Dura la vita dei consulenti
La consulenza aziendale sembra un settore in sicura crescita in Russia (anche se ultimamente la crescita c’e’ ma minore rispetto agli ultimi anni). I dati parlano chiaro, questi sono i guadagni delle 100 maggiori societa’ russe di consulting (miliardi di rubli):
- I sem. 2001 = 1,8
- I sem. 2002 = 3,1
- I sem. 2003 = 5,1
- I sem. 2004 = 7,2
La cosa interessante e’ che sta aumentando molto la richiesta di consulenza da parte delle medie imprese e che il tipo di consulenza richiesta di piu’ e’ quella strategica.
E’ un mercato che fa gola a tanti, e infatti da tutte le parti si sbarca qui (soprattutto a Mosca e dintorni) pronti a buttarsi sul ricco bottino (ma sembra che non e’ raro che qualche azienda si “dimentichi” di pagare questi servizi).
Il bisogno delle aziende russe di ogni tipo di consulenza e’ indiscutibile (mancando a loro quasi completamente il background di una economia di libero mercato), che poi la sappiano (o vogliano) utilizzare bene e’ un altro discorso.
Due italiani ci hanno raccontato la loro storia (per un certo periodo Natascia li aveva aiutati come interprete).
Sono stati chiamati da una societa’ di consulenza Americana, con sede anche a Mosca, in qualita’ di esperti (ognuno per una procedura industriale specifica). L’incarico era di studiare il caso di una azienda russa, produttrice di componenti di automobili, che, da quando e’ finita l’epoca dell’industria statale e dell’economia pianificata, si e’ vista ridurre inesorabilmente il volume della propria produzione di ben 10 volte. La richiesta, in particolare, era di proporre soluzioni per ridurre i costi.
I due italiani raccontano con un certo divertimento la loro storia, era la prima volta che venivano in Russia, ed erano curiosi. Le cose, abbiamo appena appreso, non sono andate bene, nel senso che se il loro (cioe’ del loro gruppo di lavoro) progetto fosse passato avrebbero avuto il reincarico per gestire la fase di ristrutturazione. Ma il progetto non e’ passato.
Il gruppo di lavoro era composto, oltre che da loro due, da un danese (esperto di un settore, come gli italiani) e da tre russi (i tre consulenti principali – tutti giovanissimi, sui trentanni, con un bel Master ottenuto negli Stati Uniti, uno di loro e’ donna, e sembra che intrattenesse una storia d’amore con uno degli altri due russi); un americano, molto giovane pure lui, completava l’organico (era il coordinatore del gruppo di lavoro, nessuno capiva cosa facesse veramente).
Date queste premesse non era difficile prevedere il finale (l’unico motivo di speranza era che, in fondo, anche tutte le altre societa’ di consulenza interpellate prima di loro - pare quattro – non dovevano poi discostarsi di molto da un siffatto spiegamento di forze).
Comunque e’ andata cosi’: non sono mai riusciti a parlare con il “Padrone” della azienda, ma soltanto con il Direttore (parte in causa, quindi) che si defilava spesso non senza prima aver raccomandato a tutto il personale di “prestare la massima collaborazione”. I vari capi reparto e capi ufficio accoglievano i consulenti con quella espressione della faccia, collaudata da decenni di regime sovietico, (un misto di noia/indifferenza/insofferenza/presa per il culo) che non lasciava scampo: perche’ lasciare a casa il povero Dimitri? E’ vero il lavoro che faceva era quasi inutile e poteva benissimo essere accorpato in quello di un altro operaio, ma era l’unico maschio della catena e poi tagliando il suo stipendio (150 dollari al mese) cosa si risolveva? O altrimenti: si’ il percorso che faceva l’autista del montacarichi era tortuoso e arzigogolato, lo sapevano anche loro, ma tanto e’ pagato a giornata e ridurgli il percorso da fare ogni giorno voleva dire farlo annoiare ancora di piu’. Per quanto riguarda la nuova macchina che avrebbe permesso di tagliare con molti meno scarti la materia lavorata, il punto non e’ quello, ma e’ che e’ prassi abituale in tutte le aziende russe che gli operai si portino a casa un po’ di materiale per poterlo poi rivendere loro e arrotondare il misero stipendio, non starebbero pensando, per caso, di rivoluzionare quella prassi?! 
Almeno i due italiani, essendo anziani, venivano trattati con un certo rispetto, il problema pero’ e’ che sono stranieri e ai russi non piace tanto dimostrarsi stupidi o ignoranti davanti ai forestieri. Per non parlare dei consulenti giovani o, peggio ancora, della donna, quelli venivano appena sopportati.
Alla fine comunque e’ stato prodotto il solito bel fascicolone con tutti i grafici, le tabelle, le simulazioni, le comparazioni etc., insomma quelle cose che i consulenti sanno far meglio (e che tutti deridono, ma, sotto sotto, ammirano molto). Il problema e’ che, alla discussione finale, si e’ presentato uno, dicendo che rappresentava la Proprieta’, che aveva una gran fretta e che ascoltava la relazione con lo stesso interesse che avrebbe potuto dimostrare per una conferenza sui differenti tipi di annullo postale per i francobolli della Sierra Leone.
Avrebbe dato una risposta a breve, disse alla fine. Dopo un mesetto circa dissero che non se ne faceva niente (pare che avessero finalmente realizzato che l’unica cosa razionale era chiudere l’azienda o cambiare completamente tipo di produzione – in fondo l’unica richezza che avevano era il terreno, il capannone e la licenza).

Ma i due italiani intanto hanno visitato Mosca, comprato due bei colbacchi ad un prezzo piu’ che accettabile, trovato dove fare il viaggio delle prossime vacanze estive. Sono stati anche pagati per la loro prestazione. E anche i ricordi di quello che avevano passato in quello stabilimento (un giorno intero senza acqua corrente e con i bagni chiusi, i pasti alla mensa aziendale – uno dei due ha resistito solo due giorni e successivamente e’ sopravvissuto solo per i formaggini e i cioccolatini) ora sono raccontati con simpatia e nostalgia. Dicono che, se qualcuno li chiama, loro in Russia ci vengono ancora.
Le due foto sono state scattate presso lo stabilimento dove i due italiani hanno lavorato, e poi dicono che e' bella la vita dei consulenti aziendali!
Vota questo post





Ultimi commenti