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Il potere ai lavoratori? Mmmm……

di ilrusso (31/08/2004 - 16:11)

Un noto (a Mosca) imprenditore italiano, ormai da anni residente in Russia, mi diceva che assume personale russo solo se giovane e senza esperienza lavorativa. Per certe mansioni, poi, (come il venditore, ad esempio) preferisce fare venire il personale dall’Italia (con tutti gli oneri e problemi in piu’: occorre trovare un interprete da affiancare, costa molto di piu’ che un russo, etc.).

Dice che i lavoratori russi non sanno cosa significhi lavorare veramente. Visto che, durante il Comunismo, vigeva la prassi “io fingo di lavorare e tu fingi di pagarmi” (come diceva un giornalista italiano esperto di Russia), ancora oggi non sopportano la disciplina, l’orario, l’impegno costante e continuo, la gerarchia. E’ tipico vedere gli uomini (gli operai, i tecnici, ma anche gli impiegati)  ubriachi, le donne che mangiano o bevono the a qualsiasi ora, feste e brindisi in ufficio per qualsiasi pretesto (tanto che lui, nella sua azienda, ha stabilito regole ferree come: non si mangia o beve niente in ufficio; durante la pausa per il pranzo e’ obbigatorio lasciare l’ufficio; la pausa caffe’ o the ha il suo orario preciso e dura 10 minuti e non di piu’). L’orario proprio non si riesce a farlo rispettare, senza considerare che c’e’ una specie di autoriduzione della settimana lavorativa (nel senso che il venerdi pomeriggio presto gli uffici si svuotano - d’estate perche’ tutti vanno in dacia, ma in inverno?), che i giorni di festa in Russia non sono pochi (con la simpatica trovata che quando una festivita’ cade in Sabato o Domenica, non si perde ma si recupera il lunedi), e che le richieste di permessi fioccano (sono abbastanza giustificate, certo, ma non si fa niente per limitarle). Ci sono anche aspetti folkloristici come, nelle grandi aziende, la persona (donna, in genere) che in pratica passa tutto il suo tempo a raccogliere fondi dai colleghi per regali e regalini di compleanno, pensionamento, etc., o le ore dedicate, nell’orario di lavoro, alla cura di se’ (trucco, manicure, etc.) o alla vendita di un po’ di tutto (cosmetici, herbalife, cuccioli e gattini, libri – per alcuni e’ un arrotondamento importante - memorabile e’ la rappresentazione di questi aspetti fatta in un film russo molto famoso).

I lavoratori degli uffici pubblici, si sentono ancora (abbastanza) protetti (ma un po’ le cose stanno cambiando) e abusano del loro stato di “pubblici ufficiali”: i cittadini che si rivolgono a loro sono in grande soggezione (e spesso – sempre per certe situazioni – allungano la bustarella) . I commessi/le commesse dei negozi mi dicono che sono molto migliorati (ma com’erano allora una volta??), se lavorano nei negozi pubblici sono indisponenti e menefreghisti, se lavorano in quelli privati si adagiano e vivacchiano (tanto che, come mi diceva una russa titolare di un negozio di scarpe – guarda caso tutte italiane… - spesso si offrono loro percentuali  calcolate sulle vendite fatte, ma che, incredibile! in molti casi non producono alcun risultato e non smuovono le commesse dalla loro apatia).

Qualcosa di meglio si trova nelle attivita’ imprenditoriali avviate da giovani russi, c’e’ impegno, c’e’ abbastanza motivazione. Il problema e’ che in Russia c’e’ una carenza enorme nella cultura del lavoro e nella gestione del lavoro. Programmare, organizzare, sono parole che piacciono poco, si vive alla giornata. I datori di lavoro ne risentono e si lamentano (ma d’altra parte qual e’ quel datore di lavoro che mette in regola il dipendente?), i lavoratori dipendenti si lamentano anche loro, ma spesso hanno comportamenti quasi infantili: abbandonano il lavoro per un rimprovero, si licenziano oggi e da domani non si vedono piu’ (a volte neanche per ritirare lo stipendio residuo), rubacchiano la benzina o qualche pezzo di ricambio dalla macchina aziendale, etc.

Per un italiano e’ molto difficile adattarsi a questo modo di fare, so di italiani che non hanno resistito e sono andati via, e mi raccontavano che proprio non sopportavano (quasi fisicamente) la rilassatezza, la trasandatezza e, a volte, l’irresponsabilita’ tipiche degli ambienti di lavoro russi (“ va bene non tirarsi tutto il giorno il collo, ma lavorare sempre 3-4 ore su 8 mi faceva impazzire di noia!” ricordo che mi diceva uno; “vedevo le richieste di assistenza urgente dei clienti e friggevo vedendo tutto il tempo che si perdeva, in piccolezze, prima di partire” diceva un altro).

So che dall’Occidente continuano a venire in Russia esperti e consulenti per fare Corsi al management di Gestione aziendale, ma chi pensa ai semplici lavoratori (e loro, vorranno poi cambiare?)?

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