9 maggio Giorno della Vittoria
Come ogni anno il 9 maggio la Russia celebra la festa della Vittoria sulle forze nazi-fasciste nella II Guerra Mondiale. Quest’anno, pero’, si e’ festeggiato molto piu’ in grande, era infatti il sessantesimo anniversario (1945/2005). E’ stata una cosa persino esagerata, parate, concerti, la televisione che trasmetteva per ore vecchi film sulla Guerra, interviste, documentari; era insomma impossibile per un normale cittadino restarne fuori o far finta di niente. Il tentativo del Governo e’ evidente: trovare qualcosa per rifar inorgoglire i russi; cercare di cementare lo spirito nazionale attorno a valori patriottici: andare incontro a quelle fasce di popolazione (gli anziani, i pensionati, coloro che votano comunista) che sono contrarie alle forze politiche attualmente al potere.
Risultato raggiunto? Chissa’, ci vorra’ un po’ di tempo per saperlo, ma si puo’ prevedere che non sara’ facile. La societa’ russa e’ diventata una societa’ normale, e anche ormai definitivamente vaccinata dagli eccessi manipolatori del potere politico: per l’uomo russo la cosa piu’ importante oggi, e forse l’unica irrinunciabile (in modo non dissimile, del resto, dall’uomo italiano o americano o cinese, e, probabilmente, di tutto il mondo se solo le forze religiose mussulmane allentassero di poco la presa sulle loro genti), e’ essere lasciato in pace nel tentativo di arricchirsi o, almeno, di migliorare la propria posizione economica. Ma i pensionati sanno che domani torneranno a dover fare i salti mortali per campare con quattro soldi, mentre i dipendenti statali (con stipendi tipo: 70-100 dollari al mese) sono rassegnati, per vedere tempi migliori dovranno aspettare probabilmente decenni.
Per molti russi il 9 maggio e’ stato solo un giorno di festa utile per andare alle loro dacie e iniziare i lavori nell’orto. Altri (un bel po’, la piazza era stracolma) hanno preferito, come noi (cioe’ io, Natascia e le bambine) andare di sera in periferia, e assistere ad un grande concerto rock (musica russa e americana) con spettacolo finale di fuochi artificiali, tra il fumo acre della carne alla griglia e l’odore di pop corn e zucchero filato.
Ho guardato poi (una bella scorpacciata) per ore la TV, mi resta il ricordo della grande manifestazione nella Piazza Rossa (e il divertimento di vedere Bush e Berlusconi applaudire, felici e sorridenti, la sfilata dei reduci sotto una marea di bandiere rosse – ma, diceva saggiamente il nostro capo del governo, si trattava di rendere omaggio a bravi patrioti, non a comunisti), delle parole di Putin (“Non dobbiamo dimenticare che grazie alla Russia – lui dice soprattutto alla Russia, 11 Paesi europei sono stati liberati dal nazi-fascismo”; “La Russia e’ ormai sinceramente un Paese democratico, ma vuole rivendicare il diritto a una propria via allo sviluppo, senza omologarsi al modello americano, europeo, cinese o che altro”; “Una delle maggiori evenienze del secolo passato e’ stata la raggiunta amicizia tra la Russia e la Germania seguente alla Guerra Mondiale”) che mi sembrano molto chiare e franche (e condivisibili). Ma soprattutto mi hanno molto colpito i vari film russi (molto belli, come sempre) che ho visto (di varie epoche): la Guerra non aveva quasi alcunche’ di glorioso (i russi, in fondo, l’hanno vinta, anche se, e’ vero, a un prezzo carissimo: si parla di 26/30 milioni di morti!), era anzi la cornice e lo sfondo, il pretesto per raccontare storie come piacciono ai russi, un po’ intimistiche, malinconiche, in cui non manca mai la tragedia. A differenza di tanti film italiani o americani di un tempo, i tedeschi non vi fanno la solita figura di soldati spietati e disumani, i russi sanno bene che sono soltanto un elemento dello sfondo, uno dei tanti espedienti di cui la Storia (o la Vita) si serve per provarne la tempra e metterne a dura prova la saldezza morale. Tanto per dire, uno dei film a puntate piu’ amati e visti dai russi in epoca sovietica (tanto che scene, battute, canzoni del film sono diventate popolari come proverbi) riguarda un ufficiale russo (Schtierlitz) che fa la spia presso un reparto delle SS in Germania, una storia sottile, enigmatica, dal ritmo lento, dai dialoghi fitti ed elaborati, in cui l’attenzione e’ piu’ sullo scavare gli animi dei personaggi che nel mostrare scene mozzafiato di battaglie o inseguimenti.
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