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Gita fuori porta (pubblicato su "sacripante!" n.3)

di ilrusso (16/05/2005 - 14:45)

 

  

Mosca è completamente circondata da fitti boschi (pini, betulle), corsi d’acqua, qualche distesa erbosa. D’estate i russi ci raccolgono funghi e mirtilli, ci fanno scampagnate e picnic, d’inverno ci vanno per lo sci da fondo o semplicemente per camminare e ossigenarsi. Insomma sembra  Madonna di Campiglio, solo che è tutto piatto.

Tra pochi giorni sarà Pasqua (in Italia), così io e Natascia abbiamo accettato l’invito di Vitalj, un parente alla lontana, a trascorrere il sabato e la domenica nella sua dacia.

Partiamo, “Dov’è la dacia?”, chiedo curioso, “Vicino a Smolensk”, non conosco questa località, guardo Natascia “È una città a circa 300 km da Mosca”, le lancio un’occhiata interrogativa.

È allegro Vitalj, ride quando circa a metà strada ci ritroviamo immersi in un paesaggio lunare, solo immense pianure bianche di neve, leggermente ondulate, nessuna traccia umana. Poi diventa tutt’a un tratto serio, “Sembra di essere nello spazio, fuori dalla realtà e dal tempo, qui voglio venire a vivere appena smetto di lavorare”. Vede lungo la strada due vecchietti su un carro trainato da un cavallo “Qui hanno una terra fertile e rigogliosa ma la lasciano inselvatichire e preferiscono vivere come cent’anni fa”.

Ad un certo punto dico ridendo “Ma non sarà là che dobbiamo andare” (alludo a un gruppetto di case vicino a quello che, penso, dovrebbe essere un fiume, alla fine di un sentiero ancora tutto innevato), “Sì, vedi che bello?” risponde lui, e riesce a portarci la sua automobile con noi dentro

La dacia è una piacevole costruzione in legno, a due piani, stile chalet tirolese. Non faccio in tempo a scaricare tutti i bagagli che mi trovo Vitalj davanti, tutto nudo (è alto e grasso, sembra un tricheco, senza baffoni però, anche le zanne non sono niente male), sta correndo (beh, insomma…) verso il fiume per metà ancora ghiacciato “Vieni anche tu, vedrai come ti farà bene!” “No, grazie sono italiano”, faccio io (lo so, c’erano risposte migliori ma lì per lì dalla mia bocca non è uscito altro – mi scuso, e mi pento, comunque per lo scarso patriottismo dimostrato). Non è finita, ora tocca alla sauna (attenzione è la casettina a destra, appena fuori dalla dacia, da non confondere con l’altra, quello è il pollaio). Natascia riesce a trovare una fascina di ramoscelli di betulla e incomincia, con inusitati ardore ed energia, a battermi la schiena, lascio fare, devo sembrare proprio un povero Cristo, nudo, magro e boccheggiante, e tra poco mi aspetterà la secchiata d’acqua gelata…

 

Torniamo che è tutto buio, si sentono in lontananza come degli ululati, “ sono lupi”, dice Vitalj, “Certo” - dico io, che l’idea di star rientrando a casa mi fa tornare baldanzoso – “E magari tra un po’ ci vediamo la strada sbarrata da un bell’orso!”. Nello specchietto sul lunotto anteriore vedo gli occhi di Vitalj che si alzano e mi fissano, poi per un po’ il silenzio, finche’ lui non comincia a cantare sottovoce vecchie canzoni popolari russe, Natascia mi guarda, “Nostalgia delle belle gite fuoriporta, dei rientri intelligenti, dei chilometri di coda?”, poi appoggia la testa sulla mia spalla e si addormenta. Le sorrido, o almeno ci provo.

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