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Riassunto di “Il sergente nella neve”

di ilrusso (04/05/2005 - 18:39)

 

 

Questo e’ l’altro libro che molti vengono a cercare, riassunto, su questo sito.

Avete visto, e’ comodo, voi mi dite cosa vorreste leggere ma non potete (non sarete pigri, per caso?), io lo leggo e poi ve  lo riassumo.

Intanto io ho cosi’ ultimato il mio percorso nella memoria, il fatto di vivere in Russia mi ha reso piu’  curioso e sensibile. Rileggendo questi libri (la prima volta fu un bel po’ di anni fa, da giovane), ho avuto l’emozione delle riconferme dei miei ricordi (e di quello che ci scriveva il povero nonno, poi disperso laggiu’): l’umanita’ della gente russa, le dimensioni e le configurazioni della natura, cosi’ diverse dalle nostre, l’assurdita’ di una guerra subita, gli stenti e le condizioni disumane.

 

Il riassunto e’ tutto opera mia, siete liberi di farne quello che volete (ma il libro non e’ poi cosi’ grande, si legge con facilita’, perche’, allora, non darci uno sguardo?)

 

 

“Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern, prima edizione 1953, editore Einaudi.

Riassunto.

 

 

Rigoni Stern, sergente degli alpini (divisione “Tridentina”), scrive in prima persona i ricordi della sua partecipazione alla spedizione di Russia nella Seconda Guerra Mondiale, prima nelle trincee sul fiume Don (I parte, “Il caposaldo”), poi nella ritirata verso la salvezza e l’Italia (II parte, “La sacca”).

La vita in trincea scorre relativamente tranquilla, la divisione cui appartiene Rigoni viene poco impegnata in combattimenti. Gli alpini si organizzano, lavorano sodo, riescono a crearsi un ambiente quasi confortevole, hanno stufette per scaldarsi, pentole per bollire la polenta.

Rigoni e’ un soldato, fa il suo dovere ma non ama la guerra. E’ un uomo di montagna, fa trascorrere il tempo osservando i cambiamenti nella natura, spiando le impronte degli animali sulla neve, se puo’ non spara, non gli piace uccidere inutilmente.

Questo finche’ non giunge, improvviso, inaspettato, l’ordine di ritirarsi. Inizia un lungo, faticoso e sempre piu’ drammatico cammino per ricongiungersi con quello che resta dell’esercito italiano e tedesco. Le condizioni sono terribili, pieno inverno, a piedi con le scarpe che ben presto si sfasciano, la strada e’ continuamente sbarrata dai nemici e occorre combattere in continuazione. A poco a poco l’immagine di un esercito in ripiegamento ordinato si trasforma in quella di una lunga colonna dolente di sbandati e disperati, i viveri mancano completamente e le munizioni scarseggiano. Rigoni Stern cerca di non perdere il contatto con i soldati del suo gruppo, l’amicizia, la solidarieta’ gli danno la forza per andare avanti. Dopo l’ultimo, sanguinosissimo, combattimento si ritrova solo, la divisione Tridentina e’ stata decimata. Non ne puo’ piu’, (“Piu’ niente mi faceva impressione; piu’ niente mi commoveva. Ero arido come un sasso”), vaga guidato da un istinto primordiale, non perde mai pero’ la sua dignita’ e umanita’; trova finalmente conforto in un’isba (abitazione dei contadini russi) abitata da gente giovane e semplice. Qui, ascoltando una ragazza cantare accanto a un bambino nella culla, ritrova la fiducia nella vita.

 

 

Due citazioni:

 

“Mi accorsi di due russi che stavano nascosti poco lontano da noi… Dopo un po’ che li osservavo si mossero, uno sorse in piedi e di corsa tento’ di passare di la’. Mirai e tirai… lo vidi cadere di schianto sulla neve… Osservavo con un binocolo il russo caduto sul fiume. Lo vedevo immobile. Anche la vedetta osservava. D’un tratto esclamo’ “Si muove!”. E lo vidi scattare come un babau e correre verso l’altra riva. “Me l’ha fatta” dissi forte, e risi. Ma la vedetta prese il mitragliatore della postazione e mezzo ritto sulla trincea sparo’. Vidi il russo cadere nuovamente, ma non come prima. Si contorceva e si trascino’ per qualche metro, infine si fermo’con un braccio teso verso la sponda ormai vicina”.

 

 

“Sento che ho fame. Corro e busso alla porta di un’isba. Entro.

Vi sono dei soldati russi, la’. Dei prigionieri? No, sono armati. … Li guardo impietrito. Essi stanno mangiando attorno alla tavola. … “Datemi da mangiare – dico”. Vi sono anche delle donne. Una prende un piatto, lo riempie di latte e miglio, con un mestolo, dalla zuppiera di tutti, e me lo porge. Io faccio un passo avanti, mi metto il fucile in spalla e mangio. Il tempo non esiste piu’. I soldati russi mi guardano. Le donne mi guardano. I bambini mi guardano. Nessuno fiata…. “Grazie” – dico quando ho finito. E la donna prende dalle mie mani il piatto vuoto. “Prego” mi risponde con semplicita’…. I soldati russi mi guardano uscire senza che si siano mossi”.

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