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In onore di Sandy Booker (pubblicato su

di ilrusso (24/10/2005 - 09:59)

E' strana la vita, caro vecchio Sandy.

Chissà com’eri felice quel giorno, finalmente, dopo tante peripezie, il visto era arrivato, ora non c’era piu' alcun ostacolo che ti avrebbe impedito di portare in America e sposare la tua amata Svetlana (beh, la tua anziana mamma ancora non sapeva niente, non era facile spiegarle, scelta da un catalogo e russa per giunta…, ma quando l’avrebbe vista, anzi quando vi avrebbe visti insieme, allora, si che avrebbe capito!).

Sono straordinari i nostri tempi, scommetto pensavi, anche i sogni più impossibili ci vuole poco a realizzarli ormai. Cosi' ora tu, un operaio specializzato, americano, di quarantanove anni, ti ritrovavi a Mosca ad assistere al piu' famoso musical russo, abbracciato alla tua futura nuova moglie; chi l’avrebbe mai detto solo qualche anno prima?

Era bello lo spettacolo, si stava bene, il teatro era stato appena ristrutturato per l’occasione, l’atmosfera era speciale, il pubblico elettrizzato (le so bene queste cose, anch’io sono stato la' sei mesi prima, mano nella mano a Natascia). Gli effetti speciali, poi, erano straordinari. E infatti, quando quell’uomo in nero, mascherato e armato di fucile mitragliatore apparve all’improvviso sulla scena, ci fu qualcuno addirittura che applaudi'.

E poi fu l’incubo. Durante quelle terribili 57 ore provasti piu' volte a chiudere gli occhi e a riaprirli subito, perche' tutto quello doveva essere certamente un sogno. Ma non ci impiegasti molto a capire che non avresti piu' rivisto la luce del sole. Per un attimo ti venne anche un dubbio, forse un pentimento, e ti venne da chiederti “Ma che ci faccio io qui??”.

Ti ritrovarono, come gli altri, che sembrava dormissi di un sonno pesante, sul tuo braccio si poteva leggere, scritto a penna, “Ti amo Deborah!”. E pensare che se solo avessi potuto affrontarli di persona, tu, uomo mite che non avrebbe fatto del male a una mosca, cristiano praticante, stimato insegnante di judo ai bambini del quartiere, gliela avresti fatta vedere tu a quelli!

Il resto e' cronaca ordinaria, la TV di Oklahoma City che interrompe i programmi, la telefonata del Consolato Americano, la disperazione di tuo fratello, le coccarde e i nastri bianco rosso e blu appesi ai cancelli dello stabilimento della General Motors, 3.000 dollari raccolti dai colleghi per aiutare la famiglia (ma come sanno essere teneri e commoventi a volte gli americani) e Svetlana che prima si strappa i capelli e poi si organizza (povera donna, ha perso là' dentro anche la figlia tredicenne), ma il tribunale di Mosca rigetta la sua domanda di risarcimento (pero', 487.000 dollari, che bella sommetta!) e i tuoi amici non riescono a far decollare il Fondo di beneficenza istituito proprio per permetterle di volare negli Stati Uniti. Che ne sarà ora di lei?

Vedi, caro vecchio Sandy, in che razza di vita ci tocca vivere oggi (oh, scusa, chissà

cosa daresti, eh, per essere ancora dei nostri…).

Cade il 23/26 ottobre il terzo anniversario dell’occupazione da parte dei separatisti ceceni del Teatro della Dubrovka a Mosca. 57 ore duro' il sequestro di 922 persone fino a quando le forze speciali russe irruppero nel teatro, non senza aver prima neutralizzato, uccidendoli, con un gas misterioso, i terroristi, oltre a 117 (o 129 – ma alcuni dicono che in seguito ne sono morti diversi altri ancora) degli spettatori.

Sandy Booker ha lasciato la mamma, la figlia Deborah, il fratello, la sorella e tanti amici, oltre a Svetlana la promessa sposa.

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Il paesaggio urbano

di ilrusso (20/10/2005 - 13:04)

 

 

C’e’ un bel film famoso russo che trasmettono in Tv almeno una volta l’anno (immancabilmente nel periodo a cavallo del Capodanno); quattro amici moscoviti festeggiano, come e’ usanza, la fine dell’anno alla sauna e, come e’ usanza, si ubriacano. Uno dei quattro conserva un biglietto aereo (l’avevano dato a lui perche’ considerato il piu’ affidabile…) ma, ubriaco, non si ricorda piu’ a chi deve consegnarlo, cosi’ sceglie uno degli altri tre (quello sbagliato) e lo fa partire. Il malcapitato arriva a San Pietroburgo, dice al taxista il suo indirizzo e si ritrova davanti a un palazzone che sembra proprio il suo, entra, si’, e’ proprio tutto uguale, va verso il suo appartamento, strano c’e’ la porta aperta, non guarda neppure dove mette i piedi, casca dal sonno e ha in corpo una gran quantita’ di alcol, cosi’ si addormenta subito. L’appartamento non e’ il suo, del resto lui abita a Mosca, ma di una ragazza che sta aspettando il fidanzato per il cenone del 31 dicembre.

Questo e’ lo spunto da cui trae senso tutta la trama del film, una commedia.

C’e’ un po’ di esagerazione ma e’ una storia che, in fondo, potrebbe davvero essere accaduta. Il comunismo ha uniformato e appiattito tutto il grande Paese dell’ex Unione Sovietica. Ha fabbricato in serie e distribuito in tutto il suo immenso territorio brutti palazzoni in cemento, con pochissime varianti, orizzontali grandi, orizzontali piccoli, verticali alti, verticali un po’ meno alti. Nello stesso tempo ha favorito l’urbanizzazione e l’abbandono delle campagne. Ha costruito dal nulla nuove citta’ e ha abbattuto molto nelle vecchie. Cosi’ le citta’ russe (a parte poche citta’, Mosca, S.Pietroburgo, le cittadine dell’Anello d’oro e qualcun’altra,  in cui il comunismo non se l’e’ sentita di cancellare completamente la storia) si assomigliano tutte nel loro grigiore e appiattimento.

A noi italiani stupisce di non trovare quasi mai un Centro citta’ vero e proprio, e di scoprire che l’edilizia ha privilegiato il vivere in comune (spesso ammassati) e quindi i palazzi, i condomini, i grattacieli, a discapito delle villette singole o doppie cosi’ comuni invece in Italia.

Di chiese se ne vedono poche, molte grandi citta’ ne hanno a malapena una o due. Restano, isolati o in localita’ minori, monasteri e conventi (riconvertiti all’uso religioso o turistico dopo che il comunismo li aveva fatti diventare magazzini, caserme, prigioni, etc.). Si trovano ancora, invece, le caratteristiche case in legno, poche nelle grande citta’, in discreta quantita’ nei centri periferici o nelle piccole citta’. I turisti le vedono e dicono “Che belle, sembrano quelle delle fiabe!” e pensano che li’ sia molto meglio abitare piuttosto che nei grigi palazzoni, ma non sanno che sono abitate dalla povera gente, quasi sempre non hanno ne’ fognature ne’ allacciamenti per il riscaldamento, e non sempre arriva la luce elettrica. I ricchi, se non amano la vita in citta’, si dirigono nelle zone periferiche, tra i boschi, raggiungibili da strade piene di buchi e senza asfalto, in cui un tempo erano solo le dacie (case rustiche per il week end o per seguire meglio la coltivazione del proprio orto), e le trasformano, spesso con gusto, in ville e villoni, in legno o in muratura, cinte poi da alte mura che le proteggono e le nascondono.

I palazzoni russi sono tirati su sbrigativamente, sono molto carenti nelle finiture (infatti quelli moderni di lusso sono definiti “all’occidentale”), gia’ dopo pochi anni necessiterebbero (perche’ poche volte si fa) di grandi riparazioni e ristrutturazioni.

Un’altra cosa che stupisce gli italiani e’ la presenza del “domophone”, un sistema per la chiusura dei portoni (tutti rigorosamente in metallo) tramite un codice elettronico (per evitare di pagare il portinaio e di fare entrare gli intrusi).

Gli interni, gli spazi comuni sono in genere abbandonati a se stessi, muri sbrecciati, sporcizia, puzza di urina di gatto, buio (le lampadine o si rompono e prima che qualcuno le cambi passano mesi o qualcuno se le ruba e se le porta a casa propria). Invece ogni appartamento privato e’ ben curato, ognuno cerca di fare il meglio che puo’ (ma al gusto occidentale l’arredo appare sempre troppo pesante – specie per tutti quei tappeti appesi alle pareti)

Anche l’arredo urbano esterno lascia molto a desiderare, il tutto peggiorato dalla presenza costante dei garage, scatolotti in lamiera arrugginita che tuttavia cominciano gia’ a valere – per la loro scarsita’ - un occhio della testa.

Se vi avventurate di notte, auguri, non perche’ ci sia da temere i balordi o i criminali ma perche’ non si vede niente (le luci pubbliche o mancano proprio o sono fievoli fievoli), e le strade e i marciapiedi russi sembrano fatti apposta per un rally.

Oggi le cose stanno un po’ migliorando, ma sempre di palazzoni o grattacieli si tratta, solo un po’ piu’ varii e colorati di prima.

 

Le foto (tutte di produzione propria):

 

  • la prima e’ una veduta di Ulan Ude (citta’ ai confini con la Mongolia)
  • la seconda e’  in una citta’ qualsiasi della Russia, e’ proprio uno di quei palazzoni fatti con lo stampino.
  • la terza e’ una abitazione di legno a Suzdal
  • la quarta e’ uno squarcio alla periferia di Mosca

 

 

 

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Vodka e affini

di ilrusso (14/10/2005 - 22:49)

 

 

E anche il mio secondo vicino di pianerottolo, Jura, e’ andato, ha dato le dimissioni da padre e da uomo e ha iniziato la sua nuova vita di ubriacone. Ora vaga tutto il giorno nel cortile attorno a casa e nelle stradine limitrofi, siede per un po’ sulle panchine, lo sguardo fisso e vuoto, passa di tanto in tanto, senza pero’ neppure voltarsi a guardarlo, davanti al suo camion sgangherato (a cui, a poco a poco, stanno rubando tutto, un pneumatico, il tergicristallo,…) parcheggiato, forse per sempre, in una piazzola a margine della strada. Per ora ha mantenuto le chiavi di casa, la moglie ha pieta’ di lui, ma in futuro chissa’, potrebbe continuare cosi’ per tutta la vita (e lui non e’ vecchio, avra’ piu’ o meno cinquantanni) o potrebbe, un bel giorno, prendendogli le chiavi di casa e mandandolo fuori, dirgli “Basta, ne abbiamo abbastanza di te, e’ ora che tu vada”.

Lui ha un’aria stranita, a meta’ tra lo stupore, vedendo cosa il destino gli ha riservato e la fierezza (si’, fierezza e orgoglio, puo’ sembrare strano ma a me pare proprio cosi’) di essere, finalmente, entrato in un club esclusivo, il club estremo di quelli a cui la vita, ormai, non puo’ piu’ chiedere, e probabilmente dare, niente. Non dimostra paura o disperazione (le lacrime e le imprecazioni, se mai ci sono state, le ha tenute per se’, come tutti i russi), sta cercando di prendere confidenza con il suo nuovo mondo. Ha fatto amicizia con l’altro nostro vicino di pianerottolo, uno giovane ma socio del club ormai da anni, che gli sta insegnando anche i trucchi del mestiere (cosi’ ha cominciato anche lui, quando mi incontra, a salutarmi con “Buongiorno, come sta?” – in italiano – e a sfoderare un sorriso come mai gli avevo visto fare, sperando di ricevere anche lui i 20/30 rubli che gli garantirebbero perlomeno una birretttina – Questa cosa sta prendendo proprio una brutta piega, mi devo dare una mossa, smettere di essere il benefattore di tutti gli ubriaconi della zona. Il giovane, ultimamente, sta ricorrendo a tutte le astuzie pur di farmi scucire i rubli, tipo venire dopo ogni vittoria del Milan a bussare alla mia porta e indicare felice con le dita il punteggio – hai voglia a spiegargli che io sono tifoso dell’Inter; oppure suonare al campanello e, quando apro, apparire tutto sorridente con un gattino arruffato in braccio – non sapendo che cosi’ mi fa ogni volta inorridire al ricordo di quando, non molto tempo fa, l’aveva lasciato cadere (buttato?) dall’undicesimo piano – ma il gattino, come si racconta, stette per due giorni immobile senza mangiare e bere, ma poi si riprese e ora sembra normale).

Povero Jura, un po’ lo capisco, vive in un appartamento di due stanze piu’ una piccola cucina lui, la moglie, la figlia col marito e un bebe’ e tre cani, di cui due di grossa taglia. Aveva un lavoro (autotrasportatore) saltuario e che gli rendeva poco, soprattutto non vedeva davanti a se’ nessuna prospettiva di cambiamento. E gli uomini russi vorrebbero essere tutti gran cavalieri ed eroi, dare allo loro famiglia i migliori agi e il benessere, ma spesso non sanno cavarsela nella vita quotidiana, la routine li deprime, il mondo degli affari li annoia; e allora se non possono giungere alla Gloria si lasciano trascinare nella Miseria e nella Desolazione. La via e’ quella dell’alcol, Grande Facilitatore.

L’eccesso del bere, l’ubriacarsi non e’ socialmente sanzionato, anzi, e’ tollerato se non guardato con simpatia, il Personaggio dell’Ubriaco e’ presente in tutte le narrazioni popolari, nei film, nelle commedie, quasi come la maschera di Pulcinella o Arlecchino da noi in Italia. La Russia, da questo aspetto (non solo, a dir la verita’) mi ricorda molto il Trentino di tanti anni fa: per gli adolescenti il rito di passaggio all’eta’ adulta prevedeva una solenne ubriacatura; reggere quanto piu’ si poteva grandi bevute di vino o grappa era segno di virilita’; e i risultati poi si vedevano: quante vite ancora acerbe stroncate, quanti amici che ci hanno prematuramente lasciato (schiantati con l’automobile o soli come un cane su di una gelida panchina).

In Russia bevono tutti, uomini e donne, giovani e anziani, non e’ raro vedere per strada o alla stazione della metropolitana donne eleganti o uomini vestiti da impiegato modello barcollare paurosamente e reggersi in piedi a fatica, avranno appena festeggiato un compleanno in ufficio.

Si potrebbe dire che l’alcol e’ nel DNA dei russi: si legge che il Grande Principe Vladimir I (convinto che la Religione aiuta molto a manovrare il popolo) scelse il cattolicesimo, preferendolo alla religione mussulmana, proprio perche’ non proibisce l’alcol.

Gorbaciov, astemio, fece una grande campagna contro l’alcolismo, con il risultato di indebolire a dismisura le casse dello Stato, indurre i russi a fabbricare da se’ vodka e surrogati usando come ingredienti veramente di tutto, e rendersi odiato dalla gente. I comunisti invece, vecchie volpi, stabilirono il prezzo della vodka a valori popolarissimi. Solo qualche anno fa, quando lo Stato era in grave crisi finanziaria, i lavoratori di diverse regioni della Siberia accettarono di essere pagati in bottiglie di vodka invece che in rubli. E se girate a piedi per strada prima o poi vi capitera’ di imbattervi in un fagotto informe per terra, cosi’, in mezzo al marciapiede magari, neppure un po’ riparato, non preoccupatevi, non fateci caso, continuate per la vostra strada, prima o poi (forse) si risvegliera’ e se ne andra’ a casa (non sempre sono barboni quelli che fanno cosi’). Oppure, come e’ successo a me, ad un certo punto vedrete un passante che, mentre lo incrociate, barcolla e si schianta proprio addosso a voi (lancera’ un grido, ridestandosi, e si tastera’ tutto dolorante la fronte contusa dall’impatto con le ossa appuntite della vostra scarna spalla).

Un consiglio, comunque: se andate in Russia non cercate di competere in bevute con la popolazione locale, potrete vincere forse una battaglia, ma non certo la guerra (se la sera crederete, trionfanti, di aver tenuto testa alla pari - ma, essendo in territorio straniero, il pari equivale alla vittoria). al mattino vi accorgerete, riemergendo dal mal di stomaco e dalla nebbia della vostra testa, e vedendo il russo tutto arzillo e sveglio come se nulla fosse accaduto, che la vostra era una vittoria di Pirro. Certo, i russi hanno i loro trucchi (prima di bere mangiano un cetriolino sott’aceto, dopo la bevuta, al mattino appena alzati, bevono birra), ma questo fa parte del “mestiere” del bevitore.

E se proprio siete stati troppo male e giurate di non voler piu’ ripetere l’esperienza, potete fare come quei malcapitati che, costretti (dal datore di lavoro o dalla moglie), si fanno impiantare all’Ospedale sottocute una piastrina miracolosa che per un anno vi rendera’ astemi.

 

P.S. Si puo’ scherzare su questo essere dei russi, lo fanno tutti del resto, ma non va dimenticato che qui chi guida l’automobile rispetta scrupolosamente (certo, ci sono le eccezioni) l’astensione da ogni bevuta di alcol (la quantita’ di alcol nel sangue tollerata e’ pari a 0 e la polizia, visto che e’ in servizio - perche’ appena finiscono il turno, giu’ con la bottiglia anche loro – non ci pensa due volte: sequestra l’automobile). E cosi’ chi ha intenzione di bere cerca un amico compiacente, che al prossimo turno chiedera’ ovviamente di essere ricambiato, che faccia da autista. Chiaro, giovani italiani del Sabato sera?

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