Vodka e affini
E anche il mio secondo vicino di pianerottolo, Jura, e’ andato, ha dato le dimissioni da padre e da uomo e ha iniziato la sua nuova vita di ubriacone. Ora vaga tutto il giorno nel cortile attorno a casa e nelle stradine limitrofi, siede per un po’ sulle panchine, lo sguardo fisso e vuoto, passa di tanto in tanto, senza pero’ neppure voltarsi a guardarlo, davanti al suo camion sgangherato (a cui, a poco a poco, stanno rubando tutto, un pneumatico, il tergicristallo,…) parcheggiato, forse per sempre, in una piazzola a margine della strada. Per ora ha mantenuto le chiavi di casa, la moglie ha pieta’ di lui, ma in futuro chissa’, potrebbe continuare cosi’ per tutta la vita (e lui non e’ vecchio, avra’ piu’ o meno cinquantanni) o potrebbe, un bel giorno, prendendogli le chiavi di casa e mandandolo fuori, dirgli “Basta, ne abbiamo abbastanza di te, e’ ora che tu vada”.
Lui ha un’aria stranita, a meta’ tra lo stupore, vedendo cosa il destino gli ha riservato e la fierezza (si’, fierezza e orgoglio, puo’ sembrare strano ma a me pare proprio cosi’) di essere, finalmente, entrato in un club esclusivo, il club estremo di quelli a cui la vita, ormai, non puo’ piu’ chiedere, e probabilmente dare, niente. Non dimostra paura o disperazione (le lacrime e le imprecazioni, se mai ci sono state, le ha tenute per se’, come tutti i russi), sta cercando di prendere confidenza con il suo nuovo mondo. Ha fatto amicizia con l’altro nostro vicino di pianerottolo, uno giovane ma socio del club ormai da anni, che gli sta insegnando anche i trucchi del mestiere (cosi’ ha cominciato anche lui, quando mi incontra, a salutarmi con “Buongiorno, come sta?” – in italiano – e a sfoderare un sorriso come mai gli avevo visto fare, sperando di ricevere anche lui i 20/30 rubli che gli garantirebbero perlomeno una birretttina – Questa cosa sta prendendo proprio una brutta piega, mi devo dare una mossa, smettere di essere il benefattore di tutti gli ubriaconi della zona. Il giovane, ultimamente, sta ricorrendo a tutte le astuzie pur di farmi scucire i rubli, tipo venire dopo ogni vittoria del Milan a bussare alla mia porta e indicare felice con le dita il punteggio – hai voglia a spiegargli che io sono tifoso dell’Inter; oppure suonare al campanello e, quando apro, apparire tutto sorridente con un gattino arruffato in braccio – non sapendo che cosi’ mi fa ogni volta inorridire al ricordo di quando, non molto tempo fa, l’aveva lasciato cadere (buttato?) dall’undicesimo piano – ma il gattino, come si racconta, stette per due giorni immobile senza mangiare e bere, ma poi si riprese e ora sembra normale).
Povero Jura, un po’ lo capisco, vive in un appartamento di due stanze piu’ una piccola cucina lui, la moglie, la figlia col marito e un bebe’ e tre cani, di cui due di grossa taglia. Aveva un lavoro (autotrasportatore) saltuario e che gli rendeva poco, soprattutto non vedeva davanti a se’ nessuna prospettiva di cambiamento. E gli uomini russi vorrebbero essere tutti gran cavalieri ed eroi, dare allo loro famiglia i migliori agi e il benessere, ma spesso non sanno cavarsela nella vita quotidiana, la routine li deprime, il mondo degli affari li annoia; e allora se non possono giungere alla Gloria si lasciano trascinare nella Miseria e nella Desolazione. La via e’ quella dell’alcol, Grande Facilitatore.
L’eccesso del bere, l’ubriacarsi non e’ socialmente sanzionato, anzi, e’ tollerato se non guardato con simpatia, il Personaggio dell’Ubriaco e’ presente in tutte le narrazioni popolari, nei film, nelle commedie, quasi come la maschera di Pulcinella o Arlecchino da noi in Italia. La Russia, da questo aspetto (non solo, a dir la verita’) mi ricorda molto il Trentino di tanti anni fa: per gli adolescenti il rito di passaggio all’eta’ adulta prevedeva una solenne ubriacatura; reggere quanto piu’ si poteva grandi bevute di vino o grappa era segno di virilita’; e i risultati poi si vedevano: quante vite ancora acerbe stroncate, quanti amici che ci hanno prematuramente lasciato (schiantati con l’automobile o soli come un cane su di una gelida panchina).
In Russia bevono tutti, uomini e donne, giovani e anziani, non e’ raro vedere per strada o alla stazione della metropolitana donne eleganti o uomini vestiti da impiegato modello barcollare paurosamente e reggersi in piedi a fatica, avranno appena festeggiato un compleanno in ufficio.
Si potrebbe dire che l’alcol e’ nel DNA dei russi: si legge che il Grande Principe Vladimir I (convinto che la Religione aiuta molto a manovrare il popolo) scelse il cattolicesimo, preferendolo alla religione mussulmana, proprio perche’ non proibisce l’alcol.
Gorbaciov, astemio, fece una grande campagna contro l’alcolismo, con il risultato di indebolire a dismisura le casse dello Stato, indurre i russi a fabbricare da se’ vodka e surrogati usando come ingredienti veramente di tutto, e rendersi odiato dalla gente. I comunisti invece, vecchie volpi, stabilirono il prezzo della vodka a valori popolarissimi. Solo qualche anno fa, quando lo Stato era in grave crisi finanziaria, i lavoratori di diverse regioni della Siberia accettarono di essere pagati in bottiglie di vodka invece che in rubli. E se girate a piedi per strada prima o poi vi capitera’ di imbattervi in un fagotto informe per terra, cosi’, in mezzo al marciapiede magari, neppure un po’ riparato, non preoccupatevi, non fateci caso, continuate per la vostra strada, prima o poi (forse) si risvegliera’ e se ne andra’ a casa (non sempre sono barboni quelli che fanno cosi’). Oppure, come e’ successo a me, ad un certo punto vedrete un passante che, mentre lo incrociate, barcolla e si schianta proprio addosso a voi (lancera’ un grido, ridestandosi, e si tastera’ tutto dolorante la fronte contusa dall’impatto con le ossa appuntite della vostra scarna spalla).
Un consiglio, comunque: se andate in Russia non cercate di competere in bevute con la popolazione locale, potrete vincere forse una battaglia, ma non certo la guerra (se la sera crederete, trionfanti, di aver tenuto testa alla pari - ma, essendo in territorio straniero, il pari equivale alla vittoria). al mattino vi accorgerete, riemergendo dal mal di stomaco e dalla nebbia della vostra testa, e vedendo il russo tutto arzillo e sveglio come se nulla fosse accaduto, che la vostra era una vittoria di Pirro. Certo, i russi hanno i loro trucchi (prima di bere mangiano un cetriolino sott’aceto, dopo la bevuta, al mattino appena alzati, bevono birra), ma questo fa parte del “mestiere” del bevitore.
E se proprio siete stati troppo male e giurate di non voler piu’ ripetere l’esperienza, potete fare come quei malcapitati che, costretti (dal datore di lavoro o dalla moglie), si fanno impiantare all’Ospedale sottocute una piastrina miracolosa che per un anno vi rendera’ astemi.
P.S. Si puo’ scherzare su questo essere dei russi, lo fanno tutti del resto, ma non va dimenticato che qui chi guida l’automobile rispetta scrupolosamente (certo, ci sono le eccezioni) l’astensione da ogni bevuta di alcol (la quantita’ di alcol nel sangue tollerata e’ pari a 0 e la polizia, visto che e’ in servizio - perche’ appena finiscono il turno, giu’ con la bottiglia anche loro – non ci pensa due volte: sequestra l’automobile). E cosi’ chi ha intenzione di bere cerca un amico compiacente, che al prossimo turno chiedera’ ovviamente di essere ricambiato, che faccia da autista. Chiaro, giovani italiani del Sabato sera?





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