Cronaca di uno speaker mancato (Radio “The Voice of Russia”)
La proposta era quella a cui non si poteva dire di no: era da poco che mi ero trasferito in Russia e mi capitava l’occasione di entrare nel mitico mondo del giornalismo (il mio sogno)! Certo dalla porta di servizio, ma era pur sempre il primo passo.
Alla mitica The Voice of Russia (la Radio Mosca dei tempi del comunismo) cercavano uno speaker di italiano, cioe’ un italiano madre lingua che mettesse la sua voce a disposizione per leggere in italiano gli articoli che scrivevano i giornalisti russi (c’era da sostituire una vecchia gloria che se n’era appena andata in pensione).
Mi sono presentato e dopo poche parole di convenevoli e presentazioni gia’ tutti mi trattavano come se fossi uno di loro, (un vero giornalista!), mi spiegavano dove c’era la sala di registrazione, dove si poteva andare a fumare, dov’era la toilette e altre cose utilissime come queste, poi mi hanno fatto sedere su una poltroncina, mi hanno dato un foglio che dovevo leggere e rileggere e dopo un quarto d’ora ero gia’ in postazione, da solo, davanti al microfono, tra le sgrinfie del tecnico audio che solo a guardarlo metteva paura (era una donnona chiaramente della stirpe di Gengis Khan).
Sono “on air”, non faccio in tempo a dire le prime parole che la donnona mi blocca: “Non respirare cosi’ prima di partire” (ma era solo un sospirone iniziale!).Si rifa tutto daccapo, dico due parole e mi riblocca: “Non sollevare il foglio dal tavolo che si sente tutto il crepitio della carta nel microfono!”. La terza volta mi impappino clamorosamente nel pronunciare l’unico nome russo che appariva nel testo, la quarta mi sente deglutire troppo rumorosamente tra una frase e un’altra. La quinta, direte voi, non c’e’ piu’ stata, e invece si, anzi non mi ha mai interrotto dall’inizio alla fine. Il mio destino, era evidente, ormai era segnato. E in effetti, al riascolto, mi sono veramente stupito di me stesso, avevo letto che era una schifezza, sembravo un bambino della terza elementare che non sa quando far finire il respiro, possibile che sia cosi’ difficile leggere?
(Ma, c..aspita, che razza di testo! Descriveva le prospettive nel Kossovo - e gia’ questo cosa c’entrava con la Russia? E poi era il rovesciamento del motto “Fatti e non parole!” – e a noi cosa c…avolo poteva interessare del parere del giornalista? - inoltre era pieno di parentesi, incidentali, retorica – insomma come sono i testi dei russi quando manca il tocco dell’arte).
Non c’e’ stata prova d’appello, sono stati molto gentili, hanno detto che non era male che all’inizio fan tutti cosi’ e che mi avrebbero telefonato per stabilire l’inizio del lavoro. La telefonata non c’e’ piu’ stata. Il mondo del giornalismo puo’ aspettare.
Detto questo, e’ evidente che quello che ho scritto e scrivero’ sara’ viziato da una piccola, ignobile, volonta’ di vendetta.
Della donnona tecnico del suono, in effetti non si puo’ dir niente di cattivo, deve registrare, sfumare, inserire altre voci in letture di cui non capisce niente, dopo di me, italiano, c’e stato un greco e poi una coreana, e lei capisce solo il russo. Per il resto, penso faccia miracoli,
gli apparecchi, la tecnologia non si puo’ certo dire che siano l’ultimo ritrovato della scienza (e gli ambienti sono i soliti trasandati e miserelli come ai vecchi tempi) , ma alla fine il prodotto e’ piu’ che dignitoso.
The Voice of Russia e’ una radio pubblica, ha appena festeggiato i 75 anni di vita, trasmette ogni giorno in piu’ di 70 lingue, ogni nazionalita’, ogni lingua ha il suo ufficietto e il suo proprio personale. La redazione italiana e’ composta da 12 persone, per lo piu’ russi (lo sono tutti i giornalisti), sfornano ogni giorno un’ora di trasmissione rivolta al pubblico italiano (“Ogni sera, dalle 18.00 alle 19.00, ora italiana, andiamo in onda sulle frequenze di 7380, 6000 - dal 31.10.2004 al 26.03.2005). Sono tutti molto amanti dell’Italia, soprattutto della sua arte e della sua cultura, sono simpatici e gentili. Quello che li spinge e’ la volonta’ di costruire un ponte, un clima di fiducia tra i due popoli, e lo fanno con passione. In Italia hanno un pubblico piccolo ma fedele di ascoltatori, soprattutto persone di una certa eta’, del resto sintonizzarsi non e’ tanto facile, e anche i contenuti andrebbero un po’ svecchiati e rinfrescati.
Mi spiegavano che non sono in una condizione facile, al tempo d’oggi e’ difficile tirare avanti per una radio pubblica, i fondi sono pochi, viene continuamente richiesto anche ai giornalisti di darsi da fare di piu’ per trovare opportunita’ di business. Loro sperano molto in collaborazioni con la RAI Tv, ci sono progetti interessanti in cantiere (uno e’ il progetto multimediale "Italics Review" – “che si propone di offrire tramite le redazioni nei vari Paesi del Mondo, tra cui, appunto, la Russia, i fatti di maggiore rilievo, le notizie d'attualità o semplicemente curiose che spesso non passano sui media internazionali e che difficilmente possono essere offerti contemporaneamente ai lettori”), comunque sono da ammirare, non si puo’ certo dire che sia il guadagno che li motiva , a me avevano offerto, in linea con i loro stipendi, circa 50 dollari al mese per un impegno di 12 ore divise in quattro giornate.
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