Terra di poveri (nel senso di non ricchi) musicisti
Fa una certa impressione andare a Teatro (quello del Conservatorio di Mosca, non uno qualsiasi), assistere ad una bella opera lirica (non degli allievi o dei neodiplomati, ma con cantanti ed orchestra di primo livello – il Direttore, mi hanno detto, e’ uno dei migliori di tutta la Russia) e poi ritrovarsi, sulla via di casa, il tenore seduto di fianco nel vagone della metropolitana, con in braccio il figlioletto e le poche cose personali nell’immancabile borsina di plastica (tipo quelle che danno quando si acquista nei negozi), come tutti i russi, del resto. In Russia non e’ strano; non e’ per snobismo o understatement, e’ proprio che chi campa di musica qui riesce a sfamarsi e poco piu’ (direte che anche in Italia non e’ che faccia la vita da nababbo, ma volete mettere? A Mosca molti professori d’orchestra si accorgono che campano meglio suonando i loro flauti o violini nella metropolitana che del loro stipendio – e infatti diversi di loro lo fanno) e poi in Italia uno puo’ sempre sperare di diventare un altro Pavarotti o Bocelli, ma qui…
Del resto, pur considerando che era un concerto in un normale giorno infrasettimanale, faceva tenerezza guardarsi in giro e vedere che il parterre (ma anche diversi palchi, se e’ per questo) era popolato da un pubblico competente ed appassionato, ma di straccioni (mi perdonino il termine, e’ un po’ forzato, ma e’ per rendere l’idea). Sarebbe stato molto diverso, invece, se fossi andato ad assistere agli spettacoli dove vanno i nuovi ricchi russi, i musical ad esempio (ora sta andando forte qui a Mosca Cats, ma ce ne sono di molto buoni anche di fattura locale), eleganza, profumi, voglia di mostrarsi (ma anche odore di fritto e di vodka).
Si potrebbe pensare che questo faccia stare i giovani alla larga, e invece non e’ cosi’. Quanti sono gli amici e i conoscenti che abbiamo che suonano, cantano, ballano (diversi di loro anche come prefessione)? E lo sanno bene, non si illudono, che in questo modo resteranno sempre poveri. Ma hanno l’orgoglio di poter dire (a loro stessi prima che a tutti gli altri) che vivono per l’arte, e il distacco sdegnoso, e anche un po’ arrogante, da tutti quelli che ragionano solo in termini materialistici. E’ un atteggiamento di cui molti sono inconsapevoli, per il motivo che i loro pensieri sono unicamente rivolti alla loro arte o, al massimo, a come insegnarla, tutto il resto e’ penosa perdita di tempo. Boris ne e’ il tipico esempio, la prima volta che l’ho visto e’ quando ci ha “ricevuto” nella mensa della scuola di musica dove insegna, un luogo tristissimo, misero; ci ha offerto una delle cose migliori che c’erano, un the, servito in un bicchiere tutto smangiato e crepato (erano tutti cosi’ del resto). Ma lui non faceva caso a queste cose, ci raccontava con entusiasmo l’ultima scoperta che aveva fatto, studiando la biografia di un musicista di cui non ricordo il nome, ed era soddisfatto del nuovo espediente didattico che aveva inventato (anche questo non lo ricordo, ma non l’avevo neppure capito allora, comunque). E’ giovane, non ha trentanni, in genere vestito con noncuranza (sapra’ al mattino quello che si sta mettendo addosso?), comunista figlio di veri comunisti con moglie pure comunista. Quando lo incontriamo da amici ha un atteggiamento sempre formale, e’ vestito decentemente (ma con abiti che noi diremmo demodee), e’ sempre il primo ad andarsene, non ama quando i convivi cominciano a sbracare e i convitati a cantare sguaiatamente, la musica e’ una cosa seria (ora ha appena avuto un figlio, il primo, chissa’ perche’ ma mi domando se quando l’hanno concepito si sono almeno spogliati un po’ e se si sono guardati, la morale comunista era come quella puritana, il sesso era una cosa di cui non si poteva parlare, era necessario per la conservazione della specie, e quindi non si poteva vietare).
Ma ci sono anche la zia di Natascia (che era insegnante di musica), o il suo ex marito (a 25 anni era quasi direttore d’orchestra, poi ha avuto la famosa crisi mistica e ora vive in un gruppo religioso) e poi Dascia, Larisa, Irina (e altri), tutte giovani, carine anche (meno Irina). Dascia e’ decisamente bella ma non ha il fidanzato, aspetta sempre il Principe Azzurro, fa una vita raminga, non ha una casa sua, finche’ ci sono i soldi sta a Mosca, condivide una stanza con altre ragazze, quando i soldi mancano torna dai genitori, a 1.000 chilometri da Mosca; ultimamente sembra che abbia concluso che deve andare in Germania, la’ i cantanti lirici sono molto considerati e ben pagati. Larisa suona il pianoforte, per andare in Italia, per perfezionarsi, ha racimolato soldi da tutti i parenti, e’ stato un sacrificio ma tutti ne erano contenti. Sia lei che Irina hanno voluto studiare l’italiano, e’ molto utile nel loro ambiente dicono e ora lo parlano abbastanza bene.
Abbiamo conosciuto anche un giapponese, venuto a Mosca per diventare Direttore d’orchestra, non e’ mai riuscito ad adattarsi a vivere in Russia (si stupiva sempre della burocrazia necessaria per fare ogni cosa – legalmente, si intende – e immancabilmente si metteva a interrogare i pubblici funzionari “Ma perche’ ci vuole una settimana per questo certificato? In Giappone lo danno subito”. Poveretto), ma ha resistito per diversi anni, finche’ ha scoperto che in Russia si diventa bravi Direttori ma si resta poveri e a lui questo non sembrava giusto (del resto il suo idolo e’ Muti) e cosi’ se ne e’ tornato a casa.
Insomma, in Russia c’e’ tutta una civilta’ della musica, i bambini la apprendono gia’ a scuola o addirittura all’asilo, molti possiedono strumenti musicali (pianoforte incluso, anche se cosi’ facendo rinunciano a preziosissimo spazio negli angusti appartamenti russi). E cosi’ anche noi ci siamo adeguati: Natascia possiede gia’, e sa suonare, una chitarra e una fisarmonica, una delle due bambine frequenta la scuola di danza, l’altra un coro, e l’anno prossimo vuole andare a lezione di violino; resto solo io, ma noi italiani ci dobbiamo proprio sempre far riconoscere?
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