Le nuove malattie dei russi
Su un giornale che parla di salute (ci sono anche in Russia, hanno successo, visto anche che i russi amano da sempre curarsi da soli e seguendo spesso medicine non tradizionali) si affronta, con serieta’ e impegno, il problema delle nuove malattie che stanno colpendo i russi in seguito alla rivoluzione in campo economico. Prima, con il comunismo, la vita era in fondo molto tranquilla (troppo, direbbero molti), tutto era garantito anche se con qualita’ bassa e grandi tempi di attesa. La malattia tipica (ma non tutti la chiamavano cosi’…) era l’alcolismo (come biasimarli, chissa’ che noia!). Oggi invece tutto va guadagnato. La vita e’ diventata lotta e, anche, giungla, ma i problemi non sono solo per chi deve arrovellarsi per non dover rischiare di finire alle fermate della metropolitana a chiedere l’elemosina, emergono anche le difficolta’ per chi e’ ricco e troppo agiato.
Ma ecco, in particolare, cosa si dice (anzi scrive) sulla rivista.
Sono tre le malattie che si stanno diffondendo e devono destare preoccupazione:
- La sindrome della ricchezza inaspettata.
Finalmente i soldi arrivano, e copiosamente, sui conti correnti (si fa per dire, perche’ qui si viaggia ancora in contanti, la gente sembra fidarsi solo di quelli), gli affari vanno bene. Ma con gli affari arrivano anche gli affanni: il gruzzoletto messo da parte fa gola a tanti, c’e’ da difendersi con i denti da mafiosi vari che chiedono il pizzo, burocrati corrotti sempre piu’ esosi, ladri (anche qui si comincia a sentire di porte forzate e appartamenti svaligiati). Senza parlare degli sforzi per mantenere quello che si e’ conquistato dalle manovre della concorrenza, sempre piu’ agguerrita, dello Stato, che, a fatica ma si sta organizzando, e altri. Risultato: paure (perdere tutto, essere ucciso, essere rapito o picchiato), ansie, stress, pressione alta.
- La vita rimandata.
Un successo tira l’altro, si dice. Si dichiarava: “Voglio arrivare la’, raggiungere quell’obiettivo e poi godermelo”. Ma poi, raggiunto l’obiettivo (la casa, l’automobile nuova, l’apertura di nuove filiali, l’introduzione in un nuovo mercato, etc.) non ci si accontenta, si pensa “Perche’ fermarmi qui? Visto che sono sulla strada buona perche’ non aggiungere un piccolo sforzo e conquistare una meta ancor piu’ grande?” E cosi’ si lavora e si lavora in continuazione, ma non si gode niente: la ferie vengono rimandate in continuazione, i week end si passano in ufficio o, altrimenti, alla dacia ma con i pensieri fissi al lavoro, non si fanno figli, non si seguono gli attuali che stanno crescendo (e che, ci eravamo detti, sara’ bellissimo seguire e aiutare nella loro crescita).
- La perdita della sensibilita’
Si ha tutto, quello che una volta si acquistava con sforzo e tanta attesa ora si ha subito e senza faticare. Si sono soddisfatti i sensi, con vere e proprie scorpacciate, che di piu’ non si puo’. Non c’e’ piu’ quasi nulla che non possa essere agevolmente acquistato (e infatti lo si fa), si nuota nell’abbondanza. Ma non si e’ per niente piu’ felici di prima, anzi. Si e’ invece perennemente annoiati, la soglia della sensibilita’ si alza paurosamente, si e’ tentati di spingersi sempre piu’ verso il limite. E intanto non si riescono piu’ a godere le cose belle e semplici della vita: la natura, gli amici, camminare, guardarsi attorno, gustarsi pane e salame.
Di rimedi a queste malattie, a quanto pare, non ce ne sono tanti, a giudicare, almeno, da quelli proposti dalla rivista: fare come insegna un certo tal miliardario americano, e cioe’ cercare di fare una vita normale: lavare i piatti, portar fuori il cane per la passeggiata, etc. e aiutare, ogni tanto, chi e’ piu’ povero. Va bene, bello, ma perche’ mai allora uno dovrebbe diventare miliardario?
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