Svadba (nozze)
Se passate per la Piazza Rossa di sabato resterete stupiti per l’incredibile numero di limousine bianche o altre automobili di gran lusso (Mercedes, BMW, etc.) parcheggiate ai bordi della Piazza. Penserete, scommetto, alla visita ufficiale di qualche Sultano arabo o, magari, dell’uomo piu’ ricco del mondo, il Sovrano del Brunei (che, effettivamente a Mosca c’e’ venuto poco tempo fa). Invece, no, sono le automobili che si noleggiano per il gran giorno delle nozze, e, infatti, se guardate bene, vedrete la Piazza affollatissima di piccoli cortei ognuno al seguito di una coppia tutta vestita da festa, in genere lui tutto nero e lei tutta bianca (ma ci sono anche le varianti: tutti e due bianchi, o lui grigio e lei crema, etc.), e in cui gli invitati passano il tempo fotografando o facendo i paragoni e i commenti sulle altre coppie di sposi.
Le nozze hanno il loro rito che, sembra, ancora i russi sembrano voler rispettare. Molte cose sono come da noi (le strombazzate con i clacson, le fotografie tra i fiori, il grido “bacio bacio”, etc.), ma ci sono alcune interessanti particolarita’ tipiche russe.
Prima di andare in Municipio per l’atto ufficiale i due futuri sposi si devono sottoporre al lungo rito della presentazione dello sposo alla sposa che avviene tramite un lungo (scusate la ripetizione, ma e’ per ribadire che e’ una cosa che fa venire una barba lunga cosi’) itinerario (nel senso che e’ un vero percorso a tappe, di strada non se ne fa tanta, visto che si fa nel luogo dove abita la donna, al limite c’e’ da salire a piedi un bel po’ di piani) di indovinelli, giochetti, prove di abilita’ (tipo individuare tra diverse qual e’ l’impronta delle labbra della futura moglie, o indovinare o ricordare i suoi gusti alimentari) che hanno termine davanti alla porta di lei, dove lui, ormai prostrato, grida il suo amore (e di aprirle la porta). Lei, in genere, fa un po’ la difficile, non si concede subito, ma alla fine apre. Tutto questo e’ guidato da colei (piu’ raramente colui) che e’ stato nominato Capo del Cerimoniale. E’, questa, una figura della cui inutilita’ sembra che nessuno ormai dubiti, che spesso risulta antipatica (e lo diventa sempre di piu’ man mano che il tempo passa), ma che nessuno osa abolire. E’ lei (o lui) che organizza tutti i festeggiamenti, che gira con in mano sempre una cartella aperta quasi fosse Mike Bongiorno, e che, nel bel mezzo del pranzo (o cena) nuziale, quando tutti o quasi faticano a reggersi in piedi, ordina ai due sposi - e loro, a testa bassa, obbediscono - di recarsi nel centro della sala a rispondere all’ennesime domande interessantissime “Chi portera’ fuori il cane?” “Chi lavera’ i piatti?” eccetera eccetera. Nessuno li caga, ovviamente, ognuno e’ perso ormai a brindare col vicino o a cantare canzoni popolari tra una portata, una bevuta e l’altra oppure sta solo e malinconico, la testa pesante e l’alito ancora peggio.
Invece la cerimonia all’ufficio specializzato municipale (sono pochissimi quelli che si sposano in chiesa, anche se aumentano) e’ simpatica. Le sale sono ben attrezzate e arredate, e il traffico (c’e’ da fare la coda anche qui, ci sono talmente tante coppie in attesa che se non state attenti vi ritrovate a seguire la celebrazione di qualcun’altro) e’ ben diretto. Esiste sempre una vera e propria orchestrina (un quartetto anzi in genere: violino, contrabbasso, arpa e flauto) che suona dal vivo le musiche tipiche nuziali (o quant’altro vi venga in mente di farvi suonare, i Beatles magari).
Alla fine, ovviamente, si mangia. Non sono certo i cenoni che conosciamo noi in Italia (finora ho assistito solo a nozze di gente normale, non di ricconi), ma, insomma, si fanno rispettare. Mancano, ebbene si’, le bomboniere (e nessuno ne sente la mancanza). Non ci sono neanche le liste di nozze (ognuno fa il regalino che vuole) e neppure i viaggi di nozze (in teoria si, ma chi ha i soldi e il tempo per farlo?).
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