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di ilrusso (06/09/2005 - 14:49)

“Romanzo russo” di Alessandro Barbero, Mondadori, 1998

 

 

A me questo libro ha fatto l’effetto di un pugno nello stomaco. I fatti narrati nel libro si svolgono tra il 1987 e il 1990, ovvero in uno dei periodi piu’critici, quello del passaggio dall’Unione Sovietica all’autonomia dei singoli Stati che la componevano. La trama ruota principalmente attorno a due personaggi, una ragazza che caparbiamente porta avanti la sua tesi di laurea su un argomento tabu’ fino a qualche anno prima, un giudice che indaga, tra mille pericoli e tranelli, su un caso che nessuno vorrebbe affrontare. Le storie dei due si intrecciano tra Baku (capitale dell’Azerbaigian) e Mosca in un groviglio di interessi e macchinazioni di forze che li sovrastano,  e i due rischiano piu’ volte di restarne inesorabilmente stritolati.

La sagacia e la fortuna permette loro di scoperchiare un immondo pentolone in cui sguazza di tutto: le repressioni e gli stermini staliniani, l’oppressione del regime sovietico, l’incapacita’ dello stesso di combattere e impedire l’insorgere di mafie ai vari livelli, locale e nazionale,  il covare, come il fuoco sotto la cenere,  dei nazionalismi e delle istanze indipendentiste, spesso con base religiosa, la piattezza e il grigiore, e l’invadenza, della burocrazia comunista, la miseria e la difficolta’ della vita quotidiana dei poveri cittadini sovietici, l’antisemitismo sempre sul punto di pericolosi riaffioramenti.

I protagonisti negativi del romanzo, uomini dell’apparato, membri del partito, poliziotti, funzionari del KGB, criminali assurti a personaggi della nuova economia russa, conducono cinicamente e spietamente le loro vite guidati unicamente dal disegno della difesa del proprio egoistico interesse, piegando ad esso anche le ideologie e le tardive conversioni a nuovi dei.

 

La Russia, volenti e nolenti, fino all’altro ieri era questa, e Dio sa queste contaminazioni, piu’ perniciose della peggior nube radioattiva, fino a quando continueranno a esercitare la loro nefasta influenza.

Per il resto il romanzo vale la pena di essere letto, l’autore non e’ uno qualsiasi, ma uno che ha vinto il Premio Strega (nel 1996), e’ un conoscitore della letteratura russa, e’ uno storico, e quello che scrive lo basa su attenti studi e sulla lettura meticolosa e scrupolosa di tutto il possibile materiale d’epoca; non c’e’ verso, nulla purtroppo sembra inventato, e seppur qualcosa lo fosse, la totale verosimiglianza sarebbe evidente.

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