Segnalazione
“Romanzo russo” di Alessandro Barbero, Mondadori, 1998
A me questo libro ha fatto l’effetto di un pugno nello stomaco. I fatti narrati nel libro si svolgono tra il 1987 e il 1990, ovvero in uno dei periodi piu’critici, quello del passaggio dall’Unione Sovietica all’autonomia dei singoli Stati che la componevano. La trama ruota principalmente attorno a due personaggi, una ragazza che caparbiamente porta avanti la sua tesi di laurea su un argomento tabu’ fino a qualche anno prima, un giudice che indaga, tra mille pericoli e tranelli, su un caso che nessuno vorrebbe affrontare. Le storie dei due si intrecciano tra Baku (capitale dell’Azerbaigian) e Mosca in un groviglio di interessi e macchinazioni di forze che li sovrastano, e i due rischiano piu’ volte di restarne inesorabilmente stritolati.
La sagacia e la fortuna permette loro di scoperchiare un immondo pentolone in cui sguazza di tutto: le repressioni e gli stermini staliniani, l’oppressione del regime sovietico, l’incapacita’ dello stesso di combattere e impedire l’insorgere di mafie ai vari livelli, locale e nazionale, il covare, come il fuoco sotto la cenere, dei nazionalismi e delle istanze indipendentiste, spesso con base religiosa, la piattezza e il grigiore, e l’invadenza, della burocrazia comunista, la miseria e la difficolta’ della vita quotidiana dei poveri cittadini sovietici, l’antisemitismo sempre sul punto di pericolosi riaffioramenti.
I protagonisti negativi del romanzo, uomini dell’apparato, membri del partito, poliziotti, funzionari del KGB, criminali assurti a personaggi della nuova economia russa, conducono cinicamente e spietamente le loro vite guidati unicamente dal disegno della difesa del proprio egoistico interesse, piegando ad esso anche le ideologie e le tardive conversioni a nuovi dei.
La Russia, volenti e nolenti, fino all’altro ieri era questa, e Dio sa queste contaminazioni, piu’ perniciose della peggior nube radioattiva, fino a quando continueranno a esercitare la loro nefasta influenza.
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