Un americano al Cremlino
Oggi per entrare al Cremlino di Mosca occorre praticamente avere la guida, costa 50 euro per un gruppo (non importa quanto questo sia numeroso, tre o venti persone, il prezzo e’ sempre 50 euro). A molti questo non piace, ma insomma avere una guida fa sempre comodo – e poi gli italiani ne trovano sempre una che parla la loro lingua.
Natascia ce n’ha trovata una speciale, abbiamo pagato di meno, ci ha fatto fare un giro diverso dagli altri. A vederla non sembra tanto una “vera” guida (e’ un donnone tutto arruffato e vestito male), sara’ una raccomandata, chissa’, ma a noi va bene lo stesso. Accompagnamo degli italiani che, si capisce subito, sono dei comunisti (non sono pochi quelli che vengono qui con molta nostalgia – loro se lo possono permettere, tanto il comunismo vero non l’hanno mica vissuto). Hanno voluto vedere anche le tombe dei grandi personaggi del regime sovietico, tutti sepolti ai piedi delle mura del Cremlino, semplici lapidi riportano i loro dati essenziali. Ammetto che e’ stato abbastanza emozionante leggere i nomi di personaggi come Breznev, Andropov, Cernenko… ma anche Gagarin (il primo uomo nello spazio, in Russia veramente grande eroe popolare), stranamente non c’e’ Kruscev, ho chiesto in giro, nessuno ha saputo dirmi perche’, ho scoperto poi che e’ sepolto in un altro posto molto importante, nel monastero di Novodevicj - assieme a Cechov, a Gogol e ad altri, ma comunque resta il fatto che non e’ stato inserito insieme ai Grandi del Comunismo. Kruscev e’ stato il successore di Stalin a capo dell’Impero sovietico, ed ha avuto il coraggio di criticare e denunciare i misfatti dell’epoca staliniana, contribuendo a buttar giu’ dal piedestallo quello che, certamente grazie anche alla propaganda del regime, era stato un mito popolare e oggetto di un vero e proprio culto – avra’ pagato forse per questo?.
A sorpresa, leggendo i nomi sulle lapidi, ci siamo accorti che tra tanti grandi russi ce n’era uno americano, John Reed, e nessuno al momento ne sapeva spiegare il motivo. Ma ben presto mi sovvenne che da giovane vidi un film “Reds” (peraltro molto famoso, e di successo, diretto da Warren Beatty e con la fotografia di Vittorio Storaro che per questo film vinse l’Oscar) che raccontava proprio la storia di questo americano.
John Reed era un giornalista/scrittore di buona famiglia e affermato (era uno dei piu’ pagati giornalisti americani) che aveva un animo ribelle e avventuroso. Il suo cuore batteva ardentemente a sinistra e cosi’ dove soffiava anche il minimo vento rivoluzionario lui correva e si lasciava trascinare. Fu con Pancho Villa in Messico, nel 1910, e poi in Russia per la Rivoluzione comunista, divenne amico di Lenin e, addirittura, entro’ a far parte del Comitato Esecutivo del Comintern. Si dira’ che era un rivoluzionario romantico, come tanti figli di papa’ (di lui Henry Miller – che interpreta se stesso nel film dice “Io penso che uno che e’ perennemente interessato ai problemi del mondo e a come cambiarlo, o non ha nessun problema personale o si rifiuta di ammetterli e di fronteggiarli); forse e’ cosi’, ma pago’ a caro prezzo queste sue idee: piu’ volte imprigionato (la prima negli Stati Uniti, perche’ stava organizzando uno sciopero), si prese il tifo dopo un viaggio a Baku’ e mori’ a soli 33 anni a Mosca).
Ovviamente non era un giornalista imparziale, ma “militante” come si direbbe oggi, ammirava moltissimo Lenin e ne diede delle interessanti descrizioni nel suo libro “I dieci giorni che sconvolsero il mondo” (“Indossava abiti miseri e frusti, i pantaloni che gli arrivavano in fondo ai piedi. Inespressivo, era un idolo per le masse, amato e riverito come forse pochi leader erano stati al mondo. Uno strano leader popolare, un leader solo per le sue virtu’ intellettuali, senza enfasi, senza humour, senza compromessi…ma con la grande capacita’ di spiegare profonde idee con termini semplici e di analizzare le situazioni concrete”).
E cosi’ non abbiamo potuto, una volta usciti, non andare a visitare il Mausoleo di Lenin, peraltro appena fuori, addossato alle mura esterne del Cremlino, in mezzo alla Piazza Rossa. La costruzione e’ imponente, tutta di marmo rosso e nero, ed e’ tutta per lui: si scende qualche gradino, si cammina lentamente per il percorso prestabilito e lo si osserva, la sua teca troneggia in mezzo alla sala, nell’oscurita’ i faretti illuminano un corpo ancora perfettamente conservato, “E’ proprio lui!” esclamano emozionati i nostri italiani.
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