola (anche in Russia si vota nelle scuole), li’ ci sono appesi tutti gli elenchi dei candidati e (novita’ rispetto all’Italia) le schede personali di ognuno di loro. Le hanno guardate insieme e giudicate alla luce dei criteri di valutazione che si erano dati:

-         niente candidati comunisti (ce n’erano tre, due dei quali appena ventenni, studenti universitari). Di tutti i candidati solo un’esigua minoranza era appoggiata da un partito, tutti gli altri concorrevano in proprio, del resto si votano solo le persone, non le liste (si scelgono fino a 5 candidati da una lunga lista di tutti gli iscritti).

-         solo candidati ricchi, non, come si potrebbe pensare, perche’ convinte che se uno e’ ricco vuol dire che e’ bravo, ma perche’, hanno detto, vuol dire che ha gia’ rubato abbastanza e ora non sa piu’ come impegnare il tempo e, visto che e’ ambizioso, vuol diventare famoso facendo qualcosa che, ci sono buone possibilita’, dovra’ piacere alla gente;

-         questo criterio completa il precedente: le dichiarazioni dei redditi devono essere credibili, se uno e’ ricco e dichiara poco al fisco significa che vuol continuare a imbrogliare;

-         solo candidati che sono riusciti a raccogliere le firme del numero dovuto di cittadini (l’altra possibilita’ – che un candidato si presenti versando solo una cospicua somma di denaro– l’hanno scartata a priori)

-         niente pensionati. Niente di personale, ma loro sono giovani e un pensionato difficilmente difenderebbe i loro interessi, inoltre a loro non sembra che la sola e semplice qualifica di “pensionato” sia garanzia di capacita’ e abilita’ politico/amministrativa.

Certamente non hanno scelto i loro candidati in base solo ai precedenti ragionamenti, anche qui c’e’ stata la campagna elettorale anche se in toni modesti, niente comizi, grandi manifestazioni, ma piu’ contatto diretto con la gente e propaganda capillare (con i candidati che vanno a casa degli elettori, tengono discorsi nei cortili dei palazzoni, pagano giovani o vecchiette che girano di casa in casa a consegnare opuscoli informativi).

Questo e’ possibile perche’ in Russia, per le elezioni locali, si affiggono le schede con tutte le notizie personali dei candidati: dichiarazioni dei redditi, beni mobili e immobili posseduti, situazione famigliare, etc.

E’ chiaro che Vi racconto queste cose solo per curiosita’, non certo per fare confronti o dare giudizi di merito, non sia mai vero che mi permetto di dire che certe cose sono meglio in Russia che in Italia, ma quando mai!

 

 

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Beslan, un anno dopo

di ilrusso (01/09/2005 - 18:37)

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